I depositi restano dove sono. Per altri vent’anni. È questo il cuore della determinazione conclusiva con cui l’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio ha rinnovato la concessione demaniale marittima alla Meridionale Petroli Spa per l’impianto costiero di oli minerali nel porto di Vibo Valentia Marina. Un atto amministrativo formalmente lineare, ma politicamente delicato. Perché arriva nonostante la formale opposizione del Comune e cristallizza una scelta che segnerà il futuro del waterfront vibonese fino alla metà degli anni Quaranta. L’atto non lascia spazio a interpretazioni: la concessione è rinnovata, l’area resta occupata, l’attività continua. Fine della partita. Almeno per ora.
Il rinnovo ventennale: cosa è stato deciso
La determina firmata a Gioia Tauro dà di fatto l’autorizzazione all’istanza di rinnovo presentata dalla società e conferma l’occupazione di 26.754,24 metri quadrati di area demaniale marittima nella zona ovest del porto. Dentro quei confini restano il deposito costiero di oli minerali, gli uffici, i magazzini, la sala pompe e gli impianti accessori già esistenti. Non si tratta di una proroga tecnica o di un’estensione temporanea. È un rinnovo per vent’anni, pieno, con effetti che si proiettano ben oltre l’attuale ciclo amministrativo locale. L’Autorità Portuale, nella parte dispositiva, chiarisce che l’istruttoria tecnico-amministrativa si è conclusa con esito favorevole e che l’istanza è da ritenersi accoglibile “allo stato degli atti”. Tradotto: non emergono elementi ostativi tali da bloccare la continuità dell’attività industriale.
La Conferenza di Servizi: il passaggio decisivo
La decisione non nasce in modo isolato. È il risultato di una Conferenza di Servizi convocata ai sensi della legge 241 del 1990, il cui verbale è datato 19 dicembre 2025. In quella sede sono stati acquisiti i pareri degli enti coinvolti nel procedimento. Dai documenti emerge un quadro prevalentemente favorevole. I Vigili del Fuoco hanno espresso parere positivo attestando la regolarità dell’impianto rispetto alla normativa antincendio. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha richiamato la disciplina che qualifica i depositi costieri come infrastrutture rientranti tra quelle energetiche strategiche, inserendoli nel perimetro della sicurezza degli approvvigionamenti nazionali. L’Agenzia delle Dogane ha rilasciato l’autorizzazione necessaria, passaggio tecnico ma imprescindibile per un deposito di questo tipo. Anche l’ASP – Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro ha espresso parere favorevole, pur indicando prescrizioni operative relative all’aggiornamento del documento di valutazione dei rischi, alla gestione delle interferenze e al coordinamento dei piani di emergenza. Si tratta di condizioni tecniche, non di dinieghi. Il dato che conta è questo: nella valutazione complessiva, la posizione prevalente degli enti è risultata favorevole al rinnovo. Tutto documentato da Calabria7 con un ampio reportage che di fatto aveva già anticipato la decisione finale e il braccio di ferro tra Stato e Comune.
Il no del Comune: incompatibilità e rischio
La frattura emerge nelle pagine finali del fascicolo. Tra la pagina 19 e la 23 è riportata la posizione del Comune di Vibo Valentia, che esprime una opposizione formale al rinnovo ventennale. Il Comune sostiene che l’area portuale interessata abbia ormai assunto una vocazione turistica incompatibile con la presenza di uno stabilimento classificato a rischio incidente rilevante ai sensi della normativa Seveso. Nei documenti si fa riferimento alla prossimità con spiagge, attività di ristorazione e centro abitato, elementi che secondo l’amministrazione comunale aggraverebbero il potenziale impatto di un eventuale incidente.
La proposta alternativa non è la chiusura immediata, ma un rinnovo breve accompagnato da un piano di delocalizzazione verso un’area industriale dedicata, con l’attivazione di un tavolo tecnico permanente. Tuttavia, quella posizione resta isolata nel quadro complessivo della Conferenza di Servizi. La conclusione del Comune è netta: parere totalmente negativo al rinnovo ventennale.
Perché l’opposizione non ha fermato l’atto
La chiave giuridica sta negli articoli 14-ter e 14-quater della legge 241 del 1990. La norma prevede che, all’esito della Conferenza di Servizi, l’amministrazione procedente possa adottare la determinazione motivata di conclusione tenendo conto delle posizioni prevalenti espresse. Nel caso in esame, l’Autorità Portuale ha ritenuto che il complesso dei pareri favorevoli superasse il dissenso del Comune. Inoltre, l’attività del deposito viene inquadrata come infrastruttura energetica strategica, elemento che rafforza l’interesse pubblico alla continuità dell’impianto. Il dissenso dell’ente locale non è stato giudicato sufficiente a ribaltare l’esito del procedimento.
Gli effetti concreti: cosa cambia per Vibo Marina
Dal punto di vista operativo, la situazione resta invariata. Meridionale Petroli può continuare l’attività per altri vent’anni. L’area demaniale resta occupata dal deposito. Le prescrizioni tecniche dovranno essere rispettate e aggiornate nel tempo, ma non c’è alcuna sospensione o riduzione dell’operatività. Resta aperta la questione della delocalizzazione, ma non è imposta dall’atto. Eventuali sviluppi futuri potranno derivare solo da accordi politici, nuovi strumenti di pianificazione o da iniziative giudiziarie.
Un atto che pesa sul futuro del porto
La determinazione dell’Autorità Portuale non è soltanto un passaggio burocratico. È una scelta che incide sulla configurazione del porto di ViboMarina e sul rapporto tra industria energetica e sviluppo turistico. Il documento certifica che, allo stato degli atti, l’interesse alla continuità dell’infrastruttura è stato ritenuto prevalente rispetto alle perplessità espresse dal Comune. Il conflitto tra visioni resta, ma sul piano amministrativo la partita, per ora, è chiusa. Vent’anni sono un orizzonte lungo. E dentro quell’orizzonte, il deposito petrolifero continuerà a essere parte integrante del paesaggio portuale vibonese.







