È stato trovato senza vita in Colombia il giornalista Mateo Pérez Rueda, 25 anni, direttore del sito d’informazione locale “El Confidente de Yarumal”. Il corpo è stato rinvenuto nella regione di Antioquia, nel nord-ovest del Paese, dopo la sua scomparsa avvenuta martedì, che aveva immediatamente attivato ricerche e segnalazioni nelle aree rurali della zona.
Secondo quanto confermato dalla Fondazione per la libertà di stampa (FLIP), il reporter era disperso da giorni mentre si trovava sul campo per un’inchiesta legata alla presenza di gruppi armati e traffici illeciti.
L’inchiesta su gruppi armati e narcotraffico
Pérez Rueda stava lavorando a un servizio sugli scontri tra i dissidenti delle Farc e il Clan del Golfo, due organizzazioni armate attive nella regione e coinvolte nel narcotraffico e in altre economie illegali. La FLIP ha ricordato come il giovane giornalista fosse considerato una “voce essenziale per la comunità locale”, impegnato a raccontare dinamiche spesso invisibili fuori dai grandi centri urbani. Proprio questo lavoro investigativo, secondo l’organizzazione, lo avrebbe esposto a pressioni e minacce.
Le pressioni sulla stampa e le indagini in corso
La Fondazione per la libertà di stampa ha denunciato il clima di rischio costante per i cronisti che operano nelle aree controllate da gruppi armati. In particolare, ha sottolineato come le inchieste su economia illegale, traffici e presenza dei clan criminali espongano i giornalisti a ritorsioni e intimidazioni. Nei giorni precedenti il ritrovamento, il ministero della Difesa colombiano aveva annunciato — secondo quanto riportato dalle autorità e rilanciato dai media locali — un’operazione militare per contribuire alle ricerche del giornalista scomparso.
Il bilancio della violenza contro i giornalisti in Colombia
La FLIP ha inoltre ricordato che dal 1977 almeno 170 giornalisti sono stati uccisi in Colombia, in un contesto segnato da conflitti armati, narcotraffico, estrazione illegale di risorse e estorsioni nelle zone rurali.
Un quadro che, secondo l’organizzazione, continua a rendere il lavoro della stampa locale particolarmente esposto nei territori dove la presenza dello Stato è più fragile e la pressione dei gruppi armati più intensa.







