7 Settembre 2026
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In Calabria anche perdere le elezioni ha un premio: ecco la buonuscita per gli ex consiglieri regionali

Tra indennità di fine mandato e pensioni differite, l’uscita dalla politica regionale resta un affare sicuro. Circa 350 mila euro per accompagnare l’addio a Palazzo Campanella

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In Calabria c’è un principio che non passa mai di moda: chi esce dalla politica non esce mai a mani vuote. Le elezioni possono andare male, i voti possono mancare, ma il sistema resta fedele a se stesso. Perché mentre ai cittadini viene chiesto di stringere la cinghia, a Palazzo Campanella la cinghia si allenta proprio alla fine. Ed è lì, nel momento dell’addio, che la macchina regionale funziona meglio: silenziosa, puntuale, generosa.
Perdere lo scranno non è un fallimento. È l’ultima voce a bilancio.

Il tesoretto: 350 mila euro, grazie e arrivederci

A partire da fine gennaio, infatti, il Consiglio regionale darà corso all’erogazione dell’indennità di fine mandato in favore degli ex consiglieri della passata legislatura. Tra fondi già disponibili nel bilancio 2025 e risorse previste con il nuovo esercizio finanziario, sul tavolo ci sono circa 350 mila euro, destinati a 23 ex inquilini di Palazzo Campanella che non siedono più in Aula perché non rieletti, non ricandidati o usciti di scena per altre ragioni. Tutti accomunati da un passaggio obbligato: la presentazione dell’istanza per incassare una buonuscita che, nei fatti, accompagna l’uscita dalla politica regionale con una morbidezza sconosciuta al resto del mondo del lavoro.

Versi poco, incassi tanto: la matematica del privilegio

Il meccanismo è semplice, quasi elegante nella sua efficienza. Durante il mandato l’eletto versa il 3% dell’indennità, poco più di 150 euro al mese. Una cifra che molti cittadini spendono in bollette. In cambio, al momento dei saluti, scatta il premio: 5.100 euro lordi per ogni anno di legislatura. Tradotto: una legislatura di quattro anni vale oltre 20 mila euro. Senza limiti di età, senza attese, senza drammi. Una somma che un lavoratore normale accumulerebbe in dieci anni, se va bene. Qui bastano quattro e una firma.

La pensione arriva dopo, ma non troppo

E non finisce qui. Perché la vera ciliegina arriva più avanti. Dai 65 anni in poi scatta quella che una volta si chiamava vitalizio e che oggi, con un colpo di maquillage lessicale, è diventata indennità differita. Basta aver fatto il consigliere per cinque anni, anche a singhiozzo. Risultato: circa 980 euro al mese. E attenzione, perché l’“investimento” iniziale si recupera in pochissimo tempo. Altro che fondi pensione privati o contributi versati per una vita intera. Qui la politica rende, eccome se rende.

Il paracadute del 2019: legale, ma indigesto

Tutto perfettamente legale, per carità. Il sistema nasce nel 2019, tra polemiche roventi e promesse di “allineamento” alle altre Regioni. Missione compiuta. Ma resta una sensazione difficile da mandare giù: la distanza siderale tra chi amministra e chi subisce le decisioni. Per i cittadini comuni, il futuro è spesso un salto nel vuoto. Per gli ex consiglieri regionali, invece, c’è sempre una rete sotto. Spessa, regolamentata, garantita.

Altro che fine mandato: qui è un arrivederci

Altro che fine delle feste. Per molti ex inquilini dell’Astronave, l’uscita di scena assomiglia più a un brindisi che a un addio. Un cuscinetto dorato per ripartire, reinventarsi, o semplicemente attendere tempi migliori. Nel frattempo, la Calabria reale continua a fare i conti con precarietà, servizi carenti e stipendi da sopravvivenza. Ma questa è un’altra storia. Meno festosa. E senza assegni di consolazione.

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