31 Agosto 2026
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L’annuncio shock di Franceschini: “Ho il Parkinson dal 2020, è stata una botta tremenda. Ma non mollo”

Il senatore del Pd ed ex ministro della Cultura racconta per la prima volta la malattia. La diagnosi quasi sei anni fa, poi anche una forma di parkinsonismo atipico. L'appello per una sanità che garantisca a tutti le stesse cure

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Ho il Parkinson. Mi è stato diagnosticato nel novembre del 2020. È stata una botta tremenda“. Dario Franceschini, senatore del Pd ed ex ministro della Cultura, racconta per la prima volta pubblicamente la malattia con cui convive da quasi sei anni. Lo fa in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando di essersi convinto che fosse arrivato il momento di raccontare questa “particolare stagione” della propria vita. Un messaggio rivolto soprattutto a chi affronta la stessa patologia: “Non isolatevi, continuate a vivere”.

La scoperta della malattia

La diagnosi è arrivata nel novembre del 2020. A mettere Franceschini in allarme era stato inizialmente un amico, che aveva notato alcuni movimenti insoliti delle mani. Poi il senatore Graziano Delrio, medico, gli aveva suggerito di sottoporsi a una visita dopo aver osservato il suo modo di camminare: “Trascini i piedi”. Da lì gli accertamenti e la diagnosi. “È stata una botta tremenda“, racconta Franceschini, che ricorda come il primo pensiero sia andato alla famiglia, alla moglie e alle figlie e alle conseguenze che la malattia avrebbe potuto avere anche sulle loro vite.

“All’inizio cercavo di nasconderlo”

Franceschini non nasconde di avere inizialmente provato a tenere lontana dagli occhi degli altri la propria condizione. “Chi è colpito dal Parkinson tende a vergognarsi“, osserva, facendo riferimento alle difficoltà nel parlare e nel camminare e ai tremori che possono accompagnare la malattia. Recentemente, spiega il senatore, al Parkinson si è aggiunta una forma di parkinsonismo atipico, che incide soprattutto sull’equilibrio e sulla parola. Una condizione sulla quale riesce anche a ironizzare: per un politico avere qualche difficoltà nel parlare, scherza Franceschini, “può anche essere un bene“.

“Svegliarsi ogni mattina con qualcosa da realizzare”

Dopo il primo impatto con la diagnosi è arrivata però la decisione di reagire. Per Franceschini è fondamentale non lasciarsi travolgere dallo scoraggiamento e continuare a riempire le proprie giornate di progetti e obiettivi. “È fondamentale non scoraggiarsi, svegliarsi al mattino con qualcosa da realizzare“, afferma. Accanto ai farmaci, sottolinea, hanno un ruolo importante anche fisioterapisti, logopedisti e psicologi. Ma proprio l’accesso a queste prestazioni apre, secondo l’ex ministro, una questione sociale e politica più ampia.

L’appello sulla sanità: “Tutti devono essere curati allo stesso modo”

Franceschini definisce “profondamente ingiusto” che alcune persone possano permettersi determinate cure e altre no, magari semplicemente perché vivono in una regione nella quale il sistema sanitario offre minori possibilità. Per questo, sostiene, la tutela della salute non dovrebbe diventare terreno di scontro ideologico tra destra e sinistra. La malattia, racconta, ha modificato anche il suo modo di guardare alla politica e alla vita: ridimensiona le ambizioni personali e cancella quella sensazione di invincibilità che spesso accompagna chi ricopre incarichi pubblici. Resta invece una convinzione diventata ancora più forte: tutti devono avere lo stesso diritto alle cure, indipendentemente dal reddito, dal sesso, dalla condizione sociale o dal territorio in cui vivono.

“Servono più investimenti nella ricerca”

Franceschini continua intanto la propria attività politica, anche se con ritmi diversi rispetto al passato. Il senatore richiama infine l’attenzione sulla diffusione delle patologie legate al Parkinson e sulla necessità di rafforzare il sistema di assistenza. Le persone affette da Parkinson e parkinsonismi in Italia sarebbero circa 400mila, un numero destinato a crescere nei prossimi anni. Da qui l’appello a investire maggiormente nella ricerca scientifica, nella diagnosi precoce e nel miglioramento delle terapie. “Servirebbero investimenti massicci“, conclude Franceschini, attraverso un aumento delle risorse pubbliche e maggiori incentivi alle donazioni.

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