La Calabria torna ad essere terreno di scontro non solo politico, ma anche statistico. A poche settimane dal voto, i sondaggi si rincorrono, si contraddicono, si ribaltano nel giro di pochi giorni. Prima Occhiuto blindato con un vantaggio monstre, poi Tridico che accorcia, infine il la forbice che si riduce ulteriormente riaprendo una partita che sembra già chiusa. Un copione già visto nel 2021, quando la guerra dei numeri raccontava scenari diversi e opposti, salvo poi crollare di fronte alla realtà delle urne. Perché in Calabria, più che i grafici delle rilevazioni, a contare sono le liste e i candidati al Consiglio regionale: veri portatori di voti, invisibili ai sondaggi ma decisivi per il risultato finale.
I numeri di agosto: Occhiuto dominatore
Il primo sondaggio, firmato Emg/Masia e realizzato tra il 22 e il 23 agosto, ha fotografato un contesto politico apparentemente già scritto. In quel momento Pasquale Tridico non aveva ancora ufficializzato la sua candidatura, e il campo del centrosinistra appariva privo di una guida definita. A beneficiarne, inevitabilmente, è stato il presidente uscente Roberto Occhiuto, accreditato addirittura del 60% delle preferenze, contro un centrosinistra fermo al 37%.
Un dato che, letto in quel contesto, suonava come una sorta di incoronazione anticipata: più di venti punti di scarto, un consenso apparentemente granitico, la proiezione di una vittoria schiacciante già scritta. L’immagine che se ne ricavava era quella di un centrodestra solido, forte della continuità amministrativa e di una macchina elettorale rodata, mentre l’opposizione sembrava arrancare, alla ricerca di un nome spendibile e di una narrativa alternativa.
Non è un caso che quel sondaggio, diffuso in piena estate e subito rilanciato dai canali vicini al centrodestra, sia stato interpretato come un segnale politico preciso: una dimostrazione di forza utile a consolidare l’immagine di Occhiuto come candidato inevitabile, destinato a stravincere senza storia. Ma, come dimostreranno le rilevazioni successive, si trattava di una fotografia parziale, scattata in un momento in cui lo sfidante principale non era ancora entrato davvero in campo.
Il test di settembre: Tridico accorcia
Con l’ufficializzazione della candidatura di Pasquale Tridico, la partita ha iniziato a cambiare volto. La rilevazione di YouTrend per Sky TG24 (realizzata tra il 3 e il 5 settembre) ha ridimensionato il presunto dominio di Occhiuto, portando il governatore al 43% e il suo sfidante al 24%. A colpire, però, non è tanto la distanza tra i due quanto l’enorme 33% di indecisi: un elettore su tre che, a poche settimane dal voto, non si è ancora espresso. Un dato che ribalta il senso stesso del sondaggio, rendendo fragili e reversibili tutti i pronostici. In Calabria, dove il voto è spesso frutto di reti familiari, territoriali e clientelari, un bacino del genere rappresenta un’arma carica che può spostare gli equilibri anche all’ultimo minuto.
Ieri invece è arrivato un nuovo sondaggio, questa volta dell’istituto Noto per Porta a Porta: Occhiuto al 54%, Tridico al 45,5%. Uno scarto ridotto a meno di nove punti, ben lontano dai venti e passa di agosto. La lettura politica è immediata: l’ex presidente dell’Inps non è più relegato al ruolo di comprimario, ma si accredita come sfidante vero, capace di attrarre consenso e accorciare le distanze.
Certo, resta sempre un margine favorevole al presidente uscente, ma il cambio di passo è evidente. Se il sondaggio Emg/Masia dipingeva un centrodestra trionfante e un’opposizione irrilevante, i dati successivi mostrano che il campo progressista può riconquistare terreno e forse riaccendere una competizione che sembrava già chiusa. Ancora una volta, però, a fare la differenza saranno gli indecisi: quella fascia di cittadini disillusi, sospesi tra astensione e voto, che in Calabria rappresentano l’ago della bilancia di ogni elezione.
La memoria del 2021: la vera guerra dei sondaggi
Chi segue la politica calabrese ricorda bene la guerra dei sondaggi che si consumò alla vigilia delle regionali del 2021. Le rilevazioni, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, restituivano scenari opposti, quasi schizofrenici. Winpoll, a fine agosto, descriveva un testa a testa: Roberto Occhiuto al 39,4%, Amalia Bruni al 39,2%. Una sfida sul filo dei decimali che, se confermata, avrebbe potuto aprire a un clamoroso ribaltone.
Poco dopo, invece, Noto Sondaggi ribaltava la narrazione: Occhiuto stabile tra il 44 e il 48%, Bruni relegata addirittura al 28-32%. Nel mezzo, altri istituti che disegnavano scenari ancora diversi, arrivando persino a ipotizzare un vantaggio del centrosinistra. Un balletto di cifre che finì per trasformarsi in un’arma politica: ogni parte diffondeva i numeri più favorevoli per legittimare la propria corsa e delegittimare l’avversario.
La realtà delle urne, però, fu ben diversa. Alle elezioni del 3 e 4 ottobre 2021, Occhiuto vinse con il 54,46% dei voti, Bruni crollò al 27,68%, Luigi de Magistris si attestò al 16,17% e Mario Oliverio chiuse al 1,7%. Tutti i sondaggi, chi più chi meno, si rivelarono clamorosamente inattendibili.
Il motivo? In Calabria – e non solo – il peso dei candidati alla presidenza conta, ma a spostare davvero i voti sono le liste collegate, i candidati al Consiglio regionale con le loro reti personali, i pacchetti di preferenze, i legami territoriali. Un fattore che nessun sondaggio riesce a misurare, ma che in realtà determina l’esito finale.
Il 2021 ha insegnato che, più che previsioni scientifiche, i sondaggi diventano strumenti di propaganda: servono a galvanizzare gli elettori, a dare la sensazione di una rimonta possibile o di una vittoria già scritta. Ma raramente restituiscono la vera fotografia di una regione dove il voto si gioca strada per strada, comune per comune, famiglia per famiglia.
Il peso silenzioso delle liste
In Calabria, le elezioni regionali hanno sempre avuto una particolarità: il risultato finale non si decide soltanto sul confronto tra i candidati alla presidenza, ma soprattutto sulla tenuta delle liste e sulla capacità dei candidati al Consiglio regionale di mobilitare pacchetti di preferenze. È lì che si misura la vera forza di una coalizione, nel lavoro capillare fatto sul territorio, nelle reti di clientele, parentele e fedeltà politiche che restano invisibili a qualsiasi sondaggio nazionale.
Nel 2021, la candidatura di Amalia Bruni aveva acceso speranze di rinnovamento, ma dietro di lei mancava un esercito organizzato: i nomi nelle liste del centrosinistra erano deboli, privi di quel radicamento che in Calabria vale più di ogni slogan. L’esito fu inevitabile: la candidata perse terreno proprio dove serviva di più, nei collegi, consegnando al centrodestra un successo schiacciante.
Oggi, per Pasquale Tridico, la sfida è identica: trasformare la sua visibilità nazionale in forza locale, cioè in voti veri. Il messaggio “Resta, Torna, Crediamoci” parla ai giovani emigrati e a chi chiede un riscatto collettivo, ma rischia di restare confinato a un piano ideale se non sarà sostenuto da candidati capaci di portare consenso porta a porta, di presidiare i comuni, le comunità, le categorie professionali.
In altre parole, la battaglia non si gioca solo nei palinsesti televisivi o nei post social, ma nella concretezza delle relazioni personali e nella geografia elettorale. È lì che Occhiuto, forte dell’apparato collaudato del centrodestra, parte con un vantaggio reale che nessun sondaggio può restituire fino in fondo.
I sondaggi come arma politica
Non sorprende, allora, che i sondaggi diventino essi stessi parte della campagna: strumenti di narrazione più che di previsione. Ogni coalizione li utilizza per galvanizzare i propri sostenitori, scoraggiare gli avversari, occupare spazio mediatico. Ma la storia recente dimostra che, almeno in Calabria, i numeri diffusi prima del voto sono stati quasi sempre profondamente distanti dal verdetto delle urne.






