× Sponsor
23 Giugno 2026
23 Giugno 2026
spot_img

Reddito di cittadinanza, scoperta una maxi-frode da 43 milioni: migliaia di beneficiari senza requisiti

Controlli incrociati tra Inps e Guardia di Finanza: nel mirino detenuti, condannati per reati ostativi e titolari di partite IVA. Oltre 3.300 posizioni già accertate, scattano revoche e denunce

spot_img

Più di 43 milioni di euro percepiti senza averne diritto. È il bilancio delle verifiche condotte dall’INPS insieme alla Guardia di Finanza, che dall’inizio del 2025 hanno portato alla luce oltre 3.300 percettori irregolari del Reddito di cittadinanza.

L’operazione nasce da un’attività di analisi del rischio sviluppata attraverso l’incrocio delle banche dati pubbliche e la collaborazione tra istituzioni, con l’obiettivo di individuare anomalie e possibili frodi nell’accesso alle prestazioni assistenziali.

“L’integrazione sistematica delle informazioni e il monitoraggio mirato consentono di intercettare situazioni incompatibili con la percezione dei benefici pubblici”, spiegano fonti coinvolte nelle attività di controllo.

Detenuti e condannati: il primo filone dell’inchiesta

Una delle principali direttrici investigative ha riguardato coloro che, tra il 2019 e il 2021, avrebbero richiesto il beneficio senza dichiarare lo stato di detenzione oppure la presenza di condanne per reati ostativi, elementi che avrebbero escluso il diritto alla misura.

Grazie allo scambio di dati con il Ministero della Giustizia sono state individuate oltre 5.700 domande sospette. Dopo ulteriori approfondimenti, la Guardia di Finanza ha concentrato l’attenzione su 4.374 posizioni, riscontrando finora un tasso di irregolarità superiore all’82%.

L’indebito accertato in questo filone supera già gli 8,7 milioni di euro.

Partite IVA e società: il fronte più pesante

Ancora più rilevante il secondo ambito di verifica, che ha coinvolto beneficiari risultati titolari di partite IVA, quote societarie o incarichi all’interno di imprese.

Le verifiche, estese all’intero territorio nazionale, hanno già interessato una parte della platea individuata dall’INPS e hanno consentito di accertare oltre 2.600 irregolarità. Nella maggior parte dei casi sarebbero state omesse informazioni fondamentali relative all’apertura di attività economiche o alla presenza di cariche societarie.

Da questo filone emerge la quota più consistente delle somme contestate: oltre 36 milioni di euro di beneficio percepito indebitamente.

Revoche, recuperi e segnalazioni alla magistratura

Per tutti i soggetti risultati irregolari sono state avviate le procedure di revoca del beneficio e di recupero delle somme erogate. Nei casi in cui siano emersi profili penalmente rilevanti, sono scattate anche le segnalazioni alle competenti Autorità giudiziarie.

“Le risorse destinate al welfare devono raggiungere esclusivamente chi possiede i requisiti previsti dalla legge”, sottolineano gli organismi coinvolti nell’operazione.

Il modello dei controlli incrociati

L’operazione rappresenta uno dei più significativi interventi di contrasto alle frodi assistenziali degli ultimi anni. Secondo gli enti coinvolti, i risultati ottenuti confermano l’efficacia di un sistema fondato su controlli preventivi, analisi dei dati, scambio informativo e cooperazione tra amministrazioni pubbliche.

L’obiettivo dichiarato resta quello di proteggere le risorse destinate alle fasce più fragili della popolazione e garantire maggiore trasparenza nell’accesso alle prestazioni sociali.

spot_img
spot_img

ARTICOLI CORRELATI

spot_img

ULTIME NOTIZIE

spot_img