C’è un momento, nella vita pubblica, in cui il rumore di fondo si interrompe. Non perché qualcuno alza la voce, ma perché qualcuno dice la verità con precisione chirurgica. È quanto accade con il post pubblicato nelle ultime ore dal sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, che torna a puntare il dito contro lo stato della sanità calabrese, già nei giorni scorsi al centro di un suo allarme su presunte chiusure di reparti operate dall’Asp di Cosenza.
Questa volta, però, il sindaco fa un passo ulteriore: fa sua, parola per parola, la lettera di un medico dello Spoke di Corigliano Rossano, che chiede – e deve ottenere – l’anonimato. Non un pamphlet politico, non uno sfogo emotivo. Ma un atto d’accusa lucido, documentato, devastante.
Stasi lo scrive chiaramente: “In queste ore sto ricevendo centinaia di reazioni rispetto alle prese di posizione sulla nostra sanità, soprattutto da parte di addetti ai lavori o pazienti. Tra queste una mi ha colpito perché credo inquadri lucidamente i danni permanenti che il commissario di se stesso, Occhiuto, sta causando al nostro diritto alla salute, ed ho deciso di farla mia, parola per parola. È necessaria una mobilitazione di tutti i territori, perché questo è un destino comune”.
La lettera che squarcia il silenzio
Ecco il testo integrale della lettera del medico che per ovvie ragioni è anonima, così come ripresa dal sindaco.
“Negli ultimi mesi, nel silenzio generale, sta accadendo qualcosa di grave e profondamente preoccupante nella sanità della Sibaritide.
Si è dimesso il Primario del Pronto Soccorso dello spoke Corigliano-Rossano. Circa tre anni fa è andato in pensione, in età ancora non pensionabile, il Primario di Ginecologia. Due mesi fa il Primario dell’Unità Operativa di Chirurgia è stato trasferito a Catanzaro. A questi episodi si aggiunge una cronica assenza di primari in reparti strategici, come l’Oncologia e altri, oggi affidati a medici facenti funzione che, con grande professionalità e senso del dovere, tengono in piedi strutture già allo stremo.
Tutto questo avviene mentre si è in procinto di aprire l’Ospedale della Sibaritide, che dovrebbe rappresentare un’eccellenza regionale, un presidio moderno, attrattivo e funzionale. E invece cosa accade? Si avvia un processo di progressivo ridimensionamento. L’Anatomia Patologica, anziché essere potenziata, viene ridotta a svolgere esclusivamente attività citologica, demandando l’istologia all’hub di Cosenza, con inevitabili e gravi lungaggini nei tempi diagnostici. Un arretramento che colpisce direttamente la qualità delle cure, in particolare in ambito oncologico e chirurgico.
È legittimo chiedersi se questo sia il modo migliore per “fare pubblicità” a una nuova struttura ospedaliera o se, al contrario, non si stia costruendo il presupposto per trasformarla in una scatola vuota, priva di professionalità, attrattività e reale capacità assistenziale. L’Anatomia Patologica andava potenziata, dotata di strumentazioni adeguate e personale qualificato, non ridimensionata.
In questo contesto, appare persino comprensibile che professionisti di alto livello cerchino sbocchi altrove, verso realtà che offrano condizioni di lavoro dignitose, progettualità e rispetto per il ruolo svolto. Ed è qui che emerge l’amarezza più profonda.
Di fronte alla fuga di tanti validi professionisti, la risposta del Presidente Occhiuto sembra essere un appello al rientro nella “terra natia”, accompagnato dalla promessa di incentivi economici. Una proposta che, così formulata, suona come un’offesa. I professionisti non chiedono mance né operazioni di marketing politico. Chiedono visione, organizzazione, strutture funzionanti, strumenti adeguati e rispetto.
La sanità non si ricostruisce con gli slogan né con il solo richiamo al portafoglio. Si costruisce con programmazione, investimenti mirati, valorizzazione delle competenze e, soprattutto, con una chiara idea di futuro. Oggi, purtroppo, questa idea non si vede.
Tale gestione rischia di compromettere definitivamente la credibilità e la funzionalità della sanità della Sibaritide, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto compiere il salto di qualità tanto atteso“.
“Il commissario di se stesso” e la sanità come vetrina
Il quadro che emerge è quello di una sanità trattata come una vetrina, dove l’inaugurazione conta più della sostanza, dove il nastro è più importante dei reparti, dove la narrazione sostituisce la programmazione. Il “modello Occhiuto”, fondato su accentramento e comunicazione, qui mostra tutte le sue crepe: primari che vanno via, reparti svuotati, funzioni strategiche depotenziate, mentre si promette un futuro che, nei fatti, viene smontato pezzo dopo pezzo.
La metafora più efficace è forse quella di un castello di sabbia: grande, visibile, celebrato. Ma fragile. E destinato a crollare al primo mare mosso.
La chiamata alla mobilitazione
È per questo che il post di Stasi non è solo una denuncia, ma una chiamata collettiva alla responsabilità. La sanità, ricorda il sindaco, non è una competenza astratta né un terreno di propaganda, ma il diritto più concreto che esista. E quando viene compromesso in un territorio, è solo questione di tempo prima che il danno diventi generale.
La mobilitazione invocata da Stasi non è uno slogan: è l’ultimo argine prima che il silenzio diventi complicità.









