22 Luglio 2026
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Licenziamenti senza giusta causa, condannata Ilaria Salis: dovrà pagare oltre 300 mila euro per due ex collaboratori

I due assistenti erano stati assunti fino al termine del mandato europeo, ma il rapporto si era interrotto dopo pochi mesi. Il giudice: “Mancata prova della giusta causa”

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Nuova vicenda giudiziaria per Ilaria Salis. L’eurodeputata eletta con Alleanza Verdi e Sinistra è stata condannata dal Tribunale di Milano, sezione Lavoro, per il licenziamento di due suoi ex collaboratori parlamentari, ritenuto privo di una giusta causa. Secondo quanto riportato nella sentenza, il giudice ha accolto il ricorso presentato dai due assistenti, stabilendo un risarcimento complessivo superiore ai 300mila euro, oltre alle spese legali. La decisione è contenuta in un provvedimento del giudice Franco Caroleo nel quale viene contestata la mancata dimostrazione dei motivi che avrebbero giustificato l’interruzione anticipata dei rapporti di lavoro.

I contratti dovevano durare fino al 2029

I due collaboratori avevano lavorato alla campagna elettorale che aveva portato Salis all’elezione al Parlamento europeo nel giugno 2024. Dopo l’elezione, erano stati assunti con contratti collegati al mandato parlamentare, con scadenza fissata al 16 luglio 2029, termine previsto per la conclusione della legislatura europea.

Le mansioni affidate riguardavano, tra le altre cose, la gestione di progetti politici, l’organizzazione di campagne ed eventi in Italia e all’estero, i rapporti istituzionali e attività di supporto strategico. Le retribuzioni mensili previste erano rispettivamente di circa 2.900 e 3.000 euro. Il rapporto, però, si è interrotto dopo pochi mesi: i due collaboratori sono stati licenziati nel febbraio 2025, senza preavviso.

Il nodo della “giusta causa”

Alla base delle decisioni di recesso sarebbero stati motivi legati al venir meno del rapporto fiduciario e a una presunta insoddisfazione rispetto alla collaborazione. Secondo la ricostruzione riportata nella sentenza, una delle collaboratrici avrebbe ricevuto la comunicazione della cessazione del rapporto per il venir meno della fiducia professionale, mentre al secondo assistente sarebbe stato revocato l’incarico per una valutazione negativa sull’attività svolta.

I due ex dipendenti hanno però contestato i licenziamenti rivolgendosi al Tribunale di Milano. Il giudice ha evidenziato che spettava alla datrice di lavoro dimostrare l’esistenza della giusta causa, ma Salis, non partecipando al procedimento, non avrebbe fornito elementi sufficienti a sostegno della propria posizione. Nella sentenza viene quindi affermata l’insussistenza della giusta causa nei licenziamenti impugnati.

Il risarcimento supera i 310mila euro

La condanna prevede un risarcimento di 300.900 euro complessivi, calcolato sui mancati guadagni che i due collaboratori avrebbero percepito fino alla naturale scadenza dei contratti. A questa cifra si aggiungono circa 10mila euro per le spese legali.

La vicenda arriva dopo un periodo già segnato da forti attenzioni mediatiche nei confronti dell’eurodeputata, protagonista anche del caso giudiziario in Ungheria dopo l’arresto avvenuto nel 2023 nell’ambito di un’inchiesta su un’aggressione durante le manifestazioni legate al cosiddetto “Giorno dell’Onore”. Salis era stata poi eletta al Parlamento europeo nel 2024 con Avs.

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