4 Agosto 2026
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La politica passa dalla storia: il dibattito che interroga la città di Catanzaro

Le critiche all'amministrazione Fiorita riaprono una questione più profonda: il ruolo del capoluogo, la memoria istituzionale e il valore della cultura nel governo della cosa pubblica

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In questi giorni sui social che guardano e riguardano il pubblico di Catanzaro, s’è avviata una discussione sul bilancio dell’attività svolta, sin qui, dell’amministrazione guidata dal sindaco Nicola Fiorita. Ricordiamo, per chi se ne fosse dimenticato, che il primo cittadino della città capoluogo di Regione è a capo di una amministrazione di sinistra, in una condizione di minoranza.

Raffreddare i bollenti spiriti

Questa situazione asimmetrica non ha impedito a Fiorita di governare la città, con tutti i problemi che tale condizione ha posto e pone. In tale situazione si è aperto sui social un canale di critiche e di riserve, specie nei confronti del sindaco Nicola Fiorita che avrebbe – secondo i critici – dovuto fare di più. La discussione s’è così animata che rischia di travolgere gli stessi che l’anno avviata. Conviene, allora, mettere dei punti fermi, tali da raffreddare i bollenti spiriti. Intanto bisogna dire che la prima qualità che dovrebbe possedere il sindaco di una città capoluogo di regione è quello di saper leggere scrivere; nel senso che dovrebbe possedere una autorevolezza culturale in grado di soddisfare le domande sul suo status. Che, non dimentichiamolo mai, nacque 26 anni fa, mentre i cari armati stazionavano a Cannitello pronti a entrare in città se la situazione fosse sfuggita di mano. Ma, grazie agli anticorpi presenti nella città dello Stretto (e che erano, soprattutto l’arcivescovo Giovanni Ferro, il questore Emilio Santillo e il sindaco Piero Battaglia), il dramma si superò. Ma non del tutto perché ci sono sempre revanscisti dietro l’angolo pronti a entrare in scena. Certo, si può e si deve discutere se quella scelta fu giusta o meno, ma quello che non si può e non si deve dire che quella scelta fu uno “scippo”

Conoscere un pò di storia e regolarsi di conseguenza

Non fu uno scippo perché nel 1949 il legislatore si pose il problema se il capoluogo in Calabria dovesse essere Catanzaro, Cosenza o Reggio Calabria, oppure se nell’Abbruzzo dovesse essere L’Aquila o Pescara. Consegnata nel novembre del 1949 alla Camera dei deputati, la Commissione Donatini, che poi non fu votata, stabilì che Catanzaro meritava il ruolo di capoluogo in base a criteri storici, geografici e amministrativi (come la presenza della Corte d’Appello fin dall’Unità d’Italia). Di uffici regionali, a quel tempo Reggio Calabria, aveva solo la direzione regionale delle Poste e delle Ferrovie dello Stato. Ma la distribuzione delle sedi rimane un mistero. Esempio: la Lombardia, con circa 10 milioni di abitanti ha due Corti d’Appello (Milano e Brescia) e tre aeroporti, Malpensa, Linate e Orio al Serio, mentre la Calabria, con 1,5 milioni di abitanti, ha due Corti d’Appello, Catanzaro e Reggio Calabria, e tre aeroporti, Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. Perché abbiamo fatto questa piccola ricostruzione storica? Parchè il futuro sindaco di Catanzaro dovrà essere alfabetizzato per conoscere un po’ di storia e regolarsi di conseguenza.

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