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13 Maggio 2026
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Garlasco, la Procura rilancia: “Ventuno elementi contro Sempio”. Nordio: “Com’è stato possibile condannarlo?”

Dall’impronta 33 al soliloquio sulla “pennetta”: la nuova inchiesta di Pavia spacca magistratura, politica e opinione pubblica

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Il caso Garlasco torna al centro dello scontro giudiziario e politico. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli, la Procura di Pavia insiste sulla nuova pista che porta ad Andrea Sempio, oggi unico indagato per omicidio aggravato. Secondo la nuova linea accusatoria, Sempio avrebbe ucciso Chiara dopo il rifiuto di un approccio sessuale. L’indagato, amico del fratello della vittima, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il caso resta però un labirinto giudiziario: Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara, è stato già condannato in via definitiva per lo stesso omicidio e ha quasi terminato di scontare la pena.

I pm: “Ventuno elementi provano la colpevolezza di Sempio”

Sono 21 gli elementi che, secondo la Procura di Pavia, proverebbero la colpevolezza di Andrea Sempio. Tra questi compaiono le presunte bugie sulle tre telefonate a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto, le ricerche sul web relative al Dna e al processo di Alberto Stasi, le versioni ritenute mendaci rese a verbale e il reperimento di soldi per pagare gli investigatori nella prima indagine a suo carico. Nel quadro accusatorio rientrano anche il presunto Dna sotto le unghie di Chiara, la celebre impronta palmare 33, i soliloqui intercettati in auto, nei quali Sempio farebbe riferimento ai video intimi, e l’assenza di un alibi per la mattina del 13 agosto 2007. Per gli inquirenti pesa anche un altro passaggio: dopo il delitto, Sempio sarebbe tornato sulla scena del crimine per due volte.

L’impronta 33 e la ricostruzione in 3D della villetta

Uno dei nodi più delicati resta l’impronta 33, trovata vicino alla scala della cantina dove fu scoperto il corpo di Chiara Poggi. La consulenza tecnica della Procura ha prodotto una ricostruzione 3D della villetta di Garlasco, nella quale il modello di Sempio risulterebbe compatibile con quella traccia. Per i consulenti dei pm, in alcuni Paesi come Stati Uniti, Canada, Svizzera e Gran Bretagna, lo standard numerico delle minuzie necessario per attribuire un’impronta sarebbe più basso rispetto alla giurisprudenza italiana. In quell’ambito, sostengono, l’attribuzione della traccia 33 a Sempio sarebbe stata più semplice.

Il soliloquio sulla “pennetta” e il video di Chiara

Tra gli elementi più discussi c’è anche l’intercettazione del 14 aprile 2025, nella quale Sempio pronuncerebbe una frase riferita a un video custodito “dentro la penna”. Per gli investigatori, l’indagato parlerebbe di un video intimo di Chiara Poggi e Alberto Stasi, passato su una chiavetta. Una circostanza che, secondo l’accusa, Sempio non avrebbe potuto conoscere. Subito dopo quel soliloquio, l’indagato avrebbe fatto salire un’amica in auto dicendo: “Sono abbastanza sicuro che qua ascoltano”. La difesa contesta la lettura dell’audio e sostiene che servano analisi tecniche più approfondite. L’avvocata Angela Taccia ha parlato di assenza di una vera “pistola fumante”, spiegando che gli audio dovranno essere ripuliti, riascoltati e ritrascritti.

Stasi e il dispenser: la Procura mette in discussione la condanna

La nuova indagine non riguarda solo Sempio. I pm di Pavia sostengono anche che Alberto Stasi non avrebbe ucciso Chiara Poggi e hanno trasmesso una memoria alla Procura generale di Milano per sollecitare una possibile revisione della condanna. Secondo gli inquirenti, alcuni elementi della sentenza definitiva non reggerebbero più. In particolare viene contestata la tesi del lavaggio del dispenser e del lavandino del bagno al pian terreno. Per la Procura, l’ipotesi di un lavaggio accurato sarebbe incompatibile con la presenza di quattro capelli scuri mai periziati dentro il lavello e con l’assenza di tracce di emoglobina nel sifone dello scarico. Sullo stesso dispenser è stata individuata una terza impronta di Stasi, ma secondo i pm le impronte sarebbero compatibili con una normale presa dell’oggetto e non necessariamente con una manovra compiuta dopo l’omicidio.

Nordio: “Garlasco è un’anomalia, la legge va cambiata”

Il caso è arrivato anche sul tavolo della politica. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la vicenda una “situazione anomala”, ponendo una domanda destinata a far discutere: come è possibile condannare una persona dopo due assoluzioni? Per Nordio, il caso Garlasco evidenzia un problema del sistema italiano: una persona assolta in primo e secondo grado può poi essere condannata dopo un rinvio della Cassazione. “Nel sistema anglosassone tutto questo non solo non esiste, ma è inconcepibile”, ha osservato il ministro. Le parole di Nordio hanno provocato la reazione di AreaDg, gruppo delle toghe progressiste, che ha invitato a evitare “espressioni improprie” e giudizi affrettati, chiedendo rispetto per tutte le persone coinvolte: la vittima, il condannato e il nuovo indagato.

Il legale dei Poggi: “L’appello bis non fu una semplice rilettura”

La famiglia Poggi resta ferma sulla validità della condanna di Stasi. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni ha ricordato che il processo d’appello bis non fu una mera rilettura degli atti già esaminati, ma vennero disposte nuove perizie e acquisiti ulteriori elementi, tra cui la bicicletta nera di Stasi. Anche l’avvocato Francesco Compagna ha ribadito che, per la famiglia di Chiara, la nuova inchiesta non supera la sentenza definitiva. Secondo il legale, l’indagine bis sarebbe costruita attorno a un’ipotesi alternativa e non su una valutazione serena dei fatti.

La Procura generale di Milano vuole altri atti

La palla passa ora anche alla Procura generale di Milano, chiamata a valutare se presentare richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Prima di decidere, però, l’ufficio milanese dovrebbe chiedere ulteriori atti ai pm di Pavia. La memoria trasmessa finora, infatti, non sarebbe sufficiente per arrivare a una decisione completa. Il caso Garlasco resta così sospeso tra vecchia condanna e nuova accusa, tra ricerca della verità, scontri tecnici, battaglie tra legali e un interrogativo che pesa su tutto: chi ha davvero ucciso Chiara Poggi?

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