Il sostituto procuratore generale Maria Sammartino ricorre in Cassazione contro l’ordinanza emessa il 23 luglio scorso dalla Corte di appello di Catanzaro che ha dichiarato inammissibile l’appello della Dda sulla sentenza emessa a maggio dello scorso anno dal gup distrettuale Sara Merlini (LEGGI) contro nove assoluzioni, chiedendo nel ricorso inoltre aggravi di pena per altri 8 imputati, giudicati con rito abbreviato nell’ambito del processo Glicine, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, che ha portato al maxi blitz scattato il 27 giugno del 2023 con l’esecuzione di 43 misure cautelari. Un’ordinanza emessa dai giudici di secondo grado sulla base delle eccezioni difensive ritenendo che l’atto sia stato depositato in modalità errate, con il cartaceo e non per via telemativa come richiesto dalla nuova normativa. Ma la Procura generale non ci sta e in sette pagine di ricorso ha motivato ai giudici di piazza Cavour l’erronea valutazione nell’applicare le leggi, prima fra tutte la Cartabia, spiegando che in base alla normativa transitoria prevista per l’entrata del processo penale telematico i tempi e le modalità di deposito sono perfettamente in linea con le disposizioni di legge. La Procura generale ha chiesto in prima battuta ai giudici di piazza Cavour l’annullamento dell’ordinanza e in subordine di rimettere alla Corte Costituzione le questioni di legittimità conseguenziali.
Non sono ancora quindi definitive le assoluzioni dell’ex sindaco di Rocca di Neto ed ex consigliere regionale Alfonso Dattolo, dell’ex direttore amministrativo dell’Asp di Crotone Francesco Masciari, gli imprenditori Saverio Danese, Salvatore Mazzotta, Sandro Oliverio Megna, Antonio Pagliuso, Giuseppe Villirillo, Pietro Talarico e il manager della Comieco Alessandro Vescio.
La Dda aveva inoltre invocato un aggravio di pena per otto imputati: Cesare Carvelli (condannato in primo grado a 6 anni e 8 mesi); Pietro Curcio condannato a 6 anni e 8 mesi); Roberto Lumare 8 anni; per Salvatore Lumare 6 anni e 8 mesi; Mario Megna, 16 anni; Santa Pace 6 anni e 8 mesi, Giacomo Pacenza 12 anni per Maurizio del Poggetto, (condannato in primo grado a 12 anni di reclusione) per il riconoscimento del ruolo di organizzatore e non di solo partecipe della cosca Megna di Papanice. Per loro si andrà avanti non tenendo conto però del ricorso della Dda. Nessun appello della Procura per Rosa Megna che in primo grado ha incassato una pena a 8 anni di reclusione. E anche per loro l’appello sulle richieste di pena più pesanti viene sospesa in attesa che si pronunci la Suprema Corte.
Le accuse
Gli imputati devono difendersi a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravata dalle finalità mafiose, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, turbata libertà degli incanti, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.
Il comitato affaristico
L’inchiesta ruota intorno ad un comitato affaristico, legato in alcuni casi alle cosche di ‘ndrangheta, in grado di mettere a punto strategie orientate a garantire posti decisivi a persone gradite, individuando anche le ditte amiche verso cui dirigere i favori. Nel corso del maxi blitz furono svelati i sofisticati interessi criminali della cosca Megna di Crotone, in grado di reclutare hacker tedeschi per muovere cifre a sei zeri attraverso il trading clandestino on line.












