27 Agosto 2026
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Usa-Iran, nuovi raid nel Golfo: Washington colpisce ancora. Teheran risponde sparando contro il traffico nello Stretto di Hormuz

L'escalation militare si intensifica: il Centcom annuncia nuovi attacchi contro obiettivi iraniani, mentre la Guardia Rivoluzionaria prende di mira le navi in transito. Trump: "Hormuz è aperto". Ma il rischio di un conflitto regionale cresce di ora in ora

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La crisi nel Golfo Persico entra in una nuova fase. Gli Stati Uniti hanno lanciato nella tarda serata italiana una nuova ondata di attacchi contro obiettivi iraniani con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di minacciare il traffico commerciale e civile nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale.
A confermarlo è stato lo Us Central Command (Centcom), precisando che le operazioni sono scattate intorno alle 23, ora italiana.
Quasi in contemporanea, i media ufficiali iraniani hanno riferito di una serie di esplosioni nella provincia meridionale di Hormozgan, nelle località di Jask, Qeshm, Bandar Abbas e Sirik.
Secondo il governatorato provinciale, rilanciato dall’emittente statale Irib, “finora non si sono registrate vittime civili né danni a infrastrutture residenziali o commerciali”. Le prime informazioni indicano che uno degli attacchi avrebbe colpito una torre per le telecomunicazioni nella contea di Sirik, area già interessata da precedenti raid.

Missili e droni contro le navi nello Stretto di Hormuz

La tensione è salita ulteriormente quando il Centcom ha denunciato un nuovo attacco iraniano contro il traffico marittimo.
“Nell’ultima ora le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno sparato contro il traffico mercantile in transito nello Stretto di Hormuz. Un aereo americano ha abbattuto un missile da crociera iraniano e un drone”, ha dichiarato ad Axios il portavoce del comando americano, il capitano Tim Hawkins.
L’episodio conferma come Hormuz sia ormai il principale teatro dello scontro diretto tra Washington e Teheran, con il rischio di coinvolgere anche la navigazione commerciale internazionale.

Trump: “Hormuz è aperto”. Ma il confronto si inasprisce

Nelle stesse ore Donald Trump ha respinto le affermazioni iraniane sulla chiusura dello Stretto.
“Hormuz è aperto. Li abbiamo colpiti duramente”, ha dichiarato il presidente americano, sostenendo che Teheran “non controlla lo Stretto”.
Sulla stessa linea il Centcom, che ha ribadito la presenza delle forze statunitensi nell’area per “garantire la libertà di navigazione, nonostante le ingiustificate aggressioni, le minacce e le dichiarazioni arbitrarie dell’Iran”.
Subito dopo sono stati eseguiti nuovi bombardamenti contro sistemi missilistici, difese aeree e piccole imbarcazioni appartenenti al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dislocate lungo lo Stretto.

La tregua è durata poche ore

Solo nelle ultime 48 ore sembrava essersi aperto uno spiraglio diplomatico grazie ai colloqui di Muscat tra Iran, Oman e Qatar. Una parentesi brevissima.
Nella notte tra sabato e domenica Teheran aveva annunciato la chiusura dello Stretto dopo aver colpito con un drone una nave battente bandiera cipriota, accusata di non aver rispettato gli ordini di cambiare rotta.
La risposta americana è stata immediata. Washington ha condotto il terzo ciclo di bombardamenti della settimana, colpendo circa 140 obiettivi militari nell’area di Hormuz e portando a 310 il totale dei bersagli centrati negli ultimi sette giorni.

Il Pentagono: “L’Iran ha fatto la scelta sbagliata”

“La Repubblica Islamica ha fatto la scelta sbagliata. Ora paga”, ha affermato il segretario alla Difesa Pete Hegseth, rivendicando la linea dura dell’amministrazione americana.
L’Iran ha replicato lanciando missili contro basi statunitensi nella regione. Tre ordigni sono caduti sul territorio della Giordania, mentre il Qatar ha riferito che tre persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite dalle schegge provocate dalle intercettazioni dei missili.
Anche l’Oman ha protestato formalmente dopo aver denunciato il coinvolgimento del proprio territorio negli attacchi iraniani, mentre l’Arabia Saudita ha condannato “il persistente comportamento destabilizzante dell’Iran che mette a rischio la stabilità della regione”.

Lo scontro su Hormuz complica anche il dossier nucleare

Trump sostiene che fino a poche ore prima dell’attacco esistesse un’intesa con Teheran.
“Avevamo un accordo con l’Iran. Un’intesa perfetta per noi. Niente nucleare, niente di questo, niente di quello. L’Iran stava cedendo su tutto, poi sono usciti dalla stanza e, nel giro di un’ora, hanno lanciato un drone contro una nave. Sono malati, c’è qualcosa che non va in loro”, ha dichiarato il presidente americano.
Dall’altra parte, il consigliere militare della Guida Suprema, Mohsen Rezaei, ha ribadito la centralità strategica dello Stretto: “Questo passaggio strategico è più importante di decine di bombe atomiche e la Repubblica Islamica dell’Iran lo proteggerà.”
Le posizioni appaiono sempre più distanti. Proprio il controllo di Hormuz rappresenta oggi uno dei principali ostacoli a un’intesa sul nucleare, con gli osservatori che descrivono un clima di crescente pessimismo sulla possibilità di riportare il confronto sul terreno diplomatico.

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