3 Novembre 2026
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Futuro Nazionale in Calabria, la dirigente Cuomo racconta i segreti dei vannacciani: “Vi spiego dove vogliamo arrivare”

Tessere, incarichi e ambizioni parlamentari: Iolanda Cuomo traccia la rotta del partito di Vannacci e avverte: “Servono capacità e competenze, e quelle non si contano, si dimostrano”. Sulle candidature frena i totonomi e punge Occhiuto

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È una delle dirigenti più preparate di Futuro Nazionale, ma è anche tra i primissimi ad aver radicato in Calabria il progetto del Generale Vannacci. Iolanda Cuomo, background formativo e professionale di assoluto rilievo, con due lauree magistrali in Giurisprudenza ed Economia e Commercio conseguite entrambe con 110 e lode, vanta una solida esperienza in società ed enti locali, maturata a stretto contatto con le opportunità europee e con gli strumenti di finanza agevolata.

Profilo tecnico, competente sui dossier più complessi, Cuomo rappresenta una delle figure di riferimento per l’organizzazione del movimento sul territorio calabrese. C’è chi la indica come possibile candidata alle prossime elezioni parlamentari, altri invece la vedono ben posizionata per il Coordinamento Provinciale di Cosenza. Di certo, avrà vita difficile in un partito a forte trazione maschile, anche se – assicurano voci interne al movimento non certo invidiose – il Generale si sarebbe accorto di lei.

Mi spiega cosa sta accadendo in Futuro Nazionale? Si parla di frotte di tesserati che abbandonano.

“Accade ciò che accade a ogni partito che nasce: si assesta. Siamo in piena fase costituente, e in queste stagioni il carro si fa affollato: salgono passeggeri di ogni provenienza, alcuni già avvezzi a molte altre stazioni, tutti alla ricerca, com’è umano, di un posto al sole. Il tempo, galantuomo, provvede da sé a distinguere chi viaggia per servire da chi viaggia per accomodarsi. Del resto, aver tesserato molte persone non dà alcun diritto a una poltrona: la politica, per nostra fortuna, non è una bilancia. Servono capacità e competenze, e quelle non si contano, si dimostrano. La militanza, poi, è servizio e fatica, e di rado fa rima con rendita di posizione. I comitati, fatti di militanti che si sacrificano per il partito, meritano gratitudine, ma non sono organi dirigenziali, e chi ha raccolto molte tessere non può per questo considerarsi chiamato automaticamente a ricoprire un ruolo di direzione. Per chi sceglie un’altra strada, buon cammino. Altri arrivano, ogni giorno, e sono persone serie, che sanno cosa significa militare e cosa significa fare politica. Le “frotte” che escono le lascio volentieri ai titolisti, che di fantasia, per mestiere, non sono mai a corto. Noi, intanto, andiamo verso il primo congresso, sotto la guida dell’on. Furgiuele, che ci sta traghettando verso quell’appuntamento il prossimo autunno, quando le cariche saranno elette per il prossimo triennio”.

I capilista bloccati per le parlamentari sono stati già definiti, Furgiuele e Giannetta?

“Li dà già per fatti con una sicurezza che mi lusinga, ma ad oggi nessuno è stato nominato, né per le cariche di partito né tantomeno per le liste. E non spetta a me deciderlo: le candidature si definiranno a tempo debito e nelle sedi proprie, con buona pace dei totonomi, che in questa stagione fioriscono come i funghi. Posso dirle che nutro sincera stima sia per il consigliere regionale Giannetta sia per l’onorevole Furgiuele. Quest’ultimo sta svolgendo un ottimo lavoro sui territori, per costruire una classe dirigente valida, capace di affermare il partito. Quanto a Giannetta, i numeri parlano per lui: in alcuni comuni ha raggiunto il 14,9% in un collegio che non era interamente il suo. Oppido Mamertina, ad esempio, dove è stato sindaco, non rientrava nemmeno tra i comuni votanti. Un risultato notevole, per chi si dice abbia poca voce. Mi permetta infine un’osservazione: aspirare al Parlamento non è una colpa. È l’approdo naturale di una forza politica, che esiste per far eleggere deputati e senatori, uomini e donne capaci e validi, all’interno del partito, che portino in aula le istanze dei cittadini. Colpa, semmai, sarebbe mandarci chi non è all’altezza.”

Perché il fenomeno Vannacci si sta spompando in alcuni sondaggi? Vuoi vedere che la rincorsa è partita troppo presto e qualche nodo sta venendo al pettine?

“Dei sondaggi ho imparato a fare ciò che si fa con le previsioni del tempo: li consulto, ne prendo nota e porto comunque l’ombrello. La comunicazione, certo, ha il suo peso, e talvolta viene impiegata come strumento di orientamento delle masse: un numero ben collocato al momento opportuno può servire a indirizzare l’opinione più che a fotografarla. Ma gli italiani non sono stupidi, e distinguono assai bene ciò che viene raccontato da ciò che vedono accadere intorno a loro. Un partito nato a febbraio che cresce giorno dopo giorno, anche in Calabria, non mi pare un motore che si spegne: semmai uno che si scalda, e si scalda tanto più quanto più si discute della sua temperatura. I nodi che verrebbero al pettine sono quelli di ogni fase costituente, e il pettine, del resto, esiste proprio per questo. I nodi veri sono quelli dei partiti con trent’anni di storia e sempre le stesse facce”.

Mi dica una cosa, Cuomo: che percezione ha lei del governo regionale? Glielo chiedo perché Giannetta mi appare muto.

“Definire “muto” il consigliere Giannetta mi pare un autentico paradosso: chi ha scelto di lasciare una posizione di maggioranza, lamentando le dinamiche tossiche del partito in cui militava, ha compiuto un gesto di grande coraggio. In politica si tace per convenienza, si parla quando si è disposti a pagare un prezzo, e lui ha avuto molto coraggio, dimostrando in questa fase di tenere di più a una buona politica per la nostra terra piuttosto che alla poltrona di potere. Quanto alla giunta, mi limito a osservare che tra il racconto e la quotidianità c’è ancora qualche tratto di strada da percorrere. Di progetti e annunci, in questi anni, ne abbiamo visti parecchi, e ben vengano: ora si tratta di vederli arrivare a destinazione. Sanità, infrastrutture e collegamenti sono i temi su cui i calabresi misurano ogni giorno il lavoro delle istituzioni, e sono i primi a sapere dove il futuro è già arrivato e dove si sta ancora facendo attendere. A giudicare saranno loro, con quel buon senso che di solito non ha bisogno di comunicati.

Sull’azione del governo regionale meriterebbe, del resto, una discussione a parte, corposa e senza fretta: punto per punto, con numeri e dati alla mano, dalla spesa ai fondi europei, dal turismo alla sanità, dalle infrastrutture al resto. Sarebbe una lettura istruttiva, anche per chi è abituato a raccontare i numeri più che a leggerli. Lo faremo volentieri, in altra sede e con il tempo che merita. A titolo personale, ho qualche perplessità sulla rotta che il presidente Occhiuto sembra voler tracciare: il centrodestra ha una sua identità, specie sui temi della famiglia e dei diritti, e un eventuale cambio di direzione dovrebbe spiegarlo ai suoi elettori prima di percorrerlo. Si ha l’impressione, infatti, che si voglia pescare in altri bacini di voti per arginare il vento che soffia forte, cercando riparo in porti diversi da quelli da cui si è partiti”.

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