6 Luglio 2026
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Governance Poll, stangata per Caruso e Fiorita: Cosenza e Catanzaro bocciano i sindaci del centrosinistra

Il flop dei due sindaci nella classifica del Sole 24 Ore a pochi mesi dal ritorno alle urne. A Vibo Enzo Romeo galleggia ma perde consensi e la luna di miele con i suoi concittadini sembra già finita

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Non sarà un’elezione, non sarà una sentenza, non sarà neppure il verbale definitivo di una bocciatura popolare. Ma il Governance Poll 2026 del Sole 24 Ore e di Noto Sondaggi ha comunque il pregio crudele dei numeri: toglie la cipria, spegne le luci della propaganda e lascia i sindaci davanti allo specchio. E in Calabria lo specchio non restituisce un’immagine particolarmente rassicurante per il centrosinistra.

I due dati più pesanti riguardano Franz Caruso a Cosenza e Nicola Fiorita a Catanzaro, entrambi finiti nella parte bassa della graduatoria nazionale. Il primo si ferma al 46%, il secondo al 47%. Due percentuali sotto la soglia psicologica del 50%, due segnali politici che arrivano nel momento meno comodo: quando le coalizioni iniziano già a ragionare sulle prossime urne, sulle candidature, sui posizionamenti e sui conti interni da regolare.

A Vibo Valentia, invece, Enzo Romeo non precipita. Ma non può neppure stappare lo spumante: il sindaco vibonese si colloca al 67° posto con un gradimento del 50%, perdendo 3,6 punti rispetto al 53,6% ottenuto al ballottaggio del 2024. Una sufficienza stiracchiata, più da “resta in piedi” che da “vola alto”.

Caruso, il consenso finisce nei vicoli della politica cosentina

A Cosenza il dato brucia. E brucia parecchio. Franz Caruso era arrivato a Palazzo dei Bruzi con una vittoria costruita in rimonta, presentata come il successo di un centrosinistra largo, civico, progressista, capace di mettere insieme mondi diversi e di battere il centrodestra sul terreno più complicato. Oggi, però, il Governance Poll racconta una fotografia meno epica: 46% di gradimento e una posizione nazionale da bassifondi. Non proprio il manifesto ideale mentre la città si avvicina alla lunga campagna verso le amministrative del 2027. Anche perché a Cosenza il consenso non è mai solo consenso: è geometria politica, peso dei quartieri, equilibrio tra gruppi, rapporto con i consiglieri, tenuta della maggioranza, capacità di non farsi logorare dagli alleati prima ancora che dagli avversari. Caruso può certamente dire che un sondaggio non è un’urna. Vero. Ma in politica anche il termometro conta e quando il termometro segna febbre, prendersela con il termometro non abbassa la temperatura.

Fiorita, il professore del cambiamento nella palude del gradimento

A Catanzaro Nicola Fiorita non sta molto meglio. Il sindaco del capoluogo regionale, eletto con il 58,2%, oggi viene misurato al 47%. Significa oltre undici punti lasciati per strada dal giorno della vittoria. Fiorita era arrivato con la narrazione del professore gentile, dell’alternativa culturale, del “cambiamento” dopo anni di centrodestra. Un racconto elegante, quasi letterario. Poi però la città ha fatto quello che fanno sempre le città: ha presentato il conto. Tra servizi, traffico, rifiuti, partecipate, equilibri consiliari, aspettative alte e risultati percepiti come non sempre all’altezza, il capitale politico iniziale si è assottigliato. E oggi il sindaco si ritrova nella parte bassa della classifica nazionale, non ultimo ma abbastanza giù da rendere difficile qualunque sorriso di circostanza. Più che Cambiavento, il Governance Poll fotografa un vento contrario. E nel capoluogo di Regione il dato pesa doppio, perché Catanzaro non è solo una città: è il centro simbolico del potere amministrativo calabrese.

Romeo a Vibo: non un crollo, ma la luna di miele è finita

Il caso di Enzo Romeo è diverso. A Vibo Valentia il sindaco non finisce nel gruppo dei meno amati d’Italia come Caruso e Fiorita. Il suo 50% lo colloca a metà del guado: sopra Cosenza e Catanzaro, ma sotto la spinta elettorale che nel 2024 lo aveva portato alla vittoria contro il centrodestra. Romeo resta il secondo sindaco calabrese nella graduatoria, alle spalle di Vincenzo Voce di Crotone, ma il dato politico è comunque chiaro: la luna di miele è finita. Il -3,6% rispetto al ballottaggio non è una frana, ma è una crepa. Piccola, visibile, misurabile.

A Vibo la partita amministrativa è ancora giovane, ma proprio per questo il segnale va letto con attenzione. Perché quando un sindaco perde consenso nei primi anni di mandato, significa che l’aspettativa iniziale ha già cominciato a fare i conti con la realtà quotidiana. E la realtà, soprattutto nei Comuni calabresi, raramente concede sconti. Romeo può rivendicare di essere ancora sulla soglia della sufficienza. Ma la sufficienza, in politica, è una stanza stretta: ci si entra, ma non ci si può abitare troppo a lungo.

Crotone corre, gli altri arrancano

Nel quadro regionale, il confronto diventa impietoso. Vincenzo Voce, sindaco di Crotone, vola nella parte alta della classifica nazionale con il 59,5% e il 12° posto. È lui il primo cittadino calabrese più apprezzato. Dietro, però, il panorama cambia tono: Romeo tiene il 50%, Fiorita scende al 47%, Caruso al 46%. Reggio Calabria non compare perché il Comune è andato al voto nel 2026 e i sindaci eletti nell’anno in corso non vengono inseriti nella graduatoria. La fotografia, dunque, è questa: Crotone sorride, Vibo resiste, Catanzaro e Cosenza soffrono. E per il centrosinistra, che guida proprio Vibo, Catanzaro e Cosenza, il messaggio è tutt’altro che rassicurante.

Il centrosinistra dei municipi scopre il problema del governo

Il centrosinistra spesso vince quando riesce a rappresentare il cambiamento, la discontinuità, la competenza, la prossimità. Ma poi deve governare. E governare significa scegliere, decidere, scontentare, tagliare, spiegare, assumersi responsabilità. A Cosenza e Catanzaro, invece, il Governance Poll restituisce l’immagine di amministrazioni finite in una terra di mezzo: troppo al governo per continuare a fare opposizione, troppo logorate nel consenso per imporre un’agenda forte. A Vibo, Romeo evita la zona rossa ma non il messaggio politico: anche lì il consenso non è più quello del giorno della festa. È ancora spendibile, ma va ricostruito. Perché il voto, una volta conquistato, non resta in cassaforte. Va alimentato ogni giorno, tra buche, bilanci, servizi, periferie, promesse e percezione dei cittadini.

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