25 Ottobre 2026
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Commissione d’accesso antimafia al Comune di Vibo? Il prefetto: “Vi spiego perché non l’ho inviata”

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Sei commissioni d’accesso antimafia inviate negli ultimi mesi (compresa l’Azienda sanitaria provinciale), diciotto interdittive antimafia disposte nel 2023. E’ un’azione sempre più incisiva tesa a impedire le infiltrazioni dei clan negli enti pubblici e nelle imprese quella messa in atto dalla prefettura di Vibo Valentia fin dall’insediamento di Paolo Giovanni Grieco. La festa è finita già da tempo e l’Ufficio territoriale del Governo lavora quotidianamente per capire chi con la ‘ndrangheta è andato a braccetto o ha fatto affari.





All’attività investigativa portata avanti in questi anni da magistratura e forze di polizia, segue ora una costante azione di vigilanza da parte del prefetto contro ogni tipo di collusione. Bonificare la pubblica amministrazione e tutelare l’economia legale sono le principali direttrici sulle quali Grieco si muove utilizzando la documentazione prodotta dalle varie inchieste antimafia. Dopo averla analizzato nei dettagli si procede con gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione del prefetto: l’interdittive e le commissioni d’accesso antimafia. “Sono misure di prevenzione – spiega Grieco a Calabria7 – che vengono messe in atto non per colpire la politica ma gli amministratori collusi. La nostra è un’iniziativa al servizio della politica onesta che si occupa del territorio e lavora per migliorare le condizioni dei cittadini. Allo stesso tempo colpiamo le imprese che riteniamo colluse e ridiamo spazio a quelle virtuose che lavorano onestamente. La finalità è aiutare l’economia legale e la stessa cosa vale per le commissioni d’accesso, altro strumento a favore della libertà e della democrazia per sostenere l’elettorato ad esprimersi liberamente senza i legami e i condizionamenti della criminalità organizzata”.

–Come si infiltrano le organizzazioni mafiose in questo territorio e quali sono i settori più a rischio?

“I modi per infiltrarsi sono tanti: sia attraverso le attività produttive e le imprese, mettendo le persone di fiducia, assumendo direttamente la direzione oppure aiutando gli amministratori compiacenti a vincere le elezioni e, quindi, amministrare un ente in modo da avere sempre un canale privilegiato. I settori ai quali facciamo particolarmente attenzione sono le attività di impresa e utilizzando le interdittive antimafia impediamo che quelle collegate con la criminalità organizzata possano operare sul mercato o quanto meno possano entrare in rapporto con la pubblica amministrazione. E’ semplicemente un criterio di selezione del contraente: se un’impresa ha collegamenti con la criminalità organizzata non può stipulare contratti con la pubblica amministrazione”.

-Che numeri ha la provincia di Vibo come interdittive antimafia

“Nonostante Vibo non sia una grande città e abbia dei numeri piuttosto ridotti nel 2022 abbiamo disposto 16 interdittive antimafia e altre 18 nel 2023. A queste si aggiungono due misure di prevenzione collaborative nel 2022 e tre nel 2023. L’interdittiva si applica quando ci sono situazioni verificate alla stregua di parametri normativi certi. Le misure collaborative sono invece uno strumento più soft che si utilizza nel momento in cui si riscontra che l’agevolazione alla criminalità organizzata sia solo occasionale. La maggior parte delle imprese colpite fanno ricorso al Tar ma dai dati che abbiamo a disposizione solo in pochissimi casi queste istanze vengono accolte”.

–Attualmente nel Vibonese sono a lavoro cinque commissioni d’accesso in altrettanti Comuni. Segnale di maggiore inquinamento?

“Non è così. Oggi noi, come forze di polizia, come Prefettura, abbiamo più elementi e più materiale sul quale lavorare.  E’ il materiale proveniente dall’attività molto intensa della Dda di Catanzaro che ci ha consentito di avere una visione molto più approfondita delle collusioni che potrebbero esistere in alcune realtà amministrative. Più commissioni d’accesso vuol dire anche che c’è maggiore attenzione da parte della Prefettura e delle forze di polizia verso questa tematica”.

– Molti si chiedono come mai la commissione d’accesso antimafia non è stata inviata nel Comune capoluogo di provincia?

“Tutto parte dalle informazioni che abbiamo a disposizione. Su molti Comuni non sono emerse criticità tali da giustificare una commissione d’accesso. E’ il caso del Comune capoluogo. Consideri che io sto qui da un anno e di Comuni ne ho esaminati tantissimi. Magari tra qualche mese avremo a disposizione altri elementi e gli enti che sono al momento fuori potrebbero essere interessati da questa attività”.

-La ‘ndrangheta è sempre in evoluzione. Cosa deve fare lo Stato per rimanere al passo con queste continue trasformazioni?

“Lo Stato deve continuare a fare con rigore ciò che sta facendo. Lo Stato si esprime nelle sue varie articolazioni. C’è l’autorità giudiziaria e, qui in Calabria, c’è la Dda di Catanzaro, competente in materia antimafia: una procura ben organizzata composta da magistrati attenti e capaci. Anche se è andato via il dottore Gratteri non significa che ha perso di incisività o di capacità di intervenire in modo risolutivo. Al vertice delle forze di polizia ci sono persone capaci che hanno tra i loro collaboratori funzionari e ufficiali in grado di leggere e interpretare le dinamiche del territorio e di costituire un valido supporto a quelle che sono le iniziative dei prefetti. Lo Stato si esprime nella lotta antimafia con un complesso di iniziative: buona organizzazione e ottimi elementi della magistratura. Anche qui a Vibo, ad esempio, abbiamo una procura di altissimo livello che fa un grande lavoro e anche questo permette a noi di lavorare sul versante amministrativo con più elementi e più dati da utilizzare per la nostra azione”.

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