La crisi tra Stati Uniti e Iran sembra giunta a un punto di svolta definitivo. Attraverso la piattaforma Truth e una dichiarazione telefonica riportata dall’emittente La7, Donald Trump ha rivendicato il successo della linea statunitense, annunciando l’imminente firma di un accordo. “Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo. Firmeremo molto presto, forse nel fine settimana in Europa. Io non ci sarò, ci sarà il vicepresidente Vance. Ho appena parlato con Netanyahu e gli altri leader”, ha dichiarato il presidente dallo Studio Ovale. La tensione, che ha visto il blocco navale dello Stretto di Hormuz al centro del contendere, pare destinata a un rapido allentamento. In merito al coinvolgimento degli alleati, Trump è stato netto: “L’Europa è stata irrilevante, abbiamo vinto la guerra in Iran senza il suo aiuto”, e ha aggiunto: “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”.
La posizione dell’Italia e la replica di Tajani
Le parole del leader della Casa Bianca hanno sollevato immediate reazioni nelle capitali europee. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha ribadito la posizione del governo a margine della conferenza dei Consoli alla Farnesina, smorzando le polemiche. “Trump dice che l’Europa è stata irrilevante e che gli Stati Uniti hanno vinto la guerra da soli? Non era una guerra a cui abbiamo partecipato e non dovevamo partecipare. Noi facciamo la nostra parte. L’Europa è presente e l’Italia è presente per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso. Noi siamo presenti, facciamo la nostra parte ma non eravamo, non siamo e non saremo in guerra con l’Iran”, ha affermato Tajani.
I dettagli del memorandum tra Usa e Iran
Mentre il clima diplomatico si distende, l’agenzia di stampa iraniana Mehr ha diffuso i contorni di una bozza di memorandum d’intesa che prevede ben 14 punti chiave. L’accordo, che attende ancora l’approvazione delle autorità competenti, sancirebbe la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano, e il ritiro delle forze statunitensi dalle aree limitrofe all’Iran. Il piano includerebbe inoltre la riapertura dello Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni petrolifere e l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni della Repubblica Islamica. Tra le misure economiche spicca un piano di ricostruzione per l’Iran da 300 miliardi di dollari e lo sblocco di 24 miliardi di fondi congelati. L’agenzia Mehr ha inoltre sottolineato che “le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza sono state definitivamente escluse dall’agenda”.
Il riassetto strategico degli Stati Uniti
Parallelamente alla distensione con Teheran, emerge un cambiamento radicale nella postura strategica americana verso il Vecchio Continente. Secondo quanto riportato dal New York Times, Washington starebbe pianificando una significativa riduzione dei mezzi militari destinati alle operazioni Nato in Europa. Il documento, comunicato agli alleati a inizio giugno, prevede il taglio di caccia F-16 e F-15E, la riduzione degli aerei da ricognizione e il ritiro di diverse unità navali, tra cui una portaerei e un sottomarino lanciamissili. Questa improvvisa contrazione della presenza militare statunitense solleva interrogativi sulla capacità di monitoraggio e risposta dell’Alleanza Atlantica nel quadrante europeo, in particolare riguardo alla sorveglianza delle attività dei sottomarini russi.









