27 Giugno 2026
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Tre italiani feriti dai coloni: “Calci in faccia e bastonate mentre dormivamo”. Tensione altissima nel Medio Oriente

Quattro attivisti – tre italiani e un canadese – sono stati aggrediti da coloni israeliani vicino a Gerico. Colpiti nel sonno con bastoni, fucili e calci, sono stati poi derubati e minacciati. La Farnesina segue il caso: “Sono scossi ma non in gravi condizioni”. Intanto continuano i raid israeliani su Gaza e cresce l’allarme per le mosse dell’Iran nell’area

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Una nuova violenta escalation scuote la Cisgiordania. Quattro attivisti internazionali – tre italiani e un cittadino canadese – sono rimasti feriti dopo un’aggressione condotta all’alba da un gruppo di coloni israeliani mascherati nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico, come riportato dall’agenzia Ansa attraverso le fonti palestinesi della Wafa.

L’irruzione all’alba: “Erano armati, ci hanno presi a calci in faccia”

Secondo le testimonianze raccolte, intorno alle 5 del mattino una decina di coloni avrebbe fatto irruzione nell’abitazione dove gli attivisti dormivano.
Armati di bastoni e fucili, avrebbero colpito i presenti con pugni, schiaffi, calci al volto, alle costole e alle gambe, portando via telefoni, passaporti ed effetti personali.

Una volontaria italiana di 27 anni, intervistata da Sky Tg24, ha descritto così l’aggressione: “Stavamo dormendo quando siamo stati attaccati. Ci hanno colpito con violenza e, andandosene, ci hanno detto: Don’t come back here“.

I quattro sono stati trasportati all’ospedale di Gerico: sono stati medicati e dimessi, e le condizioni – pur traumatiche – non sono considerate gravi.

La Farnesina: “Stiamo seguendo la vicenda, sono stati malmenati”

La Farnesina ha confermato la ricostruzione dell’accaduto. Il Consolato Generale a Gerusalemme è in contatto con le autorità locali e con i connazionali.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha riferito di avere parlato con i diplomatici sul posto: “Sono feriti ma non in condizioni preoccupanti, stanno rientrando a Ramallah, dove potrò parlare con loro. Sono stati chiaramente malmenati“.

Tajani ha sottolineato che gli italiani erano giovani cooperanti impegnati nell’accompagnamento dei bambini a scuola, degli agricoltori e dei pastori, in una sorta di “protezione civile” per la popolazione palestinese.

Tajani: “Fermare subito le aggressioni dei coloni”

Il ministro ha rivolto un appello diretto a Israele: “Basta aggressioni. Non è questo il modo per far valere le proprie ragioni. La Cisgiordania non deve essere annessa, siamo contrari. Va rispettata la popolazione civile palestinese”.
Una posizione netta che riflette la crescente preoccupazione italiana per la spirale di violenze in corso.

Raid israeliani su Gaza: attacchi nel centro e nel sud della Striscia

Mentre a Gerico si denunciava l’aggressione ai cooperanti, nel cuore della notte l’aviazione israeliana ha condotto nuovi raid su Gaza.
Colpita la zona di Bureij, nel settore centrale, e aree a est di Rafah e Khan Younis, dove – secondo le fonti israeliane – sarebbero stati uccisi quattro miliziani di Hamas usciti da strutture sotterranee.

L’Idf continua anche le operazioni di demolizione delle infrastrutture nelle zone controllate da Israele, mentre i media locali stimano che nei tunnel di Rafah restino ancora una cinquantina di combattenti.

La partita diplomatica: Qatar, mediatori e il nodo degli ostaggi

Il Qatar, uno dei principali mediatori, ha criticato Israele per aver rallentato il passaggio alla fase successiva del piano di cessate il fuoco, legandolo alla restituzione dei corpi di due ostaggi. Doha ritiene che non si debba “ostacolare l’accordo” su questo punto, ribadendo che l’obiettivo è una pace sostenibile che ponga fine allo stato di guerra nella Striscia.

Allarme Iran: “Si sta riarmando contro Israele”

Secondo una fonte della sicurezza israeliana citata dalla tv pubblica Kan News, l’Iran starebbe accelerando il proprio riarmo “in funzione anti-Israele”, rafforzando gli Houthi in Yemen, rifornendo gruppi armati in Libano e Siria, e sostenendo la creazione di cellule operative anche in Europa e Africa.

Si tratterebbe di una vera e propria corsa agli armamenti che, secondo gli analisti, potrebbe avere effetti diretti sulla stabilità del Medio Oriente nelle prossime settimane.

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