16 Luglio 2026
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Alemanno sfida Occhiuto: “Futuro Nazionale pronto a correre da solo in Calabria. Vannacci? Sarà premier” (VIDEO)

Intervista esclusiva a Stanza7. L’ex sindaco di Roma a Vibo Valentia: “La seconda giunta regionale ha deluso”. Il sostegno a Vannacci e l’appello a Meloni: “Dialoghi con la destra sovranista”

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Futuro Nazionale guarda alla Calabria e non esclude una corsa autonoma alle prossime elezioni regionali. A indicare la rotta è Gianni Alemanno, arrivato a Vibo Valentia per una conferenza sull’emergenza carceri e sul sovranismo sociale. “La seconda giunta Occhiuto ha deluso. Ci si aspettava una svolta che non è arrivata”, afferma l’ex sindaco di Roma. Da qui l’ipotesi di una candidatura alternativa: “Penso che Futuro Nazionale preparerà un proprio candidato alle Regionali. Naturalmente la decisione spetterà a Roberto Vannacci e al coordinatore regionale”. Il giudizio politico non cancella quello personale sul presidente della Regione, definito da Alemanno “una persona brillante, capace di vincere a man bassa”. Ma il nodo, sostiene, resta lo sviluppo: “La Calabria sta crescendo più del resto d’Italia, ma deve recuperare molto terreno. Bisogna offrire lavoro e prospettive ai calabresi nella loro terra”. Sulla sanità la ricetta è netta: “Servono più risorse per curare le persone e meno soldi destinati agli armamenti”.

Il sostegno a Vannacci

Il cuore della missione calabrese di Gianni Alemanno resta il sostegno a Roberto Vannacci, di cui indica due ragioni. La prima è personale: nel generale, già comandante della Brigata Folgore, con tre lauree, la conoscenza di cinque lingue e numerose missioni internazionali alle spalle, Alemanno vede “uno standing, un background assolutamente superiore alla media dei leader politici italiani, di destra e di sinistra”, tale da renderlo, a suo dire, senza paragone “con tutte le altre persone che abbiamo di fronte come leader”.

La seconda ragione è politica: la svolta impressa da Giorgia Meloni al proprio partito verso posizioni conservatrici avrebbe lasciato scoperto uno spazio, perché, sostiene, “manca un partito sovranista in Italia”, mentre “questo partito sovranista è sostanzialmente presente in tutta Europa”. Uno spazio che, secondo Alemanno, “deve essere riempito da Futuro Nazionale e Roberto Vannacci”. Alemanno respinge con nettezza le accuse di neofascismo rivolte al nuovo soggetto politico, liquidandole come “una sciocchezza assoluta” e ricordando come la stessa etichetta sia stata storicamente attribuita, in tempi diversi, a Giorgio Almirante, Gianfranco Fini e alla stessa Meloni.

Sul proprio ruolo, l’ex sindaco di Roma tende a ridimensionarsi: “Il partito l’ha fondato lui, il leader è lui e io do solo una mano”. Poi si spinge fino al pronostico: ritiene “abbastanza probabile” che, entro un decennio, Vannacci possa arrivare a guidare un governo, innescando per Futuro Nazionale una crescita paragonabile a quella già registrata dal Movimento 5 Stelle, dalla Lega e da Fratelli d’Italia.

Il pressing su Giorgia Meloni

Nei confronti della premier, Alemanno usa toni più concilianti che polemici, senza però risparmiare critiche. Attribuisce a Meloni la responsabilità di un’eventuale frattura nel centrodestra: se la leader di Fratelli d’Italia continuerà a considerarsi “proprietaria della destra”, rifiutando ogni interlocuzione con Vannacci, “è chiaro che c’è una frattura”.

Alemanno giudica queste scelte “molto egoriferite”. Sull’operato dell’esecutivo, però, la sua valutazione è più articolata. Rispetto ai governi di sinistra e ai governi tecnici che lo hanno preceduto, sostiene che “il governo Meloni è meglio di tutta questa realtà”. Paragonato però al governo Draghi, “la discontinuità realizzata dal governo Meloni è insufficiente, ce ne vuole molto di più”. A suo giudizio, la conferma di Giancarlo Giorgetti al ministero dell’Economia rappresenta uno dei segnali più evidenti di questa continuità.

Il racconto del carcere

Il tema dell’emergenza carceri, al centro della conferenza stampa vibonese, si intreccia per Alemanno con l’esperienza personale della propria detenzione. Un passaggio definito “pesante, per gli altri, per quello che vedevo degli altri” più che per sé. Da quell’esperienza, racconta, ha tratto una convinzione precisa: “Una persona non è mai il suo reato” ed “è sempre più di quello che ha commesso”. Sul sistema penitenziario italiano il giudizio è netto. Alemanno parla di “un carcere folle”, segnato da sovraffollamento, spaccio e controlli insufficienti, che finisce per penalizzare proprio chi vuole “costruirsi una vita nuova”. Ricostruendo la genesi del problema, l’ex sindaco di Roma risale alla sospensione degli indulti dopo Tangentopoli, nel 1992, e alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2013, la cosiddetta sentenza Torreggiani, che impose all’Italia misure contro il sovraffollamento.

Oggi, sostiene Alemanno, il tasso di affollamento avrebbe superato il 140%, con circa 65mila detenuti ospitati in strutture spesso fatiscenti, da Regina Coeli a Roma al complesso fiorentino di Sollicciano, poi chiuso dalla magistratura. Tra le soluzioni indicate figura la proposta, riconducibile al deputato Roberto Giachetti, di ampliare la liberazione anticipata per i detenuti di buona condotta e di ricorrere maggiormente alle pene alternative, sul modello tedesco e francese. “Non stiamo parlando di far uscire il delinquente o l’omicida”, precisa Alemanno. “Stiamo parlando di persone che hanno reati relativamente modesti”.

Il sovranismo sociale

Interrogato sul concetto di sovranismo sociale che accompagna il progetto di Vannacci, Alemanno lo definisce come una tendenza ormai diffusa in Europa e nel mondo, tesa a “rivendicare la sovranità nazionale, popolare”. L’obiettivo sarebbe sottrarre le scelte che riguardano i cittadini agli organismi sovranazionali, alle multinazionali e ai meccanismi della globalizzazione, per tornare a “democrazie legate al territorio, alla nazione”. L’aggettivo “sociale”, spiega, serve a chiarire che l’obiettivo non è soltanto la difesa della sovranità nazionale, ma anche quella dei “diritti economici e sociali degli italiani”, oggi colpiti, a suo giudizio, dai vincoli di bilancio dell’Unione europea. Rispetto al conservatorismo di stampo meloniano, con cui riconosce una comune difesa dei valori tradizionali e della famiglia, Alemanno rivendica una differenza di metodo. Quei valori, sostiene, non sono difendibili “se non si recupera la sovranità nazionale”. Il modello di riferimento, quindi, non è la conservazione dello status quo, ma un cambiamento radicale: “In Italia non funziona quasi nulla, bisogna cambiare tutto quanto”.

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