10 Agosto 2026
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Attentato a Ranucci, arrestato e portato in carcere Valter Lavitola: per i pm è il mandante

La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma ed eseguita dai carabinieri. Nell’inchiesta già coinvolte altre quattro persone, ritenute gli esecutori materiali dell’attacco del 16 ottobre 2025 a Pomezia

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L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, 60 anni, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato all’abitazione di Sigfrido Ranucci, il giornalista e conduttore di Report. Secondo l’ipotesi della Procura di Roma, Lavitola sarebbe il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia. La misura cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Roma, è stata eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo. Lavitola, gestore del Cefalù Bistrot di Roma, era legato a Ranucci da un rapporto personale che entrambi avevano descritto come molto stretto.

L’accusa e il ruolo dell’intermediario

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lavitola avrebbe affidato a Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense e suo collaboratore, il compito di individuare le persone in grado di procurarsi l’esplosivo e compiere l’attentato. Tavares, considerato il presunto intermediario tra il mandante e il gruppo operativo, si troverebbe attualmente in Camerun. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire i contatti avvenuti prima e dopo l’esplosione e di chiarire il movente dell’attacco. L’indagine è coordinata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Il fascicolo era stato avviato dal pm Carlo Villani, successivamente nominato procuratore di Velletri, ed è ora seguito dal magistrato della Dda Edoardo De Santis.

Le altre quattro misure cautelari

L’inchiesta aveva già portato, il 30 giugno, all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, indicati dall’accusa come i presunti esecutori materiali dell’attentato. I quattro sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. Vengono inoltre contestate le aggravanti di avere agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Le responsabilità dovranno essere accertate nel corso del procedimento.

Le parole di Lavitola prima dell’arresto

Soltanto poche settimane fa Lavitola, intervenendo pubblicamente sulla vicenda, aveva detto: «Alla fine di questa storia sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido». L’imprenditore aveva sempre respinto le accuse, sostenendo la propria estraneità all’attentato e richiamando il rapporto di amicizia con Ranucci.

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