Cinque poliziotti in servizio al Commissariato di Anzio-Nettuno sono stati arrestati e trasferiti in carcere nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Le accuse, contestate a vario titolo, delineano un quadro investigativo particolarmente articolato: si va dall’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione al concorso esterno in un’associazione dedita al traffico di stupefacenti. Nel fascicolo figurano inoltre ipotesi di peculato, falso, concorso nella cessione di droga e accesso abusivo ai sistemi informatici delle forze di polizia.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip di Roma ed eseguita dalla stessa Polizia di Stato. Gli accertamenti, condotti dalla Sisco, la Sezione investigativa dello Sco, con il supporto della Squadra mobile capitolina, prendono in esame fatti che sarebbero avvenuti tra il 2024 e il 2025.
Il nodo dei 25 chili e della partita da 50 chili
Una parte centrale dell’indagine riguarda i presunti rapporti tra alcuni degli indagati e persone ritenute vicine a un gruppo criminale dedito al narcotraffico operante tra Anzio e Nettuno, composto da cittadini italiani e albanesi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni appartenenti alle forze dell’ordine avrebbero concordato con esponenti del sodalizio una serie di attività investigative sulla gestione di 25 chili di cocaina, attraverso una cosiddetta “consegna controllata” e un “ritardato sequestro”. Per la Procura, tali iniziative sarebbero state realizzate senza i presupposti previsti dalla legge.
Ancora più pesante è l’ipotesi relativa a un’altra partita di 50 chili di cocaina: secondo l’accusa, gli operatori avrebbero deliberatamente omesso di procedere al sequestro.
Nel mirino degli investigatori è finita anche la gestione di alcune fonti confidenziali. I pubblici ufficiali avrebbero infatti contribuito, secondo l’ipotesi accusatoria, attraverso condotte sia attive sia omissive, ad alcuni episodi di cessione di droga.
I soldi sottratti durante le operazioni
L’inchiesta non riguarda soltanto il traffico di stupefacenti. Tra le contestazioni figurano anche presunti episodi di appropriazione di denaro appartenente a persone arrestate per spaccio.
Si tratta di somme che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbero dovuto essere formalmente sequestrate perché considerate provento dell’attività criminale. Invece, stando all’accusa, non sarebbero state inserite nei verbali di sequestro e sarebbero state trattenute dagli stessi agenti.
La somma complessiva indicata, secondo quanto riferito da Repubblica, sarebbe di circa 20mila euro.
A questo si aggiungono diverse contestazioni relative al falso. Alcuni verbali redatti durante le operazioni sarebbero stati, secondo gli investigatori, sostanzialmente diversi rispetto a quanto effettivamente accertato e successivamente ricostruito nel corso dell’indagine.
La morte del corriere durante l’inseguimento
Tra gli episodi finiti sotto esame c’è anche quello avvenuto il 24 maggio 2025, quando Arberi Mecaj, 38 anni, originario dell’Albania, morì durante un inseguimento nelle campagne tra Anzio e Nettuno.
L’uomo era alla guida di una Fiat 500L e trasportava 25 chili di cocaina, suddivisi in 23 panetti. Durante la fuga perse il controllo del veicolo, che finì contro un palo dell’alta tensione in via Silvio Spaventa. Mecaj morì nell’impatto.
Quell’operazione è ora ricompresa nel procedimento che ha portato alle misure cautelari nei confronti dei cinque poliziotti. Secondo l’impostazione accusatoria, la droga trasportata dal 38enne sarebbe stata collegata alla precedente attività di consegna controllata e ritardato sequestro contestata agli appartenenti alle forze dell’ordine.
Le intercettazioni avviano gli approfondimenti
L’indagine avrebbe preso forma nel 2024, a partire da alcune conversazioni intercettate nell’ambito di un procedimento riguardante persone già note alle forze dell’ordine.
Quegli elementi avrebbero portato gli investigatori ad approfondire anche la condotta di alcuni appartenenti al commissariato di Anzio-Nettuno. Gli accertamenti si sono poi inseriti in un procedimento più ampio relativo al gruppo accusato di gestire il traffico di stupefacenti nella zona, per il quale sono stati avviati procedimenti separati.
L’ipotesi di un sistema parallelo
Il quadro delineato dalla Procura dovrà ora essere sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle diverse fasi del procedimento. Al centro dell’inchiesta c’è l’ipotesi che alcuni appartenenti alla Polizia abbiano utilizzato informazioni riservate, fonti confidenziali e strumenti investigativi non per contrastare il narcotraffico, ma per favorire, secondo l’accusa, alcune delle attività del gruppo criminale.
Si tratta di accuse estremamente gravi, che dovranno essere dimostrate nel corso del procedimento. Per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.












