23 Luglio 2026
23 Luglio 2026
spot_img

Escalation nel Golfo, Trump valuta un attacco massiccio all’Iran. Mercati energetici alle stelle

Gli Stati Uniti intensificano i raid con i bombardieri B-1 e colpiscono gli obiettivi militari di Teheran per la dodicesima notte consecutiva. Gli Houthi prendono di mira le petroliere nel Mar Rosso, mentre il Brent sfiora i 99 dollari al barile e la Giordania intercetta vettori iraniani.

spot_img
spot_img

La crisi geopolitica e militare in Medio Oriente raggiunge un nuovo punto di non ritorno, con la Casa Bianca pronta a spingere l’acceleratore su una risposta bellica di vasta scala. Il presidente degli Stati Uniti ha aperto scenari di forte e immediata intensificazione del conflitto, lasciando intendere che l’opzione militare sul tavolo sia ormai alle battute finali prima del via libera definitivo.

“Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti”, ha detto Donald Trump ad Axios, dicendosi consapevole che la sua decisione avrà conseguenze e sottolineando di non aver ancora deciso in via definitiva.

Sul fronte strategico e dottrinale, la replica di Washington alle posizioni di Teheran rimarca una linea d’azione priva di mediazioni. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha spiegato che la politica del presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran è “testa per occhio”, dopo che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito la dottrina di difesa di Teheran è quella di “occhio per occhio”.

Lo stesso capo della diplomazia statunitense si è poi espresso sul ruolo dei ribelli yemeniti nelle dinamiche di scontro dell’area. I ribelli Houthi dello Yemen sono stati “raggirati” dall’Iran e indotti ad attaccare le navi mercantili nel Mar Rosso. “Gli Houthi sono stati per lo più intelligenti e si sono tenuti fuori da tutto questo durante il conflitto, ma ora a quanto pare si sono lasciati ingannare, prendendo di mira l’Arabia Saudita e le sue navi”, ha aggiunto Rubio. “Spero che riducano la tensione, perché credo che gli Houthi, francamente, siano stati raggirati dagli iraniani”. In merito al conflitto nel Medio Oriente, Rubio ha anche detto che “l’Iran implora un accordo”, ma “sembra non sia pronto a negoziare, ogni volta che propongono un accordo, lo rompono o lo modificano”. “Il prezzo da pagare per l’Iran sta aumentando, aumenterà ogni notte finché non rinsaviranno”.

Operazioni aeree, bombardieri B-1 e raid su vasta scala

Sul campo di battaglia, il dispositivo militare americano ha avviato un’ulteriore fase di condizionamento tattico sul territorio iraniano e sui quadranti periferici. Gli Stati Uniti hanno lanciato alle 23.30 ora italiana di mercoledì una nuova ondata di attacchi contro l’Iran prendendo di mira target militari come chiesto dal commander-in-chief, secondo quanto riferito dal Us Central Command.

“Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti (CentCom) hanno completato un’altra serie di attacchi contro l’Iran per la dodicesima notte consecutiva”, ha confermato la struttura di comando su X. “Le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani, tra cui infrastrutture marittime, depositi di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea. Gli attacchi riducono ulteriormente la capacità dell’Iran di attaccare marittimi civili e navi mercantili”. Dal CentCom hanno poi precisato: “Questo mese, le forze americane hanno preso di mira decine di siti militari iraniani sulla terraferma, riprendendo al contempo il blocco navale contro l’Iran. A oggi, il CentCom ha deviato nove navi mercantili e ne ha disabilitata una per impedire alle imbarcazioni di entrare o uscire dai porti iraniani. Oltre 50.000 militari statunitensi sono operativi in tutto il Medio Oriente e rimangono altamente vigili, concentrati, letali e pronti”.

A confermare il salto di qualità nelle operazioni è l’impiego di assetti strategici pesanti. L’esercito statunitense ha utilizzato un bombardiere a lungo raggio B-1 per colpire obiettivi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in Iran, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi. Si tratta della “prima missione condotta dagli Stati Uniti con un B-1 da quando sono ripresi i combattimenti con l’Iran 12 giorni fa. L’utilizzo dei bombardieri B-1, in grado di trasportare una ventina di bombe da 900 kg o decine di missili da crociera – prosegue la ricostruzione di Axios – ha segnalato una significativa escalation ed espansione della campagna militare statunitense. Il B-1 può volare a velocità supersonica a bassa quota, trasportando un carico bellico più pesante di qualsiasi altro tipo di bombardiere. Il B-1 ha lanciato la sua missione da una base aerea nel Regno Unito ed è stato avvistato su siti web di tracciamento aereo”. Si contano inoltre due morti vicino al confine iracheno a seguito dei recenti raid.

Le risposte di Teheran, le contromisure regionali e l’asse saudito

La reazione delle forze armate iraniane e dei loro alleati non si è fatta attendere, estendendosi alle basi statunitensi e alle rotte marittime dello Stretto di Hormuz e del Mar Rosso. Tre basi americane in Kuwait sono state nuovamente prese di mira da attacchi di droni dell’esercito iraniano, come reso noto tramite l’agenzia Tasnim dall’ufficio stampa dell’esercito di Teheran. “In risposta alla continua arroganza e alle aggressioni del nemico malvagio contro il nostro paese, l’Esercito della Repubblica Islamica dell’Iran, nella 23a fase dell’operazione ‘Fulmine’, poche ore fa, ha preso di mira con numerosi droni da attacco i siti di stoccaggio di munizioni e materiali logistici dell’esercito americano ‘uccisore di bambini’ nella base di Al-Doha, i serbatoi di carburante nella base di Ali Al-Salem e il deposito di munizioni nel campo di Arifjan in Kuwait”.

Sul versante delle infrastrutture energetiche, il comando militare di Teheran ha lanciato un avvertimento sui flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz. Il generale di brigata Seyyed Majid Mousavi ha promesso di impedire completamente il transito globale se gli Stati Uniti dovessero colpire le infrastrutture della Repubblica Islamica: “Nemmeno una goccia di petrolio”. Contemporaneamente, la voce dei Pasdaran ha riferito che “tre petroliere sostenute dagli Stati Uniti hanno tentato di attraversare la rotta minata a sud dello Stretto di Hormuz. Dopo che una delle petroliere, dopo una esplosione, ha preso fuoco, le altre due si sono rapidamente voltate e si sono ritirate”.

Parallelamente, gli Houthi yemeniti hanno confermato incursioni contro il traffico marittimo saudita. “Le Forze Armate yemenite hanno condotto un’operazione militare di alto livello contro due petroliere saudite che avevano violato il blocco imposto dalle Forze Armate nel Mar Rosso. Una petroliera si chiamava ‘Encelia’ e l’altra ‘Layla’. L’operazione è stata condotta con l’impiego di missili balistici e da crociera, nonché di droni”, ha dichiarato il portavoce militare del gruppo, aggiungendo che “gli attacchi sono stati precisi e hanno provocato un vasto incendio su entrambe le navi”. Rispetto alle azioni del gruppo yemenito, Donald Trump ha chiarito su Truth: “Gli Stati Uniti riterranno l’Iran ‘responsabile’ dei futuri attacchi degli Houthi”, dei quali si è detto “molto deluso”.

La tensione ha coinvolto anche i Paesi confinanti: la Giordania ha dichiarato di aver intercettato tre missili e sei droni iraniani diretti verso obiettivi regionali, mentre un quarto vettore è caduto in un’area disabitata, senza registrare vittime o danni materiali.

Nel frattempo, la diplomazia statunitense muove le sue pedine sul dossier nucleare e sulle alleanze nell’area del Golfo. L’accordo sul nucleare con l’Arabia Saudita “è strettamente condizionato all’adesione” di Riad “agli accordi di Abramo”, ha affermato Donald Trump sul suo social Truth. “L’accordo sul nucleare civile (che non prevede l’arricchimento di materiale!) in fase di definizione tra il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, riguardante esclusivamente usi non militari, analoghi a quelli già in essere per Iran, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi”, ha spiegato l’inquilino della Casa Bianca, ribadendo che l’intesa verrà approvata “ma è strettamente condizionata all’adesione dell’Arabia Saudita ai prestigiosi e riusciti Accordi di Abramo. Gli Stati Uniti non si oppongono agli impianti nucleari civili (senza arricchimento)”.

Fiammata dei prezzi energetici sui mercati globali

L’incertezza militare e i rischi concreti per la navigazione commerciale hanno generato un forte contraccolpo sui listini internazionali delle materie prime energetiche. Non si arresta la corsa del petrolio con l’escalation del conflitto tra Usa e Iran e le difficoltà di transito a Hormuz: il Wti sale del 4,4% a 90,71 dollari al barile, mentre il Brent si attesta a 98,77 dollari con un aumento del 5%. Sul fronte del gas naturale scambiato sul mercato di Amsterdam, l’indice Ttf ha registrato oscillazioni attorno ai 61,58 euro al megawattora (-1,5%), dopo aver toccato picchi a 63,16 euro (+1%) nelle prime ore di contrattazione.

spot_img
spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img
× Sponsor