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29 Aprile 2026
29 Aprile 2026
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Spari al corteo del 25 aprile a Roma: è stato fermato un 21enne con la pesante accusa di tentato omicidio

Svolta nelle indagini della Digos: identificato il presunto aggressore dei due esponenti ANPI. L'indagato, uno studente di Architettura, avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Reazioni durissime dall'associazione partigiana e condanna ferma della Comunità Ebraica.

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Le indagini, coordinate dal pool antiterrorismo della Procura di Roma guidato da Francesco Lo Voi, hanno portato al fermo di Eithan Bondì, 21 anni. Il giovane, studente universitario e rider, è accusato di tentato omicidio e detenzione di armi.

L’aggressione era avvenuta durante le celebrazioni della Liberazione in zona San Paolo: un uomo con casco integrale, a bordo di uno scooter, aveva esploso colpi con una pistola a piombini (soft air) ferendo due iscritti dell’ANPI. Gli inquirenti sono risaliti a Bondì grazie a: Telecamere di sorveglianza: che hanno permesso di tracciare il percorso dello scooter e la targa. Un dettaglio determinante: la borsa termica da rider che il giovane portava con sé durante l’azione. Perquisizione: nell’abitazione del giovane sono stati sequestrati dei coltelli. Bondì avrebbe ammesso di essersi disfatto della pistola subito dopo i fatti.

L’ANPI denuncia una “deriva estremistica”

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha assunto una posizione di netta denuncia, annunciando un presidio di protesta in via delle Sette Chiese. In una nota, l’associazione sottolinea la gravità dell’accaduto: “Il fermo di Etihan Bondi, indicato come ‘appartenente della comunità ebraica’, evidenzia come retoriche vittimistiche crollino davanti ai fatti. Da tempo assistiamo a una deriva estremistica di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma”.

L’ANPI ha inoltre sollecitato il Ministro Piantedosi e la magistratura a indagare sulla possibile esistenza di “gruppi paramilitari” o mandanti dietro l’aggressione, chiedendo un incontro urgente con i vertici dell’UCEI per isolare le frange violente.

Le risposte della Comunità Ebraica e dell’UCEI

Le istituzioni ebraiche hanno reagito con “sgomento e indignazione”, prendendo le distanze in modo categorico dal gesto del ventunenne.

Victor Fadlun (Presidente Comunità Ebraica Roma): “Condanniamo e ci dissocciamo senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo solidarietà ai feriti e fiducia nel lavoro della Procura, appellandoci affinché si eviti ogni strumentalizzazione”.

UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane): Ha espresso la “più netta condanna di ogni forma di violenza”, denunciando però al contempo l’accostamento improprio del nome del fermato alla Brigata Ebraica.

Brigata Ebraica: Davide Romano (Direttore del Museo della Brigata a Milano) ha negato ogni legame con l’indagato:”Provo orrore. La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà; strumentalizzarne il nome per coprire comportamenti violenti è un oltraggio. Bondì non è un nostro iscritto e non abbiamo rappresentanti a Roma”.

Il quadro giudiziario

Eithan Bondì è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli. Nelle prossime ore la Procura chiederà la convalida del fermo al GIP. Il movente, che appare legato alle tensioni politiche e identitarie emerse durante le manifestazioni del 25 aprile, resta al centro degli approfondimenti dei magistrati dell’antiterrorismo.

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