19 Agosto 2026
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Gratteri boccia la nuova legge sui detenuti da Casali del Manco: “È un indulto mascherato”

Alla Notte della Legalità il procuratore di Napoli affronta carceri, magistratura, criminalità organizzata e futuro della giustizia italiana

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È arrivato davanti a una Piazza Vittorio Veneto gremita l’intervento di Nicola Gratteri sulla nuova disciplina che permetterà ad alcuni detenuti tossicodipendenti di scontare la pena in comunità terapeutiche. Il procuratore della Repubblica di Napoli ne ha parlato ieri sera a Casali del Manco, nel corso della “Notte della Legalità”, definendo il provvedimento un “indulto mascherato”.

Il tema è stato uno dei passaggi più discussi del confronto condotto dal giornalista Fabio Benincasa, all’interno di una serata dedicata ai grandi temi della legalità, della giustizia e del contrasto alla criminalità organizzata. Davanti a un pubblico numeroso, Gratteri ha allargato il ragionamento anche alle recenti riforme del sistema giudiziario, alla situazione delle carceri e alla necessità di intervenire sulla geografia giudiziaria.

La nuova legge, approvata definitivamente alla fine di luglio, entrerà in vigore il 21 agosto. Ma per il procuratore la questione non riguarda soltanto il possibile alleggerimento del sovraffollamento carcerario: il provvedimento, insieme alle altre modifiche introdotte negli ultimi anni, solleva interrogativi più ampi sul funzionamento della giustizia italiana.

La nuova legge sui detenuti tossicodipendenti

Tra gli argomenti affrontati, particolare attenzione è stata dedicata alla legge che consentirà a determinate categorie di detenuti tossicodipendenti di scontare la pena in comunità terapeutiche o in altri luoghi ritenuti idonei. Il provvedimento, approvato definitivamente alla fine di luglio, entrerà in vigore il 21 agosto e nasce anche dalla necessità di intervenire sul problema del sovraffollamento delle carceri. Gratteri, tuttavia, ha espresso una valutazione fortemente critica sulla misura. “Un indulto mascherato”, è stata la definizione utilizzata dal procuratore di Napoli durante la serata.

La normativa prevede la possibilità di scontare in comunità terapeutica una pena fino a otto anni, con il limite che scende a quattro anni quando nel titolo esecutivo compaiono reati ostativi, fatte salve le eccezioni previste dalla legge. Un intervento che presenta anche interrogativi legati alla disponibilità delle strutture e delle risorse. Le stime contenute nell’analisi del provvedimento indicano infatti migliaia di detenuti potenzialmente interessati dalla misura, mentre i posti disponibili nelle comunità terapeutiche risultano già in larga parte occupati.

“Avevo pregato di non fare più riforme”

Il tema ha offerto a Gratteri l’occasione per allargare il ragionamento alla più generale evoluzione del sistema giudiziario italiano. “Mesi fa – ha spiegato – avevo pregato di non fare più riforme, perché ogni volta che si tocca qualcosa si smontano pezzi”. Il procuratore ha quindi contestato alcune delle modifiche introdotte negli ultimi anni, sostenendo la necessità di ripensare complessivamente il sistema anziché procedere attraverso interventi frammentari.

Nel suo ragionamento è entrato anche il tema del rapporto tra giustizia e cittadini. Per Gratteri, infatti, una delle questioni fondamentali consiste nella capacità delle istituzioni e della magistratura di rendere comprensibili ai cittadini anche gli aspetti più complessi delle riforme.

“La gente deve capire cosa sta succedendo”

Un passaggio centrale della serata ha riguardato proprio il modo di comunicare la giustizia. “Quando parlo alla gente faccio tanti esempi, perché i cittadini devono essere messi nella condizione di capire”, ha sottolineato Gratteri.

Il procuratore ha rivendicato l’importanza di utilizzare un linguaggio non tecnico quando si affrontano questioni che riguardano direttamente la vita delle persone. “Abbiamo vinto il referendum perché abbiamo spiegato le cose con un linguaggio non tecnico-giuridico”, ha aggiunto, criticando al tempo stesso la tendenza di parte del mondo giudiziario a rivolgersi prevalentemente agli addetti ai lavori.

Da qui l’invito a portare la discussione sulla legalità nei luoghi frequentati quotidianamente dai cittadini, rendendo il confronto più accessibile e comprensibile.

Nel mirino anche le altre riforme della giustizia

Il procuratore di Napoli ha poi espresso una valutazione netta sulle riforme realizzate dall’attuale Governo. “Di tutte le riforme fatte da questo governo – ha affermato – salverei solo la possibilità di indagare, intercettare e arrestare gli hacker”. Secondo Gratteri, sarebbe necessario ripartire da una revisione complessiva del codice penale, del codice di procedura penale e dell’ordinamento giudiziario. Ma prima ancora delle singole norme, il magistrato individua una questione organizzativa che considera decisiva: la geografia giudiziaria.

“Bisogna accorpare i tribunali piccoli”

Per Gratteri, il funzionamento della giustizia non può essere separato dalla concreta organizzazione degli uffici giudiziari. “Ci sono tribunali con pochi giudici che non riescono a lavorare”, ha spiegato, evidenziando come la carenza di magistrati possa rallentare anche procedimenti che richiedono decisioni tempestive.

Il procuratore ha quindi rilanciato la necessità di intervenire sulla distribuzione territoriale degli uffici. “Bisognerebbe accorpare i tribunali piccoli”, ha sostenuto. Nel suo intervento ha inoltre ricordato la presenza di circa 250 magistrati impegnati in ministeri, commissioni e altri incarichi burocratici. “Facciamoli tornare a scrivere sentenze e mettiamo a regime la geografia giudiziaria”, è stata la conclusione del ragionamento.

Una piazza che vuole parlare di legalità

Le parole di Gratteri sono arrivate al termine di una serata costruita proprio attorno alla necessità di trasformare la legalità da principio astratto a elemento concreto della vita quotidiana.

Ad aprire l’iniziativa erano stati i saluti della sindaca Francesca Pisani, che ha sottolineato il legame tra legalità e crescita sociale, culturale ed economica del territorio. La prima cittadina ha richiamato anche i recenti episodi di violenza che coinvolgono donne, giovani e giovanissimi, evidenziando l’importanza di investire nella prevenzione, nella cultura e nella formazione. A introdurre il confronto è stata invece la consigliera comunale con delega agli Affari Legali e Istituzionali Emma Orrico.

La risposta del pubblico è stata particolarmente significativa: Piazza Vittorio Veneto era piena, con cittadini, giovani e famiglie rimasti ad ascoltare per tutta la durata dell’incontro. “La presenza di una piazza così numerosa è la risposta più bella”, hanno sottolineato Pisani e Orrico, evidenziando come la partecipazione dimostri “quanto sia forte il bisogno di occasioni nelle quali parlare apertamente di legalità”.

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