30 Giugno 2026
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Il Tribunale sparito nel nulla e la contromossa di Stasi: “Ora un emendamento per Corigliano Rossano”

Dopo la ricostruzione documentale di Calabria7 che ha mostrato come Corigliano Rossano sia uscita dal disegno di legge sulla geografia giudiziaria che premia comunque il Veneto, il sindaco chiama l'intera rappresentanza calabrese all'unità: "Ci sarà un tempo per le polemiche. Ma non ora"

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Riavvolgiamo il nastro, ormai sbiadito.
Il 21 luglio 2025 viene presentato il testo della riforma della geografia giudiziaria, illustrato dal senatore Ernesto Rapani davanti all’ex tribunale di Rossano. Quel testo dava al Governo tre poteri: riaprire i tribunali chiusi nel 2012, istituirne di nuovi e accordarsi con le Regioni sulle spese degli edifici. Tra questi rientrava anche Corigliano Rossano.
Il 3 ottobre arriva alla Camera il disegno di legge vero e proprio, l’AC 2646. Qui i primi due poteri spariscono. Il Governo non può più riaprire i tribunali chiusi né istituirne di nuovi: può solo spostare pezzi di territorio da un tribunale esistente a un altro. Sparisce anche il riferimento agli accordi con le Regioni sugli edifici. Risultato? Nel testo depositato non esiste più alcuna strada giuridica per riaprire il Tribunale di Corigliano Rossano.
Che si trattasse di un cambiamento dell’ultimo momento lo dicono gli stessi documenti allegati alla legge, in cui i conti non tornano. La relazione tecnica prevede 7 magistrati e 25 dipendenti: il fabbisogno di un solo tribunale nuovo, quello di Bassano del Grappa. Ma un altro allegato, l’analisi tecnico-normativa, parla ancora di 20 magistrati e 100 dipendenti e cita quattro città: Alba, Bassano del Grappa, Corigliano Rossano e Lucera. In una versione precedente, insomma, Rossano c’era. Poi sparisce.
Un ultimo dettaglio conferma il quadro: nella tabella dei tribunali soppressi nel 2012 vengono cancellate le sedi che la legge intende riaprire, ma Rossano resta nell’elenco di quelli chiusi.
La legge, però, non è definitiva: è all’esame della Commissione Giustizia della Camera e la fase degli emendamenti non è chiusa. Si può ancora cambiare.

Il paradosso: Rossano no, Bassano sì

C’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più stridente. Mentre la delega perde la possibilità di riaprire le sedi soppresse, lo stesso disegno di legge ne istituisce comunque una nuova: il Tribunale della Pedemontana veneta, con sede a Bassano del Grappa, voluto dal ministro Nordio e dal sottosegretario leghista Andrea Ostellari, entrambi originari di quell’area.
In più ripristina ufficialmente quattro “tribunalini” abruzzesi, Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto.
In sintesi: per qualcuno la porta resta aperta, per Corigliano Rossano viene chiusa a chiave.
E qui arriva l’ironia più amara, perché a contestare le riaperture non è l’opposizione ma la magistratura stessa. L’Associazione nazionale magistrati, ascoltata in Commissione Giustizia il 9 giugno, ha chiesto il ritiro del provvedimento bollandolo come una “controriforma priva di fondamento empirico”.
Il sindacato delle toghe porta dati: uno studio della Banca d’Italia secondo cui la chiusura dei piccoli tribunali del 2012 ha ridotto del 5% la durata dei processi; le linee guida del Consiglio d’Europa, che indicano la massima efficienza negli uffici tra i 40 e gli 80 giudici; una ricerca del Gran Sasso Science Institute e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia per cui quella riforma avrebbe perfino contribuito a ridurre i reati. Sul capitolo costi la sintesi dell’ANM è tranchant: con i quasi cinque milioni l’anno stanziati, “si spendono più soldi per tenere aperti i contenitori che per riempirli di contenuto“.

Per Corigliano Rossano il dato è a doppio taglio. Da un lato dimostra che la scelta su Rossano non è stata tecnica ma politica. Dall’altro avverte che la battaglia per riaprirlo non potrà reggersi sulla sola rivendicazione territoriale, ma andrà argomentata con i numeri dei carichi di lavoro e dell’utenza, quei criteri che la legge cita ancora, ma che oggi non servono più a riaprire nulla.

La risposta di Stasi

A questo quadro, dopo il vaso di Pandora scoperchiato da Calabria7 risponde il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi. “Il fatto che nel testo ufficiale del disegno di legge A.C. 2646 non sia presente una delega al Governo per l’eventuale istituzione o riapertura di tribunali ha destato legittimo clamore”, premette, ricordando subito che “si tratta di un testo attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati che quindi non è definitivo”.
Da qui la sua mossa: concentrarsi sulla fase degli emendamenti, dove la partita è ancora aperta.

La proposta: un emendamento, due strade

Stasi non si limita a protestare, indica cosa fare: “L’obiettivo dell’intera rappresentanza territoriale dovrà essere quello di inserire un emendamento nel testo attuale che ripristini il Presidio di Giustizia della terza città della Calabria o, quanto meno, attribuisca al Governo la delega per poterlo fare successivamente”.
Sono le due, quindi, strade percorribili: rimettere nella legge il potere di riaprire i tribunali chiusi, oppure inserire direttamente Corigliano Rossano tra le sedi da ripristinare, come accaduto per Bassano.

L’appello all’unità

Il sindaco mette in guardia dal rischio di spingere i territori uno contro l’altro: “Non ci sarà mai un tempo opportuno per dividere i territori: la nuova classe dirigente ha chiuso quell’epoca, aprendo una fase di necessaria condivisione di progetti ed intenti”.
E ricorda il suo impegno di vecchia data sulla questione: “Fin da quando, da semplice attivista, ho promosso uno sciopero della fame per il ritiro della ignobile ed inutile revisione della geografia giudiziaria — dal 31 agosto all’11 settembre 2013 — la battaglia per il Presidio di Giustizia di Corigliano Rossano non è e non può mai essere una battaglia contro altri territori”.
Il punto, per Stasi, non è togliere a qualcun altro: “La Calabria non aveva alcun bisogno di tagliare la presenza dello Stato nella Provincia più estesa della Regione: aveva e continua ad avere bisogno di rafforzarla, con ancora maggior rilevanza nell’ambito della Giustizia”. Messaggio implicito a Castrovillari.

La frase chiave

Per restituire dignità a un territorio che va dal Nicà al Crati, ospita un carcere di massima sicurezza ed è il più esteso della regione, “non serve chiudere altri tribunali, serve semplicemente connettere cervello e coscienza“.
E chiude rivalutando il peso di un presidio di giustizia: “Quella del Tribunale è una infrastruttura istituzionale importante per il tessuto sociale, culturale ed economico come e più di una strada, della ferrovia, di un aeroporto”.
Il dato di fatto resta quello del 18 giugno: nel testo depositato il Tribunale di Corigliano Rossano non c’è più. Per rimetterlo servono un emendamento e i voti per approvarlo. La fase utile, quella della Commissione Giustizia, è ancora aperta.

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