Roccelletta di Borgia vista da Milano sembra quasi un’altra Roccelletta. Una località che rinasce, una spiaggia restituita ai giovani imprenditori, l’ombra millenaria di Scolacium a impreziosire il racconto e un’amministrazione comunale impegnata a programmare il futuro. È la cartolina pubblicata dal Corriere della Sera il 10 agosto, firmata da Luca Bergamin.
Una cartolina suggestiva. Persino troppo. Perché basta uscire dalle righe del reportage e rimettere insieme la cronaca degli ultimi anni per scoprire un paese assai meno patinato: emergenze idriche, proteste dei residenti, problemi dell’arenile, segnalazioni sul degrado e questioni amministrative che nel lungo racconto del quotidiano più importante d’Italia praticamente scompaiono. Non è tanto ciò che il Corriere racconta, dunque, a colpire. È soprattutto ciò che non racconta.
E c’è una circostanza che rende il contrasto ancora più clamoroso: appena sei giorni prima, il 4 agosto, Calabria7 era fisicamente a Roccelletta. Abbiamo percorso le strade, raggiunto i canali, fotografato le buche, documentato il degrado, registrato video e raccolto decine di segnalazioni di residenti. Due giornali, due Roccelletta. Una delle due, però, è documentata dalle immagini.
Per il Corriere “l’abbiamo riqualificata”. Le nostre telecamere raccontano altro
Il passaggio centrale del reportage arriva quando prende la parola la sindaca di Borgia, Elisabeth Sacco. “Se prima non c’erano servizi, adesso l’abbiamo riqualificata”, afferma la prima cittadina. È una frase importante, perché “abbiamo riqualificato” non è un progetto: è un risultato rivendicato.
Ed è proprio qui che comincia il problema. Le immagini raccolte da Calabria7 pochi giorni prima mostrano strade dissestate e rattoppate, canali invasi dalla vegetazione e dai detriti, aree degradate e una grande lastra di cemento che affiora dalla sabbia. Non immagini di repertorio o fotografie recuperate da Facebook dieci anni fa, ma immagini dell’agosto 2026.
Nel nostro viaggio abbiamo documentato canali destinati al deflusso delle acque che presentavano vegetazione, detriti e acqua stagnante o comunque presente nel pieno dell’estate. Residenti ci ha segnalato una “puzza insopportabile”. Calabria7, correttamente, non ha stabilito quale fosse la natura di quell’acqua: abbiamo chiesto che fossero gli enti competenti a verificarla. Questo significa documentare. Poi c’è il racconto. E nel racconto del Corriere tutto questo scompare.
Il contrasto diventa quasi surreale quando si arriva alla pineta. Nel reportage nazionale il lettore viene accompagnato lungo una spiaggia dove fioriscono i gigli di mare, circondata dalla macchia mediterranea, mentre alle spalle – scrive il Corriere – si sentono “i profumi della pineta”. Pochi giorni prima i cittadini raccontavano a Calabria7 un’altra esperienza olfattiva: “Puzza di fogna, perdite d’acqua continue e la pineta è diventata una discarica”, scrivevano residenti e turisti. Un’altra testimonianza parlava esplicitamente dello “schifo nella pineta”. E le segnalazioni non arrivavano da un avversario politico della Sacco, ma da residenti, turisti e persone che frequentano Roccelletta da decenni.
Il Corriere sente il profumo della pineta, i cittadini sentono la puzza. A questo punto Xabaras non sa più se serva un fact-checker o un otorinolaringoiatra.
Il mare cristallino, il cemento sotto la sabbia e l’acqua che non arriva nelle case
Il cuore del racconto del Corriere è il ritorno dei giovani imprenditori sul mare. Ed è una bella storia. Chi investe i propri soldi in Calabria, crea un’attività e dà lavoro merita attenzione. Gli imprenditori citati dal Corriere non hanno alcuna responsabilità per le condizioni complessive del territorio e rappresentano, semmai, una risorsa.
Ma basta spostare l’obiettivo di qualche metro e la fotografia cambia. Calabria7 ha documentato sull’arenile una grande lastra di cemento affiorante dalla sabbia. Nei giorni precedenti erano arrivate segnalazioni di plastica, detriti e materiale accumulato, discariche a cielo aperto. Quando avevamo sollevato il problema delle condizioni di un tratto della spiaggia, il Comune aveva risposto richiamando la delicatezza dell’ecosistema, le dune, l’Oasi di Scolacium e la Caretta caretta. Dagli approfondimenti effettuati con gli uffici regionali era emerso che i vincoli ambientali impediscono interventi invasivi e l’utilizzo indiscriminato di mezzi meccanici, ma non trasformano certo un’area protetta in una zona nella quale sia vietato raccogliere manualmente plastica e rifiuti o effettuare una manutenzione compatibile con l’habitat. Le dune vanno protette. Il cemento sotto la sabbia un po’ meno.
C’è poi un’altra frase della sindaca riportata dal Corriere che merita di essere letta accanto alle testimonianze raccolte da Calabria7: “Teniamo molto anche a fare stare bene la popolazione che sceglie di venire a vivere qui tutto l’anno”. Benissimo. Sentiamo allora chi ci vive. Una residente ci ha detto che “Roccelletta è abbandonata a se stessa e dovrebbe essere un fiore all’occhiello”; un’altra ha denunciato che “la strada per le spiagge è tutta dissestata e piena di buche”. Un cittadino che racconta di frequentare Roccelletta da 53 anni arriva a una conclusione ancora più amara: la situazione, a suo giudizio, sta peggiorando anno dopo anno. Dopo le prime pubblicazioni di Calabria7 non sono arrivate due o tre proteste isolate, ma commenti, mail, telefonate, fotografie e una marea di segnalazioni. Abbastanza da costringerci ad allargare l’inchiesta dalla spiaggia all’intera frazione.
Anche l’acqua ha due versioni. Quella del Corriere è “cristallina”, ed è naturalmente quella del mare. Quella raccontata dalla cronaca recente era invece l’acqua che non arrivava nelle case. Nel giugno 2025 Roccelletta ha attraversato una grave emergenza idrica. I pozzi di Corace non garantivano l’approvvigionamento necessario e una perdita sulla condotta nel territorio di Catanzaro sottraeva, secondo quanto comunicato dalla stessa amministrazione, circa 3-4 litri al secondo al sistema che alimentava la zona. La situazione divenne così seria da spingere la sindaca a intervenire con Sorical e Comune di Catanzaro. Nel luglio dello stesso anno, in località Susanna, rimase inoltre in vigore un’ordinanza di non potabilità dell’acqua perché ferro e torbidità risultavano ancora oltre i parametri previsti. Tutto documentato. Nel reportage del 10 agosto, invece, l’acqua torna finalmente protagonista: quella cristallina del mare.
Cinque anni di Piano spiaggia e il futuro che non arriva mai
Poi c’è il passaggio che, da solo, incrina la narrazione della grande rinascita. A pronunciarlo non è Calabria7, non è l’opposizione: è la stessa Elisabeth Sacco. Parlando del Piano spiaggia, la sindaca spiega al Corriere che “compie cinque anni” e aggiunge che la sua realizzazione “non è ancora stata interamente completata”.
Cinque anni, e siamo ancora al “non interamente completato”. Subito dopo, però, il racconto torna al futuro: nuove strutture ricettive, nuovi servizi, nuovi progetti. È un meccanismo politico antico: quando il presente pone qualche problema, il futuro è sempre un posto meraviglioso. Peccato che Elisabeth Sacco governi Borgia dal 2017. Dopo quasi dieci anni di amministrazione, forse sarebbe stato interessante chiedere non soltanto cosa verrà fatto, ma cosa non sia stato ancora fatto e perché.
Il Corriere definisce Borgia un “Comune che scommette sul futuro”. Calabria7 ha chiesto indirettamente ai cittadini di mostrarci il presente. Sono arrivate fotografie di buche e asfalto rattoppato, segnalazioni di perdite d’acqua, denunce sulla pineta, lamentele sui servizi, segnalazioni di cattivi odori e problemi fognari, immagini di degrado. L’opposizione comunale ha aggiunto altre contestazioni: pedane mancanti, pontile non installato, carenza di servizi e assenza di una visione urbanistica complessiva. Sono accuse politiche e come tali vanno considerate. Ma le fotografie non sono maggioranza né opposizione. Una buca non vota, una lastra di cemento non ha tessera di partito e un canale invaso dalla vegetazione non sa neppure chi sia il segretario provinciale del Pd. Sono lì. Basta fotografarli. Eppure non si comprende se i cittadini di Roccelletta vivano nel Far West o nella giungla. Borgia conta poco più di 7mila anime, beh il lato, chiamiamolo marinaro, vive allo stato brado e non per le belle case, per tutto il contesto che trovano quando escono dal loro cancello.
Quello che il Corriere non ha visto
Nessuno pretendeva dal Corriere della Sera un’inchiesta giudiziaria sull’amministrazione di Borgia. “Bello d’Italia” è una rubrica dedicata ai territori e alle loro bellezze ed è perfettamente comprensibile che racconti Scolacium, il mare, l’archeologia, i giovani che investono e le potenzialità di Roccelletta. Ci sta. Ma quando nel racconto entra la politica e si attribuisce ampio spazio al bilancio che un sindaco fa della propria amministrazione, qualcosa cambia.
Se scrivi che una località è stata “riqualificata”, puoi verificare come è stata riqualificata. Se racconti che si vuole fare stare bene chi vive lì tutto l’anno, puoi chiedere a qualcuno che lì vive tutto l’anno come sta. Se celebri il Piano spiaggia, puoi domandare perché dopo cinque anni non sia ancora completamente realizzato. Se senti i “profumi della pineta”, magari puoi fare altri cinquanta metri.
Calabria7 li ha fatti. E ha trovato un’altra Roccelletta.
Qualcuno potrebbe liquidare il reportage del Corriere con una parola molto utilizzata nel nostro mestiere: “marchettone”. Noi non abbiamo elementi per farlo. Non sappiamo chi abbia organizzato la visita di Bergamin, chi abbia indicato gli interlocutori, chi abbia suggerito il percorso o come sia nato il servizio. Non attribuiamo quindi accordi o finalità promozionali che non possiamo provare. Ma invitiamo lo stimato collega a raccontare l’altra metà della storia, fatta di cittadini esasperati per le continue interlocuzioni con un’amministrazione che continua a prendere tempo per rinviare i problemi, residenti che hanno sborsato i soldi di tasca propria per rendere le favelas di Roccelletta più accettabili, che dichiarano di pagare tasse comunali da Miami Beach senza alcun servizio, di essere stati costretti nell’arco dell’anno a mandare pec per il ritiro dei rifiuti, di dover convivere con ecomostri che andrebbero abbattuti da anni invasi da rovi, erbacce e topi.
Facciamo qualcosa di molto più semplice: mettiamo il reportage del Corriere accanto ai video e alle fotografie di Calabria7. Da una parte la Roccelletta “riqualificata”, dall’altra le strade dissestate. Da una parte i “profumi della pineta”, dall’altra i cittadini che denunciano degrado e cattivi odori. Da una parte il Comune che “scommette sul futuro”, dall’altra un Piano spiaggia che, dopo cinque anni, la stessa sindaca ammette non essere stato ancora interamente completato. Da una parte il mare cristallino, dall’altra le emergenze idriche vissute dai residenti.
Non serve aggiungere molto.
La cartolina e la telecamera
Il 10 agosto il più importante quotidiano italiano ha mostrato al Paese una Roccelletta bellissima, dinamica, riqualificata e proiettata nel futuro. Sei giorni prima Calabria7 aveva acceso una videocamera. Ed è questa forse la differenza più importante, perché le amministrazioni possono raccontarsi, i giornalisti possono scegliere cosa raccontare e i comunicati possono selezionare ciò che conviene mostrare. Una telecamera, invece, registra quello che ha davanti.
Le nostre immagini sono ancora lì, così come i video, le testimonianze, le buche, i canali, il cemento affiorante, le segnalazioni sulla pineta e le proteste dei residenti. Tutto questo non cancella la bellezza di Roccelletta. Dimostra esattamente il contrario: quanto sia enorme la distanza tra ciò che questo territorio potrebbe essere e ciò che ancora oggi riesce a essere. Ed è forse questo il vero fallimento politico.
Roccelletta non ha bisogno che qualcuno ne inventi la bellezza. La bellezza ce l’ha già. Ha bisogno che qualcuno amministri tutto quello che c’è intorno. L’Amministrazione sborsa fior di soldi per i concerti è vero nella spendida Scolacium, ma gli spettacoli non riscaldano dal freddo quanto il metano che a Roccelletta non arriva, dove i residenti sono costretti nel loro quartiere e non in spiaggia a respirare la polvere di strade inesistenti, senza alcuna segnaletica, senza strisce pedonali, senza spartitraffico. E quando arrivano le piogge? Non ne parliamo.. case inondate d’acqua a causa della sabbia che si trasforma in un mare di fango e che impedisce ad alcuni residenti entrata e uscita nell’indifferenza di maggioranza, opposizione e degli assessori preposti al ramo. Attenzione non parliamo di case costruite in pineta, che pur esistono, ma di abitazioni dove la sabbia non dovrebbe esistere. Cose da far accapponare la pelle anche l’Asp di Catanzaro per le condizioni igienico-sanitarie in cui titolari di case, turisti, villeggianti sono costretti a vivere. Il Corriere ha raccontato la cartolina. Calabria7 ha girato la cartolina dall’altra parte. E dietro, purtroppo, c’era scritto tutto il resto.












