In un quadro di febbrili trattative sottotraccia per giungere alla risoluzione del conflitto, Donald Trump auspica una svolta radicale nella politica energetica europea, sollecitando la ripresa degli acquisti di gas naturale dalla Russia. Secondo le rivelazioni del New York Times, la proposta è stata formalizzata nel corso di colloqui riservati andati in scena a settembre a Kiev tra il presidente Volodymyr Zelensky e gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Nello scenario prospettato da Washington, l’Ucraina dovrebbe valutare la riattivazione della rete di condotte sul proprio territorio, interrotta a gennaio 2025 con una perdita di circa un miliardo di euro all’anno per le casse di Kiev. L’operazione, nei piani di Trump, servirebbe a ridare linfa all’economia di Mosca, consentendo al contempo a Kiev di incassare i diritti di transito e ai cittadini europei di beneficiare di un calo delle bollette, in un contesto in cui la quota di metano russo importato dall’Unione Europea è già scesa dal 45% del 2021 al 13% attuale.
Il no di Bruxelles e lo strappo di Washington sulle sanzioni
La proposta diplomatica presentata da Kushner e Witkoff ha incontrato il fermo e immediato rifiuto dei funzionari dell’Unione Europea, determinati a mantenere inalterata la linea delle sanzioni contro il Cremlino e a proseguire nel percorso di azzeramento della dipendenza energetica da Mosca. L’impostazione europea collide frontalmente con le recenti decisioni dell’amministrazione statunitense: dopo aver siglato un intesa per la fornitura di diesel con Vladimir Putin, il presidente americano ha bloccato le sanzioni stabilite da Washington sterilizzando gli effetti del Graham Act, la norma bipartisan approvata in Congresso e intitolata al senatore Lindsey Graham. Di fronte a questo mutamento d’indirizzo, il governo ucraino considera l’ipotesi irricevibile, conscio che la linea morbida della Casa Bianca rischia di trasformarsi in un orientamento strutturale.
L’affondo di Zelensky e la prospettiva dei colloqui di pace
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky esprime forte preoccupazione per le concessioni fatte a Mosca e analizza gli impatti strategici delle recenti scelte di Washington.
“L’alleggerimento delle sanzioni continuerà. Penso che l’accordo sul diesel e la decisione in relazione al Lindsey Graham Act non siano la fine di tutto. Purtroppo. Tutti noi nutrivamo grande rispetto per Lindsey. Ha dedicato la sua vita all’America. Avevamo un ottimo rapporto con lui. E poco prima della tragedia, Lindsey era in Ucraina. Ci ha sempre sostenuto con grande forza e ha spinto per fornire il massimo possibile di assistenza all’Ucraina”, dice Zelensky ricordando il senatore americano.
Il leader di Kiev sottolinea i rischi connessi alla revoca delle misure punitive nei confronti del Cremlino. “La decisione di annullare tutto ciò, di bloccare tutto, mi sembra sbagliata. E aiuta sicuramente solo i russi. Alimenta solo la loro soddisfazione e il loro desiderio di continuare a uccidere persone. Questo di certo non ferma la guerra”, dice Zelensky, che tuttavia non chiude le porte alla diplomazia.
“Siamo pronti a incontrarci in Ucraina o in Europa. Se vogliono incontrarci in America, ci invitino pure. Siamo pronti a negoziare ovunque e siamo pronti per qualsiasi formato: trilaterale, bilaterale, quadrilaterale”, dice il presidente ucraino, anticipando la possibilità di un imminente vertice e la tentazione di Trump di invitare Putin al G20 di Miami previsto per il 14 e 15 dicembre.
“Riguardo a un incontro con Putin, gli Stati Uniti stanno lavorando. Hanno una proposta per un incontro trilaterale. Potrebbe tenersi in uno dei paesi del Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno sempre menzionato gli Emirati Arabi Uniti o l’Arabia Saudita. Un’altra possibilità è che l’incontro si tenga negli Stati Uniti durante il vertice del G20”, dice Zelensky, precisando che la conferma ufficiale sull’eventuale summit deve ancora giungere da Washington e da Mosca.














