Non si è trattato di un blitz o di un’intimidazione notturna condotta all’interno degli spazi del Tribunale di Milano ai danni della scorta del magistrato Alessandra Cerreti, pubblico ministero nel maxiprocesso contro le infiltrazioni mafiose denominato “Hydra”. La Procura della Repubblica di Brescia ha infatti avanzato formale richiesta di archiviazione per il fascicolo d’inchiesta aperto a seguito delle quattro scalfitture, provocate da un oggetto esterno, rilevate a metà settembre sul finestrino anteriore lato passeggero di una delle due vetture assegnate alla tutela della magistrata.
La Procura bresciana, competente per materia nelle indagini sui reati che vedono coinvolti o danneggiati i magistrati in servizio nel distretto milanese, ha condotto verifiche approfondite avvalendosi dei sistemi di videosorveglianza. L’analisi delle immagini delle telecamere interne ha permesso di escludere categoricamente che i danneggiamenti siano stati procurati durante la sosta notturna dei veicoli all’interno del cortile del palazzo di giustizia.
Le reazioni istituzionali e la solidarietà
La vicenda aveva suscitato forte clamore mediatico e istituzionale all’indomani delle prime notizie di stampa che ipotizzavano un grave atto intimidatorio ai danni della magistrata impegnata sul fronte dell’antimafia.
Subito dopo la diffusione delle prime indiscrezioni, alla pm Cerreti era giunta la solidarietà dei vertici della politica e della magistratura. Tra le prese di posizione si erano registrate quelle della presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo, del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Fabio Pinelli insieme alle consigliere laiche Eccher e Bertolini, oltre ai comunicati dell’Associazione Nazionale Magistrati e di diverse associazioni antimafia operative sul territorio.














