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14 Giugno 2026
14 Giugno 2026
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Tensione tra Washington e Teheran: attesa per la firma del memorandum. Trump: “Oggi l’accordo” a distanza. Ma l’Iran frena

Mentre gli Stati Uniti puntano alla chiusura dell'accordo per garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, l'Iran allunga le tempistiche alimentando l'incertezza diplomatica

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Le ore che precedono la firma del memorandum tra Stati Uniti e Iran sono caratterizzate da una complessa sovrapposizione di annunci, smentite e manovre diplomatiche. Nonostante le dichiarazioni del mediatore pakistano e le aspettative di Washington, che preme per chiudere l’intesa entro domenica in concomitanza con il G7 di Evian, Teheran mantiene un atteggiamento prudente. L’ipotesi di una cerimonia in presenza a Ginevra appare ormai superata; la firma “sarà a distanza”, ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, smentendo di fatto le indiscrezioni circolate nelle ultime ore riguardo a presunti viaggi del team negoziale verso la Svizzera o il Pakistan.

Le divergenze sui tempi e il ruolo del Pakistan

Il nodo temporale resta il principale punto di attrito. Donald Trump ha rilanciato con forza la scadenza della domenica, dichiarando che la sigla “è prevista” per quel giorno “e subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti”. Una visione che collide con la linea della diplomazia iraniana, che preferisce parlare di una tempistica generica “nei prossimi giorni”. Nonostante le smentite del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, secondo cui “il team negoziale non ha in programma di visitare Ginevra o altre località nei prossimi giorni”, resta il fatto che un testo condiviso appare ormai definito, avvalorato anche dal rilascio del calendario per i funerali di Ali Khamenei, fissati tra il 4 e il 9 luglio.

La criticità dello Stretto di Hormuz e la minaccia nucleare

Il memorandum, di cui non sono stati resi noti i dettagli ufficiali, rimane al centro di uno scontro interpretativo, specialmente riguardo alla sicurezza marittima e al dossier nucleare. Mentre gli Stati Uniti insistono sulla riapertura dello Stretto senza pedaggi, Araghchi ha ribadito che “l’amministrazione dello stretto non sarà più la stessa”. La situazione resta incandescente sul campo: il Centcom americano ha riferito di aver abbattuto droni iraniani diretti verso navi commerciali, mentre si registra l’attacco di un proiettile contro una petroliera al largo dell’Oman. Sul piano nucleare, lo scenario futuro delineato da Trump su Truth appare perentorio: “A situazione tranquilla, interverremo per recuperare il materiale nucleare grazie ai nostri splendidi bombardieri B-2 e ai loro eccezionali piloti”, aggiungendo che dopo “ne ridurremo il grado di arricchimento e lo distruggeremo, sia esso in Iran o negli Stati Uniti”. Araghchi ha risposto sostenendo che la gestione delle scorte di uranio avverrà esclusivamente tramite diluizione interna.

Il futuro dei negoziati e le sanzioni

Una volta siglato l’accordo, si aprirà una finestra di 60 giorni dedicata ai temi più spinosi. Il vicepresidente americano Vance ha chiarito che l’allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati saranno subordinati al fatto che la Repubblica islamica “rispetterà i suoi obblighi”. Parallelamente, l’Iran dovrà gestire i forti dissensi interni, con settori influenti, come il quotidiano ‘Khorasan’, che leggono nel memorandum solo un tentativo di differire quello che definiscono lo scontro finale tra i due Paesi.

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