30 Ottobre 2026
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Auto in fiamme e bastonate contro il dirigente comunale di Vibo Nocita: il Riesame conferma gli arresti per gli indagati

Respinto il ricorso della difesa: Fazio resta in carcere, Pirrone ai domiciliari con braccialetto. Per l’accusa, le intimidazioni puntavano a fermare la procedura su un’officina abusiva a Longobardi

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Prima le bastonate alla stazione di Vibo-Pizzo, poi l’incendio dell’automobile. Due intimidazioni contro Andrea Nocita, dirigente del settore Urbanistica del Comune di Vibo Valentia, che secondo gli investigatori avrebbero avuto un unico obiettivo: bloccare l’attività amministrativa su un fabbricato abusivo utilizzato come officina. Ora il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha respinto il ricorso della difesa e confermato le misure cautelari nei confronti di Michele Fazio e Roberto Pirrone, arrestati dalla Squadra Mobile il 4 settembre scorso.

Fazio resta in carcere, Pirrone agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Regge dunque, nella fase cautelare, il quadro indiziario posto alla base dell’ordinanza del gip di Vibo Valentia Alessio Maccarrone, su richiesta della pm Maria Barnabei, che ha coordinato le indagini. Una decisione che riguarda i presupposti delle misure e non costituisce un accertamento definitivo di responsabilità: entrambi gli indagati, difesi dall’avvocato Francesco Lione, sono presunti innocenti fino a un’eventuale condanna irrevocabile.

L’officina abusiva e il presunto movente

Il punto di partenza dell’inchiesta è un immobile di Longobardi, lungo la Statale 182, utilizzato come officina e interessato da una procedura di demolizione o acquisizione al patrimonio comunale. Proprio l’attività svolta da Nocita su quel fabbricato avrebbe determinato, secondo l’accusa, la reazione violenta.

Gli investigatori attribuiscono a Fazio il ruolo di mandante e istigatore, mentre Pirrone sarebbe stato l’esecutore materiale, intervenuto dietro la promessa di un compenso economico. La finalità ipotizzata era costringere il dirigente a interrompere il procedimento, consentendo di mantenere la disponibilità dell’immobile e di proseguire l’attività al suo interno.

Già nell’ottobre 2025 un tecnico incaricato dal Comune, accompagnato dalla Polizia locale, aveva tentato di accedere alla proprietà per effettuare i rilievi. Il sopralluogo non era stato completato per l’opposizione incontrata sul posto. Nocita, anche dopo l’aggressione, avrebbe comunque proseguito la propria attività.

Mezz’ora di attesa, poi le bastonate alle spalle

L’aggressione risale al 29 aprile 2026. Le telecamere della zona riprendono un uomo arrivato alla stazione su uno scooter nero poco prima delle 13. Il dirigente raggiunge l’area alle 13:30, parcheggia e si incammina verso i binari. Un minuto dopo viene colpito. Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, l’aggressore lo avrebbe aspettato per oltre mezz’ora, per poi raggiungerlo alle spalle e colpirlo con un bastone tra la nuca e le scapole. Nel tentativo di difendersi, Nocita solleva il braccio sinistro e riceve un altro colpo al polso. Riesce ad allontanarsi e a contattare il comandante della Polizia locale. Il referto documenta un trauma al polso e una contusione del rachide dorsale, con quindici giorni di prognosi. Durante l’azione viene danneggiato anche il suo orologio. L’uomo recupera il bastone, risale sullo scooter e fugge contromano.

La targa alterata e lo scooter ritrovato nell’officina

Le immagini della videosorveglianza sono uno dei passaggi centrali dell’indagine. La fuga permette agli investigatori di ricostruire la targa del motoveicolo, i cui caratteri sarebbero stati alterati con nastro adesivo e segni sulla superficie. Lo scooter, affidato a un rivenditore, era stato portato nell’officina di Fazio il 23 aprile, sei giorni prima dell’aggressione. La Polizia lo ritrova proprio nel fabbricato di Longobardi. Rispetto al mezzo ripreso alla stazione presenta però alcune differenze, tra cui un bauletto, uno specchietto e un portatarga. Nell’ordinanza il gip interpreta questi interventi come un tentativo di ostacolare l’identificazione del mezzo. È una delle valutazioni che, insieme agli altri elementi raccolti, ha sostenuto l’applicazione delle misure.

Telefonate, immagini e la frase sulla barba

L’indagine si sviluppa attraverso intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, analisi dei tabulati e confronti con i fotogrammi delle telecamere. Secondo gli accertamenti riportati nell’ordinanza, i contatti telefonici tra Fazio e Pirrone, nel periodo esaminato dagli investigatori, si concentrerebbero nella giornata dell’aggressione. Alle 12:38 Pirrone avrebbe tentato di chiamare Fazio agganciando la cella della stazione. Tra le 13:28 e le 13:41, l’intervallo che comprende l’attacco, il suo telefono non registra attività. Altri contatti risultano nel pomeriggio.

A questi dati si aggiungono il confronto dei tratti somatici dell’uomo ripreso dalle telecamere e il ritrovamento di scarpe bianche ritenute compatibili con quelle dell’aggressore. Il gip attribuisce rilievo anche a una frase che Pirrone avrebbe pronunciato in automobile dopo avere negato, negli uffici della Questura, di riconoscersi in un fotogramma: “Ho dimenticato la barba”. Nella stessa sequenza compare un riferimento a 50 euro, interpretato dal giudice come un ulteriore elemento a sostegno dell’ipotesi di un’aggressione dietro compenso.

L’auto incendiata e la tutela disposta dal sindaco

Dopo le bastonate, una seconda intimidazione: nella notte del 21 maggio viene data alle fiamme l’automobile utilizzata da Nocita. Anche questo episodio rientra nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Vibo Valentia. Le contestazioni indicate nel procedimento comprendono lesioni personali aggravate, tentata estorsione, violenza a corpo amministrativo e danneggiamento seguito da incendio. Per l’accusa, i due episodi sarebbero collegati alla stessa attività professionale del dirigente. Dopo l’incendio il sindaco Enzo Romeo aveva parlato di uno “scenario inquietante”, disponendo l’accompagnamento di Nocita da parte della Polizia municipale nel tragitto tra la stazione ferroviaria e il Municipio.

Il Riesame lascia ferme le misure cautelari

La decisione del Tribunale di Catanzaro conferma il provvedimento emesso dal gip, che aveva ravvisato il pericolo di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio. Per Fazio era stata ritenuta necessaria la custodia in carcere; per Pirrone, indicato nell’ordinanza come incensurato e privo di precedenti di polizia, erano stati disposti i domiciliari con controllo elettronico. Il ricorso della difesa non ha modificato questo assetto.

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