14 Agosto 2026
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Emodinamica di Lamezia, Bruno incalza la Regione: “Perché resta fuori dalla rete delle emergenze?”

Il capogruppo di Tridico Presidente chiede chiarezza su bacino di utenza, trasferimenti, tempi di intervento e risorse pubbliche investite. Nel mirino anche la scelta di non prevedere l'operatività H24 per l'ospedale Giovanni Paolo II

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Perché l’Emodinamica dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme è stata programmata con operatività H6/H12, sostanzialmente destinata alle attività programmate, senza essere inserita nella Rete SCA per la gestione delle emergenze legate allo STEMI? È la domanda al centro dell’interrogazione a risposta scritta presentata dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, e indirizzata al presidente della Giunta regionale.
“Parliamo di una sala già realizzata e attrezzata attraverso un rilevante investimento di risorse pubbliche, la cui piena attivazione è attesa da anni. Occorre conoscere le valutazioni tecniche che hanno determinato l’attuale configurazione e verificare se risponda davvero ai bisogni del territorio”, afferma Bruno.
La questione si inserisce nel percorso della programmazione regionale della rete cardiologica e, in particolare, nelle modifiche intervenute tra il DCA 78 del 26 marzo 2024 e la più recente DGR 400 del luglio 2026.

Dal DCA 78 alla nuova programmazione regionale

Il DCA 78 aveva attribuito a Lamezia Terme una configurazione EL/EM, relativa a un punto di Elettrofisiologia con previsione di attività di Emodinamica, contemplando anche la possibilità di un inserimento nella Rete SCA attraverso un successivo riassetto organizzativo con l’Hub o con uno Spoke di riferimento.
La DGR 400 ha invece previsto per Lamezia Terme, Paola e Rossano laboratori di Emodinamica con operatività H6/H12, destinati alla diagnostica invasiva, al follow-up e alle attività programmate. I tre presidi restano così fuori dalla gestione dello STEMI.
Nel caso di Lamezia, la nuova configurazione mantiene Cardiologia e UTIC, ma non individua il “Giovanni Paolo II” come centro di Emodinamica per le emergenze.
“La questione non può essere ridotta a una contrapposizione tra territori né alla sola distanza tra Lamezia e Catanzaro. Bisogna considerare il bacino effettivamente servito, la provenienza dei pazienti, il numero degli STEMI e delle PTCA, i trasferimenti verso altri centri e soprattutto i tempi reali che intercorrono tra la diagnosi e l’accesso alla riperfusione”, sottolinea Bruno.

Il nodo del bacino di utenza

Secondo il consigliere regionale, proprio il bacino potenziale rappresenta uno degli elementi che la Regione dovrebbe chiarire. Una precedente interrogazione parlamentare, nel 2021, aveva infatti evidenziato come l’area di riferimento del “Giovanni Paolo II” potesse estendersi, oltre alla città e al Distretto lametino, anche al territorio di Vibo Valentia e al basso Cosentino fino ad Amantea.
Il riferimento normativo è anche il DM 70, che individua per l’Emodinamica un bacino compreso indicativamente tra 300mila e 600mila abitanti.
Da qui la richiesta di conoscere quale bacino sia stato effettivamente attribuito a Lamezia, quali territori e flussi siano stati presi in considerazione e quanti pazienti residenti nell’area, negli ultimi cinque anni disponibili, siano stati sottoposti a coronarografia o PTCA presso l’Azienda ospedaliero-universitaria “Renato Dulbecco” o in altri centri, distinguendo gli interventi eseguiti per STEMI.

Trasferimenti e tempi: la Regione dovrà fornire i numeri

L’interrogazione punta quindi a ottenere dati concreti sui trasferimenti dei pazienti con sindrome coronarica acuta. Bruno chiede di sapere quanti siano quelli trasferiti ogni anno e quali siano i tempi medi effettivi tra la diagnosi e l’ingresso in Emodinamica.
La richiesta riguarda anche le diverse fasi del percorso: la permanenza del paziente nel presidio lametino, l’attivazione del trasferimento e il successivo trasporto verso il centro di destinazione.
L’obiettivo è verificare l’effettiva sostenibilità dell’attuale assetto alla luce dei tempi necessari per raggiungere un centro della Rete SCA.

Il confronto con Crotone

Nell’interrogazione viene chiesto anche un confronto con Crotone, dove la programmazione regionale ha previsto l’attivazione dell’Emodinamica proprio considerando la distanza da Catanzaro e i pazienti dell’Asp crotonese trattati nell’Hub.
Bruno chiede che gli stessi indicatori vengano messi a disposizione per Lamezia Terme, così da permettere una valutazione omogenea, trasparente e basata sui dati.
Tra le questioni sollevate figurano inoltre l’eventuale esistenza di pareri o prescrizioni del Ministero della Salute e del Tavolo DM 70, l’ammontare delle risorse pubbliche impiegate per realizzare e attrezzare la sala di Emodinamica e la data dalla quale le apparecchiature risultano effettivamente disponibili.

“Va rivalutata l’ipotesi dell’H24”

Bruno chiede infine quando sarà concretamente attivata l’Emodinamica H6/H12 prevista dalla DGR 400, con quale dotazione di personale, quale organizzazione e quale volume di attività.
Ma soprattutto, il consigliere vuole sapere se la Regione intenda rivalutare l’inserimento di Lamezia nella Rete SCA con operatività H24.
“Prima di considerare definitivamente esclusa questa possibilità è necessario disporre di tutti i dati. La Regione deve spiegare con chiarezza quale futuro intenda assegnare a una struttura già finanziata e attrezzata e garantire che le scelte siano fondate sui reali bisogni sanitari della popolazione”, conclude Bruno.

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