28 Agosto 2026
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Concessioni balneari, attacco di Alecci a Occhiuto: “Sul ricorso alla Consulta una brutta figura della Giunta”

Il capogruppo del PD in Consiglio regionale critica il ritiro dell'impugnativa contro lo Stato decisa dall'esecutivo calabrese. Il dietrofront motivato dalla Giunta con il rischio di soccombenza legale diventa il terreno dello scontro sulle politiche per il comparto turistico.

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La gestione delle concessioni balneari riaccende lo scontro politico in Calabria. Al centro delle polemiche c’è la recente decisione della Giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto di ritirare il ricorso dinanzi alla Corte Costituzionale promosso contro le linee guida dello Stato. Un passo indietro che il consigliere regionale e capogruppo del Partito Democratico, Ernesto Alecci, definisce un’operazione di pura propaganda finita con una ritirata istituzionale.

La ricostruzione della vicenda e l’affondo dell’opposizione

La sequenza degli avvenimenti amministrativi nell’arco dell’ultimo quadrimestre rappresenta l’elemento centrale delle contestazioni mosse dall’esponente dem. Dalla prima approvazione in Consiglio fino al ripensamento dell’esecutivo, il percorso istituzionale ha subito un netto mutamento di rotta.

“Spesso l’arroganza offusca la mente, e in alcuni casi tutto questo si può trasformare in una gran brutta figura. Mi riferisco alla questione delle concessioni balneari riguardo cui, in questa estate rovente (non solo dal punto di vista climatico), il Presidente Occhiuto e la Giunta regionale stanno dimostrando di averci capito poco o nulla”, dichiara Ernesto Alecci.

“In meno di 4 mesi si è consumata, infatti, una tragicomica ritirata della Governance regionale che dimostra, ancora una volta, come la propaganda e il pressapochismo, alla fine, debbano sempre fare i conti con la realtà. La cronaca è impietosa: a maggio il Consiglio regionale approvava le norme sui lidi tra gli applausi delle associazioni di categoria; a giugno la Giunta annunciava il ricorso contro lo Stato; ad agosto, dopo aver verificato che il bando-tipo del MIT non invade le competenze regionali, la stessa Giunta decide di ritirarsi. In pochi mesi si è passati da “padroni a casa nostra” a “meglio non rischiare una sconfitta davanti alla Consulta””.

Il testo della delibera e il rischio di soccombenza legale

La svolta dell’amministrazione regionale è formalizzata nella delibera di Giunta numero 473 dello scorso 29 luglio. Nel provvedimento, l’esecutivo riconosce come lo schema di bando predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti miri essenzialmente alla tutela della concorrenza, senza intaccare le competenze residuali o concorrenti della Regione Calabria.

“Se il ricorso enunciava, infatti, censure impegnative nei confronti dello Stato per l’adozione del bando-tipo che, secondo la lettura di Occhiuto avrebbe indebitamente sottratto competenze alla Regione Calabria, la delibera della Giunta Regionale (n. 473 del 29/07/2026), solo qualche mese dopo, ammetteva che “il predetto schema di bando-tipo, predisposto dal ministero competente, reca disposizioni che mirano fondamentalmente alla tutela della concorrenza, senza incidere nelle materie di competenza residuale o concorrente della Regione, per come dettagliate ed individuate nel ricorso proposto, per cui non si appalesano lesive delle prerogative regionali””, prosegue il capogruppo del PD. “Ma c’è di più perché nella delibera si aggiungeva anche che ”siffatta circostanza potrebbe determinare una soccombenza della Regione nel contenzioso costituzionale avviato…”. La tempesta annunciata a inizio estate dal Presidente già a fine luglio si era, dunque, spenta in un bicchier d’acqua, amaro da bere per chi ha peccato di faciloneria, spinto dall’ossessione di trasformare tutto in clamore e propaganda mediatica e dalla volontà di giocare un ruolo di primo piano nella delicata partita delle concessioni”.

Le conseguenze sul settore balneare e le richieste di certezze

Secondo l’analisi del gruppo consiliare del Partito Democratico, l’atteggiamento dell’amministrazione regionale rischia di creare ulteriore incertezza in un comparto economico strategico, proprio in una fase in cui gli operatori del settore necessitano di quadri normativi definiti per la gestione degli impianti.

“Insomma, una figura barbina che dovrebbe preoccuparci, dal momento che la Regione non può essere guidata con tale improvvisazione. La cronologia è sempre la stessa: annunci, aspettative e l’ennesimo dietrofront. Il dato politico è chiaro: il presidente Occhiuto prima ha usato i balneari per fare propaganda, promettendo una battaglia epocale in difesa delle concessioni, ma poi, alla prova dei fatti, ha scelto una ritirata ordinata e l’ha presentata come senso di responsabilità. Ma i concessionari sanno distinguere una strategia da una resa. Una questione così importante per l’intera regione, non può essere trasformata in uno spettacolo politico. I concessionari non hanno bisogno di slogan o pose muscolari, ma di certezze”, conclude Alecci.

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