Secondo le stime emerse dalla maxi-inchiesta del giornalista Klaus Davi, l’universo Ultras di Milano rappresenta un bacino potenziale di circa 50-60 mila voti. Un pacchetto di consensi non trascurabile, considerando la capacità di influenza che questi gruppi esercitano su ampi strati della tifoseria meneghina. In un contesto referendario dove l’affluenza del Nord giocherà un ruolo decisivo per l’esito finale, il posizionamento delle curve diventa un termometro politico fondamentale per i leader nazionali, che da tempo monitorano con attenzione questi settori.
Curva Sud Milano: tra pragmatismo e identità
Nella sponda rossonera del “primo anello blu”, il Sì sembra essere l’opzione dominante, spesso motivato da una profonda sfiducia nei confronti dell’attuale assetto della magistratura. Tra le voci raccolte nei video di Davi, spicca quella del “Barone”, leader storico dei Banditi Curva Sud, che pur non sbilanciandosi ufficialmente, rivendica la sua radice identitaria: “Deciderò all’ultimo momento, ma come idea politica ero di destra, nessuno lo nega!”.
Le motivazioni dei sostenitori del Sì tra i milanisti spaziano da tecnicismi a slogan identitari: Separazione delle carriere: “Il giudice deve fare il giudice e basta, senza fare il calciomercato”. Riforma del CSM: Citazioni a Nino Di Matteo per descrivere l’organo come “paramafioso”. Critica all’attualità: Riferimenti polemici alla gestione dei rimpatri in Albania e alla difesa delle Forze dell’Ordine.

Il fronte nerazzurro: il Sì come voto di appartenenza
Non cambiano i toni al “Baretto 1947”, quartier generale del tifo interista. Sebbene il leader Nino Ceccarelli eviti dichiarazioni formali, il mood della curva Nord appare orientato verso la riforma. Qui il voto assume una connotazione ancora più marcatamente politica: “Voto Sì perché sono da quella parte” dichiara un tifoso, mentre altri richiamano la vicinanza a movimenti come CasaPound. Il tema della “politicizzazione della magistratura” e la richiesta che “anche i magistrati paghino per i propri errori” sono i pilastri che sorreggono il consenso alla riforma tra i supporter nerazzurri.
Le voci del No: pregiudizio politico e priorità diverse
Nonostante la prevalenza dei consensi per la riforma, il fronte del No esiste, seppur meno propenso a esporsi mediaticamente. Le ragioni del rifiuto sono speculari a quelle del Sì: Sfiducia nei proponenti: “Solo il fatto che lo dica Salvini mi porta a votare No”. Gerarchia dei problemi: La convinzione che la separazione delle carriere non sia una priorità rispetto ai “problemi più gravi” del Paese. Dubbi sulla riforma: Richiami a figure controverse del passato (come Licio Gelli) per delegittimare l’impianto referendario.
Il Nord ago della bilancia
L’inchiesta di Davi, frutto di oltre 30 ore di girato e centinaia di interviste realizzate durante i grandi match di marzo, conferma che lo stadio è diventato un laboratorio politico a cielo aperto. Se il fronte del Sì riuscirà a mobilitare questo bacino, l’esito del referendum potrebbe pendere verso la riforma, a patto che il “popolo delle curve” scelga le urne al posto della tradizionale gita fuori porta di primavera.









