“Sanremo ormai per me è una seconda casa. Sia io che Amadeus ormai ci aspettiamo la cittadinanza onoraria”. Esordisce così Carlo Conti nella prima conferenza stampa del Festival 2026, ringraziando la città dei fiori con un tono che mescola confidenza e istituzionalità. Gli fa eco una brillante Laura Pausini, co-conduttrice dell’edizione: “Anche io la voglio, dal 1993 ormai mi sento a casa”, chiosando con soddisfazione sulla necessaria quota femminile alla guida della kermesse.
L’eredità di Pippo e il DNA dei maestri
Il cuore del progetto Conti pulsa però nel ricordo di Pippo Baudo, descritto come il “faro” della televisione italiana. Nella prefazione del ‘Quaderno51’ del Teatro Ariston, Conti traccia un confine netto: “La differenza fra presentare e condurre è proprio questa: il presentatore lo può fare chiunque; il conduttore è un regista in scena, colui che detta i tempi. E Pippo l’ha inventato”.
L’intero Festival sarà un tributo vivente all’uomo che ha reso inscindibile il binomio Baudo-Sanremo. “Lo capirete da come scenderò dalle scale, da quale sarà l’intro di questa edizione”, rivela Conti, promettendo di far rivivere Pippo attraverso inserti video e la sua voce storica per presentare gli ospiti “lanciati” proprio da lui. Un legame profondo che affonda le radici nella giovinezza di Conti: “A Firenze, quando iniziai in radio, i colleghi mi chiamavano ‘Pippo Conti’ per prendermi in giro. Siamo cresciuti con la TV inventata da lui, Mike, Corrado e Tortora; nel nostro DNA di conduttori c’è la loro impronta”.
Il “caos” Fiorello e il richiamo del Codacons
Non mancano i momenti di imprevedibilità. Una videochiamata di Fiorello scuote la sala stampa: “Avevamo nostalgia: vi auguro tante polemiche!”. Lo showman, insieme a Fabrizio Biggio, ha “precettato” Conti per una co-conduzione lunedì mattina a via Asiago nel programma La Pennicanza. “Chi la fa l’aspetti”, scherza Fiorello, “sono dieci giorni che chiami gente a sua insaputa”. Resta invece l’incognita sul Durantefestival: “Dipende da quando ci addormentiamo”, conclude lo showman.
A bilanciare il clima di festa interviene il Codacons, già schierato a difesa del televoto e contro la pubblicità occulta. L’associazione ricorda le sanzioni storiche — dai 124mila euro per il caso Instagram ai 206mila per le scarpe di John Travolta — e avverte: nel 2026 anche gli artisti in gara risponderanno personalmente. “I cantanti affronteranno le conseguenze economiche e giuridiche di eventuali irregolarità commesse sul palco”, ammonisce la nota, confermando un monitoraggio serrato su ogni frame della kermesse.









