Nessun verdetto ribaltato, nessuna condanna. Non ha retto l’appello della Dda nei confronti di Antonio Davoli, considerato il killer del duplice omicidio di Giovanni Torcasio e Cristian Materasso, uccisi in un agguato, ventisei anni fa, il 29 settembre del 2000. La Corte di assise appello di Catanzaro, presidente Piero Santese, a latere Domenico Commodaro, nonostante la richiesta all’ergastolo formulata in aula dal sostituto procuratore generale, ha confermato nei confronti dell’imputato, giudicato con rito ordinario, la sentenza assolutoria emessa il 5 novembre 2024 dai giudici di prime cure, come richiesto dagli avvocati Salvatore Staiano (che si è avvalso del contributo di studio del collega Livio Muscatiello) e Renzo Andricciola, la cui linea difensiva si è incentrata soprattutto nell’argomentare la distinzione tra principi di diritto e massime di esperienza.
Per altri due imputati, giudicati con rito abbreviato, Domenico “Mimmo” Cannizzaro, e Pietro Iannazzo, accusati il primo in qualità di mandante e il secondo in qualità di esecutore materiale, i giudici di secondo grado si sono già pronunciati ad ottobre 2025, giorno in cui i giudici di secondo grado hanno lasciato immutato il verdetto a 30 anni di reclusione emesso dal gup distrettuale.
Il movente
Alla base dell’agguato, secondo le ipotesi di accusa, un regolamento di conti dovuto agli omicidi del padre di Pietro Iannazzo, Francesco, ucciso nel 1992 in località Bellafemmina di Sant’Eufemia Lamezia e di Domenico Cannizzaro, Giuseppe, assassinato nel 1998 nel piazzale di un distributore di benzina in località Bellafemmina di Sant’Eufemia Lamezia. Un duplice fatto di sangue, che doveva essere compiuto anche per prevenire ulteriori azioni omicidiarie ai loro danni, desunti dal tentativo, all’epoca, di Giovanni Torcasio, uscito dal carcere due mesi prima dell’agguato, di rafforzarsi attraverso la ricerca di nuovi alleati.
La ricostruzione dei fatti
In base alla ricostruzione dei fatti, il 29 settembre del 2000 una Punto cabrio grigia con a bordo Giovanni Torcasio e alla guida Cristian Materasso imboccò via dei Bizantini nel quartiere Capizzaglie a Lamezia, quando è stata affiancata da una moto di grossa cilindrata, una Yamaha Rl, risultata rubata e poi ritrovata in via dei patrioti sambiasini, una moto guidata da Iannazzo. Con due pistole calibro 9×21 i killer avrebbero aperto il fuoco contro l’auto, che uccise sul colpo Materasso, mentre Torcasio perse la vita durante la corsa in ospedale. Il collaboratore di giustizia Gennaro Pulice, ex uomo della consorteria di ‘ndrangheta dei Iannazzo-Cannizzaro-Daponte, aveva riferito alla Dda, che la prima persona della famiglia Torcasio che doveva morire era Giovanni: “per mille motivi, per il suo temperamento. Giovanni è una persona che sapevano tutti che se doveva andare a fare un omicidio non di certo andava a rubare la macchina, a mettersi il passamontagna, ma andava e faceva l’omicidio”.













