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13 Maggio 2026
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Garlasco, guerra sull’impronta 33: i Ris contro Garofano. “Analisi insensate, è la mano di Sempio”

Sette esperti del Ris smontano la tesi dell’ex generale Luciano Garofano: “Quella traccia non è sudore, ma materiale organico”

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Il dibattito sul delitto di Chiara Poggi passa da una traccia: la famigerata impronta 33 trovata sul muro della villetta di via Pascoli a Garlasco. Una traccia che oggi gli investigatori della Procura di Pavia attribuiscono ad Andrea Sempio, ribaltando completamente le conclusioni sostenute negli anni passati. A riportarlo è Carmine R. Guarino su Repubblica, ricostruendo lo scontro frontale esploso tra gli esperti del Ris e l’ex generale Luciano Garofano, storico comandante del Reparto investigazioni scientifiche di Parma e consulente della difesa di Sempio.

Garofano: “Non è sangue, ma sudore”

Secondo la relazione firmata nel 2025 da Luciano Garofano insieme al dattiloscopista Luigi Bisogno, l’impronta 33 non sarebbe una traccia ematica né organica legata al delitto. Per l’ex comandante del Ris si tratterebbe invece di una semplice “manifestazione fisiologica di contatto per accumulo di sudore”. Una tesi che punta a demolire il lavoro dei consulenti nominati dalla Procura di Pavia, i quali avevano individuato ben 15 punti di compatibilità tra l’impronta e la mano di Andrea Sempio. Secondo Garofano e Bisogno, quelle individuate dagli investigatori sarebbero state semplici “interferenze murarie” scambiate erroneamente per minuzie dattiloscopiche.

La controffensiva dei sette esperti del Ris

Ma proprio su questo punto arriva la risposta durissima degli attuali vertici del Ris. Sette alti ufficiali del reparto scientifico dell’Arma, coordinati dagli investigatori della Procura pavese, avrebbero infatti smontato integralmente la consulenza firmata da Garofano. Tra loro figura anche il colonnello Matteo Donghi, attuale comandante del Ris di Parma, oltre al dattiloscopista Nicola Caprioli e al colonnello Gianpaolo Iuliano, comandante della sezione impronte del Ris di Roma. Per gli esperti incaricati dai magistrati, l’analisi dell’ex generale sarebbe “palesemente errata”, “priva di fondamento logico” e costruita con una metodologia definita addirittura “insensata” e “anacronistica”. Una bocciatura pesantissima che segna uno scontro senza precedenti tra l’attuale Ris e uno dei suoi ex comandanti più noti.

“Quella è una mano destra appoggiata sul muro”

Gli investigatori insistono su un punto: l’impronta 33 sarebbe una traccia umida di materiale organico lasciata sulla parete vicino al luogo in cui venne ritrovato il corpo di Chiara Poggi. A rafforzare questa tesi c’è anche la testimonianza di Aldo Mattei, ex comandante della sezione impronte del Ris di Parma, che effettuò i sopralluoghi nella villetta nel 2007. Sentito dagli inquirenti nella nuova indagine, Mattei avrebbe spiegato: “Si vedeva che era una mano destra e “faceva senso”, perché era evidente che qualcuno si fosse appoggiato proprio in quel punto”. E ancora: la reazione della traccia alla ninidrina – il reagente chimico utilizzato durante gli accertamenti – sarebbe compatibile con la presenza di sostanze organiche contenenti aminoacidi, tra cui sangue, sangue lavato, sudore o altri liquidi biologici.

Il caso Sempio riapre il giallo dopo quasi vent’anni

L’impronta 33 è oggi considerata uno degli elementi centrali della nuova inchiesta sull’omicidio di Garlasco. Per la Procura di Pavia quella traccia collegherebbe direttamente Andrea Sempio alla scena del crimine, riaprendo uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi vent’anni italiani. Sul fronte opposto, la difesa continua a contestare duramente le nuove consulenze e punta proprio sulle analisi di Garofano per smontare il nuovo impianto accusatorio. Uno scontro tecnico-scientifico che, a quasi due decenni dal delitto, rischia di cambiare ancora una volta la storia giudiziaria del caso Garlasco.

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