L’arresto di Flavio Stasi, primo cittadino di Corigliano-Rossano finito ai domiciliari nell’ambito di un’imponente operazione antimafia che ha portato a 41 misure cautelari in Calabria, travalica immediatamente i confini locali per trasformarsi in un infuocato scontro politico a Roma. Le contestazioni a vario titolo — che spaziano dall’associazione mafiosa allo scambio elettorale politico-mafioso — hanno acceso una dura polemica d’Aula tra maggioranza e opposizione sul tema delle garanzie costituzionali, del sostegno alle proteste di piazza e dell’uso politico delle inchieste giudiziarie.
L’attacco di Bignami: “Silenzio imbarazzato e proteste in odore di mafia”
Ad aprire il fuoco è il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che interviene nell’esedra parlamentare puntando l’indice contro il comportamento delle opposizioni: “Sorprende il silenzio riservato dai colleghi di tutta la sinistra all’operazione che ha portato a 41 arresti per criminalità organizzata, tra cui quello del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, che nelle scorse settimana lo abbiamo visto molto attivo in iniziative a sostegno delle proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori. Nelle loro richieste di informativa in Aula ci hanno parlato delle proteste di Milano, Bologna e Torino, senza però spendere una sola parola su un’indagine in cui vengono ipotizzati a vario titolo reati gravissimi: dall’associazione di tipo mafioso all’omicidio, dall’estorsione al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutti aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosi, fino allo scambio elettorale politico-mafioso. Un imbarazzo comprensibile, visto che per sostenere il sindaco Stasi in campagna elettorale si erano spesi in prima persona Schlein, Conte, Baldino e Tridico, con l’appoggio di Pd, M5S e Avs”.
L’esponente di Fratelli d’Italia affonda poi il colpo chiedendo una presa di distanza ufficiale ai vertici del campo largo: “È la conferma del doppiopesismo della sinistra: gli agricoltori e gli autotrasportatori non hanno certamente nulla a che fare con la malavita organizzata, ma forse qualcuno che partecipava ai presidi mettendosi alla testa dei cortei dovrà chiarire la propria posizione davanti alla magistratura. Ci aspettiamo che Conte e Schlein prendano immediatamente le distanze da proteste in odore di mafia e confidiamo che il ministro Piantedosi venga in Aula a riferire anche su questa vicenda”.
La controffensiva di Cristallo: “Delegittimazione collettiva e garantismo a targhe alterne”
La replica dell’opposizione arriva a stretto giro con la componente della direzione nazionale del Partito Democratico, Jasmine Cristallo: “Chiedere di ‘prendere le distanze’ dalle proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori calabresi, definendole ‘in odore di mafia’ sulla base di un’indagine giudiziaria che coinvolge il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, il quale aveva espresso sostegno alle loro rivendicazioni, è un atto di straordinaria gravità politica e istituzionale, tanto più se a compierlo è il capogruppo alla Camera del principale partito di governo. Significa trasformare un’ipotesi accusatoria individuale in uno strumento di delegittimazione collettiva, anticipando un giudizio di colpevolezza nei confronti di una persona tutelata dalla presunzione di innocenza ed estendendolo a intere categorie di lavoratori. In Calabria conosciamo bene il peso della criminalità organizzata e il valore irrinunciabile del suo contrasto. Proprio per questo è inaccettabile che un’accusa ancora da accertare venga strumentalizzata politicamente per criminalizzare il conflitto sociale e delegittimare le sacrosante rivendicazioni dei lavoratori calabresi”.
La dirigente dem sposta poi l’attenzione sulle incoerenze garantiste della maggioranza: “Colpisce, soprattutto, il garantismo selettivo di Galeazzo Bignami. Quando emerse che Andrea Delmastro, allora sottosegretario alla Giustizia, aveva costituito una società insieme ad altri esponenti di Fdi e a una giovane donna, all’epoca diciottenne, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per reati aggravati dall’agevolazione del clan camorristico Senese, Bignami ne difese pubblicamente la buona fede e l’inconsapevolezza. Parliamo di un atto societario formalmente sottoscritto, di rapporti imprenditoriali documentati e di una società finita al centro di un’indagine della Dda di Roma per ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. E Bignami aveva pieno diritto di invocare la distinzione tra rapporti documentati, consapevolezza individuale e responsabilità penale. Eppure quello stesso principio, evidentemente, smette di valere quando la persona coinvolta in un’indagine appartiene a un’altra parte politica. Il garantismo non è una franchigia riservata agli appartenenti alla maggioranza, ma un principio universale, fondamento dello Stato di diritto e limite essenziale all’arbitrio del potere. Quanto a Flavio Stasi, ribadisco il carattere inderogabile della presunzione di innocenza. Ho piena fiducia nella magistratura e nella sua indipendenza e autonomia e auspico che dall’accertamento giudiziario possa emergere l’estraneità di Stasi ai fatti contestati, consentendogli di tornare quanto prima a esercitare il mandato democraticamente conferitogli dai cittadini e dalle cittadine di Corigliano-Rossano.”













