Il 21 luglio 2026 la Giunta regionale adotta il documento tecnico che stabilisce dove si curano gli infarti in Calabria e in quanto tempo.
Il testo, elaborato da Azienda Zero, dichiara di dare attuazione al Dca 78/2024, il decreto con cui Roberto Occhiuto, allora commissario ad acta alla sanità, ridisegna la rete ospedaliera e le reti tempo-dipendenti. Un documento che come vedremo è bene tenere in mente.
Quel decreto, per il Giannettasio di Rossano, prevede la collocazione e il potenziamento delle attività cardiologiche e l’implementazione dell’attività di Emodinamica «anche ai fini dell’inserimento nella rete SCA», aggiungendo che le scelte sui due presidi dello spoke – l’altro è il Compagna di Corigliano – devono essere coerenti con la visione unitaria dell’ospedale della Sibaritide.
Nella Rete Sca approvata pochi giorni fa, però, quella previsione sparisce. Alla riga dedicata a Rossano, sotto la colonna “Emodinamica”, compare un “no”.
L’ospedale della Sibaritide, trecento milioni di euro, 376 posti letto, in venti pagine di programmazione regionale non viene nominato una sola volta, mentre a Insiti i lavori proseguono seppur lentamente.
Due atti della stessa amministrazione, a distanza di due anni, dicono cose opposte sullo stesso reparto e sulla stessa città. Chi abbia cambiato idea, in quale sede e con quale istruttoria, dagli atti pubblici non lo si evince.
Lo fa bene intuire, come vedremo, Vittoria Baldino.
Due città, la stessa sottrazione
Il caso Rossano non è isolato. Anche l’emodinamica dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia risulta prevista nella programmazione della rete ospedaliera e assente dalla rete SCA adottata lo stesso 21 luglio.
Lo denunciano l’Osservatorio civico Città Attiva e il Comitato San Bruno, che chiedono la convocazione urgente della Conferenza dei sindaci. Il NurSind rivendica servizi salvavita per cittadini che non accettano di essere considerati di serie B mentre il primario di Cardiologia Michele Comito contesta il ruolo di fanalino di coda assegnato alla provincia.
Le due sale dedicata all’elettrofisiologia promesse dalla programmazione e sparite dalla rete dell’infarto riguardano, «guarda caso – dichiara la vicepresidente del M5S Vittoria Baldino, sempre attenta alle cose calabresi – le due importanti città calabresi che sono governate dal fronte progressista».
Vibo Valentia è amministrata da Enzo Romeo, esponente del centrosinistra come Flavio Stasi a Corigliano Rossano, tutti e due sostenuti da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, tra gli altri.
Dove invece la sala si apre
Il confronto con il resto della regione rende le coincidenze difficili da comprendere.
Prendiamo Crotone. Il documento approvato dalla giunta regionale riporta che i pazienti dell’area ionica centrale continueranno a essere trattati al Policlinico universitario “nelle more dell’avvio dell’attività emodinamica” a nel capoluogo pitagorico.
Il 22 luglio, il giorno dopo l’adozione in Giunta, al “San Giovanni di Dio” si eseguono le prime coronarografie, e il 28 arriva il taglio del nastro con i vertici di Azienda Zero e del Dipartimento Salute.
Due mesi prima, alle comunali del 24 e 25 maggio, il sindaco uscente Vincenzo Voce, eletto nel 2020 alla guida di una coalizione interamente civica, viene rieletto al primo turno come candidato del centrodestra. Il sostegno di Forza Italia viene annunciato a febbraio dal coordinatore regionale Francesco Cannizzaro.
Restano Locri e Polistena, che il documento elenca tra le strutture dotate di emodinamica. Sul territorio quelle sale esistono per ora soltanto negli atti, tanto che già a dicembre 2024 il sindaco di Polistena Michele Tripodi denuncia che il DCA 360 derubrica l’istituzione di emodinamica, oncologia, neonatologia e neurologia previste dall’atto aziendale dell’Asp.
Nella rete dell’infarto calabrese, chi ha la sala di emodinamica la vede inaugurare e chi non ce l’ha se la vede prescritta, salvo per l’ospedale della Sibaritide e Vibo Valentia, in cui viene “magicamente” cancellata.
La deroga che vale per tutti tranne che per loro
L’obiezione tecnica prevedibile riguarda i volumi minimi. Il documento però la smonta da solo.
Dopo aver richiamato il decreto ministeriale che fissa in 250 angioplastiche annue e 75 primarie le soglie di sicurezza, il testo afferma che in Calabria vanno considerati gli aspetti di viabilità e di territorio che rendono necessarie emodinamiche anche con volumi inferiori a quei parametri, per garantire tempestività dove il tempo decide l’esito.
La deroga viene riconosciuta giustamente a Castrovillari, che nel 2025 si ferma a 200 angioplastiche totali e 39 primarie, sotto entrambe le soglie, e che nel documento riceve per giunta la copertura dell’intera area ionica senza che il testo le attribuisca mai l’operatività ventiquattro ore su ventiquattro – il servizio di emodinamica al Ferrari è al momento attivo solo sei ore al giorno – riconosciuta poi all’Annunziata di Cosenza e alla clinica privata Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo.
Ma anche a Crotone, a Locri e a Polistena.
«Non viene riconosciuta all’unico tratto di costa privo di emodinamica – specifica la deputata del Movimento cinque stelle calabrese – per oltre centosettanta chilometri, quello compreso tra Crotone e il confine lucano, in cui Corigliano Rossano rimane il solo presidio dotato di Cardiologia e Unità coronarica».
C’è poi un dettaglio numerico. La Regione calcola un fabbisogno di circa 3.848 angioplastiche l’anno e conclude che “sono necessari 7 laboratori”. Nella pagina successiva il documento “Rete SCA – Sindrome Coronarica Acuta” approvato dalla giunta regionale, elenca sette strutture pubbliche per un totale di otto laboratori, ai quali si aggiunge quello privato accreditato di Belvedere: nove sale a fronte delle sette dichiarate necessarie, “e nessuna delle due in più sullo Ionio settentrionale”, specifica Baldino.
Prima la medicina nucleare, poi l’emodinamica
La sottrazione dell’emodinamica allo spoke di Corigliano Rossano arriva su un terreno già minato nei mesi scorsi. A novembre la Medicina nucleare esce dai tavoli di concertazione tra Regione, concessionaria dell’ospedale della Sibaritide e Asp di Cosenza, benché il piano economico-finanziario del nuovo presidio previsto a Insiti la preveda insieme all’unico ciclotrone programmato in Calabria e il bunker sia già realizzato.
Il particolare che allora passa inosservato, oggi diventa fondamentale: nel parere reso sugli elaborati della variante tecnico-sanitaria, l‘Asp di Cosenza scrive che quel servizio serve a completare il percorso cardiologico, consentendo la scintigrafia del cuore.
Al nuovo ospedale viene tolta, quindi, prima la diagnostica cardiologica avanzata, poi la sala di elettrofisiologia in cui quella diagnosi viene curata con un intervento.
Il sindaco Stasi lo dice a febbraio, quando accusa la Regione e il commissario dell’Asp di aver avviato lo smembramento degli Spoke e si chiede a cosa servirà un presidio privo di medicina nucleare, di emodinamica e di una interventistica seria.
Insomma, la struttura verrà consegnata nuova di zecca, super tecnologica ma con il profilo assistenziale di uno Spoke vecchio di almeno quindici anni.
I minuti che mancano
I parametri li fissa lo stesso documento relativo alla Rete SCA e sono quelli europei. Dalla diagnosi elettrocardiografica alla disostruzione della coronaria devono passare non più di 120 minuti; dentro il laboratorio se ne consumano trenta; il tempo di permanenza in un pronto soccorso sprovvisto di sala va contenuto in 30 minuti e il trasporto verso l’Hub non dovrebbe superarne 60.
Insiti e il “Ferrari” di Castrovillari sono separati da circa settanta chilometri di statale ionica e innesto autostradale, per raggiungere l’Annunziata di Cosenza ne servono centinaio. Il paziente che si presenta da solo al pronto soccorso consuma l’intero budget di trasporto nel primo caso e lo supera abbondantemente nel secondo.
L’esito lo scrive il documento: quando i tempi non consentono l’angioplastica entro i 120 minuti, si somministra la trombolisi. E dunque il trattamento farmacologico, che le linee guida collocano in subordine, in estrema ratio, diventa la strategia ordinaria per il bacino della Sibaritide e per una popolazione estiva che moltiplica le presenze.
Un percorso ricopiato dal Friuli Venezia Giulia
Al documento sulla rete SCA è allegato il percorso diagnostico terapeutico assistenziale per l’infarto. Quel percorso è il documento omonimo della Regione Friuli Venezia Giulia, pubblicato nel gennaio 2019 dalla Direzione centrale salute e tuttora scaricabile dal sito regionale friulano.
La sovrapposizione riguarda il documento intero. Coincidono parola per parola la premessa, lo scopo con i suoi tre obiettivi, i destinatari, la definizione di NSTEMI con i tipi 1 e 2, i tre scenari di emergenza, urgenza ed elezione, la stratificazione del rischio con le soglie del GRACE, la tabella della terapia farmacologica con tutte e sei le note di legenda, il capitolo sulla cardiologia riabilitativa, la fase post-ospedaliera, gli indicatori, le matrici assistenziali e gli allegati.
Coincide la bibliografia, che nell’atto calabrese approvato nel 2026 si ferma al 2018 perché è quella friulana del 2019.
Restano dentro i pezzi che l’adattamento non ha rimosso. Nella matrice sul paziente fragile il testo prescrive il trasferimento verso «Medicina d’Urgenza, Medicina, DIP Gemona». Già, Gemona, in provincia di Udine.
Nel glossario sopravvivono la SORES, che è la sala operativa regionale dell’emergenza sanitaria friulana, il CREU e il PEU, che è il piano dell’emergenza urgenza approvato dalla Giunta di quella regione nel 2015, e l’AdE. Sopravvivono il triage da eseguire secondo un «modello regionale» mai allegato e le placche di defibrillazione del «LIFEPACK in dotazione», marca compresa.
Che la lettura ci sia stata, però, è dimostrato. In un punto della matrice il redattore ha sostituito la «Centrale SORES» con la «Centrale 112», e in un altro ha sostituito il rinvio al «documento relativo CREU» con il rinvio al documento sui trasporti secondari. Le sigle friulane le ha viste e le ha cambiate due volte, lasciandole ovunque altrove.
Una modifica di sostanza è stata eseguita. La tabella dei criteri di rischio che il documento friulano attribuisce alle linee guida europee del 2015, nella versione calabrese viene attribuita a linee guida europee del 2024, che non sembrano esistere: le raccomandazioni dell’European Society of Cardiology sulle sindromi coronariche acute sono del 2023, e sono quelle richiamate dal documento madre.
Un percorso diagnostico-terapeutico, insomma, dice a un medico dove inviare un paziente e chi chiamare.
Se manda il paziente fragile in un dipartimento del Friuli Venezia Giulia, significa che nessuno lo ha riletto prima di allegarlo a una delibera.
«La questione – tuona Baldino – non riguarda il diritto d’autore. Un percorso diagnostico-terapeutico dice a un medico dove mandare un paziente e chi chiamare, e se contiene il nome di un ospedale friulano, quel percorso non è stato letto da nessuno prima di finire in una delibera di Giunta. Con quale autorevolezza si nega un reparto salvavita invocando rigore e programmazione, dopo aver approvato un percorso clinico che manda i pazienti calabresi a Gemona del Friuli?»
La risposta della Regione e le domande che restano
Al posto delle due sale di elettrofisiologia cancellate la Regione offre una formula, contenuta nella delibera di Giunta numero 400 del 21 luglio 2026: protocolli operativi con i centri Hub ed équipe itineranti di emodinamica, in nome della medicina di prossimità.
Il presidente della Conferenza dei sindaci del Vibonese, Salvatore Fortunato Giordano, riferisce di essere stato rassicurato dal direttore generale del Dipartimento Salute Ernesto Esposito sul fatto che non ci sia alcuna volontà di escludere Vibo, e chiede all’Asp di allestire i locali senza i quali il servizio itinerante non può nemmeno partire.
Una squadra che si sposta può eseguire procedure programmate. L’angioplastica primaria sull’infarto in atto richiede una sala aperta ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, con personale in pronta disponibilità e volumi sufficienti a mantenere la mano dell’operatore: lo prescrive lo stesso documento regionale, quando stabilisce che le emodinamiche garantiscano le prestazioni in h24. Nessun atto quantifica orari, personale e volumi delle équipe itineranti.
«Alla Regione e ad Azienda Zero – conclude Vittoria Baldino – spetta ora dire con quale istruttoria la previsione di emodinamica contenuta nel Dca78/2024 sia venuta meno. Ma soprattutto perché la deroga ai volumi minimi valga per quattro presidi e non per i due bacini rimasti fuori dai tempi raccomandati ed anche con quale atto e quale cronoprogramma le sale di emodinamica degli ospedali della Sibaritide e Jazzolino entreranno nella rete dell’infarto. Credo sia necessario portare le due questioni Corigliano Rossano e Vibo Valentia in Consiglio regionale prima che sia troppo tardi, ma soprattutto spiegare ai cittadini perché un presidio da trecento milioni nasce senza il reparto che salva chi ha un infarto ed un altro che sta per nascere ne risulta privo in partenza».












