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18 Giugno 2026
18 Giugno 2026
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Consiglio regionale, la partita delle poltrone: tocca alle commissioni e la Vigilanza balla come l’ultima sedia al matrimonio

Capigruppo scelti, equilibri precari e commissioni pronte a esplodere come granate. Dietro il tono istituzionale, la vera danza del potere è appena partita

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A Palazzo Campanella il rito è sempre lo stesso: facce composte in aula, tensione che schizza nei corridoi. In superficie sembra tutto lineare, quasi un esercizio amministrativo: si votano i capigruppo, si sistema qualche casella, si mette ordine. Ma chi conosce il palazzo sa che qui ogni nomina è una fenditura, una mossa in una partita che non si gioca mai davanti alle telecamere.

Il Consiglio regionale ha sistemato la questione dei capigruppo mentre ancora pendono ricorsi e sussurri vari, eppure è un passaggio che pesa più di quanto appaia. È la fase in cui ognuno mostra il proprio peso specifico e, soprattutto, in cui si capisce chi conterà davvero quando si passerà alla sostanza: le Commissioni.

Centrodestra in ordine fotografico, Pd in ordine sparso

La maggioranza mette in scena una compattezza che sa di scenografia. Forza Italia promuove Domenico Giannetta, la lista Occhiuto Presidente sceglie Pierluigi Caputo,
Fratelli d’Italia conferma Angelo Brutto come presidio del partito, mentre la Lega individua in Giuseppe Mattiani. Gli altri due leghisti, Greco e Bevilacqua, restano in seconda fila, come previsto da una geometria che non ammette deviazioni. I Noi Moderati restano fedeli alla linea e confermano Vito Pitaro.

Il Partito Democratico, invece, si presenta al tavolo come chi prova a tenere insieme una famiglia che non si sopporta. Il capogruppo diventa Ernesto Alecci, scelta che ha lasciato più d’una sopracciglia sollevata, anche perché fino a pochi giorni fa si parlava di un suo possibile ruolo nell’Ufficio di Presidenza, poi assegnato a Giuseppe Ranuccio. E intanto, dietro, Giuseppe Falcomatà rimane fuori da tutto, con un silenzio che dice molto più delle dichiarazioni ufficiali.

Le forze minori confermano i propri volti: Enzo Bruno per Tridico Presidente,
Elisa Scutellà per il M5S, Francesco De Cicco per i Democratici Progressisti,
Filomena Greco per Casa Riformista. L’unico dettaglio in movimento potrebbe arrivare dal possibile ingresso di Elisabetta Barbuto, da Bruxelles a Palazzo Campanella se Pasquale Tridico lasciasse il seggio europeo. Ma nulla cambierebbe nei pesi interni.

Commissioni: dove si fanno i giochi veri

È nella fase successiva che le maschere cadono. Le otto Commissioni sono il vero cuore pulsante della legislatura: qui si decide ciò che conta, dal Bilancio alla Sanità, dalla Programmazione ai Controlli. La maggioranza, per ora, dà un segnale: saranno privilegiati i consiglieri che non hanno ancora incarichi istituzionali.

Ed è da qui che emergono i nomi che faranno parlare nei prossimi giorni: Sergio Ferrari, Elisabetta Santoianni e Marco Polimeni come vertici naturali in area forzista; Rosaria Succurro ed Emanuele Ionà come riferimenti della lista del presidente; Orlandino Greco per la Lega, Riccardo Rosa per Noi Moderati. Poi c’è Filippo Pietropaolo, che in questa fase sembra un dettaglio ma potrebbe diventare un detonatore. È supplente, sì, ma in Fratelli d’Italia nessuno lo considera una comparsa. Anzi: c’è chi dice che il partito voglia una presidenza pesante, magari proprio quella del Bilancio, e se così fosse gli equilibri interni cambierebbero in un secondo.

La Vigilanza, la poltrona che nessuno vuole mollare

E mentre tutti misurano distanze e spinte, resta il nodo più delicato: la Commissione Vigilanza. È la poltrona che per tradizione va all’opposizione, ma nell’opposizione oggi c’è più competizione che nelle primarie americane. Il Pd la reclama (Madeo?), il M5S la pretende, la lista Tridico Presidente la rivendica. La maggioranza osserva la scena con un sorriso: la Vigilanza sarà usata come leva, come contrappeso, come ultimo scambio utile per chiudere senza traumi la mappa degli incarichi. Sarà l’ultima casella a cadere, l’ultima tessera nel mosaico o se preferite l’ultima sedia da assegnare.

Potere distribuito con precisione chirurgica, ma niente è stabile

Ufficialmente il Consiglio regionale sembra ordinato, pacificato, ben distribuito. In realtà l’assetto è ancora fluido, vibra sotto la superficie come una linea elettrica scoperta.
Capigruppo sistemati, Ufficio di Presidenza definito, Commissioni quasi pronte: la macchina è avviata, ma nessuno si illude che sia definitiva. I prossimi giorni chiariranno chi ha davvero vinto e chi ha semplicemente salvato la faccia. Una cosa però è certa: in Calabria il potere non si annuncia mai. Si riconosce dal rumore che fa quando cambia stanza.

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