8 Novembre 2026
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Resa dei conti sul nuovo piano urbanistico di Catanzaro: Fiorita cerca i voti, Mancuso dice no. La sfida per il Comune è già cominciata

Il sindaco chiede di scegliere tra nuove regole e vecchie logiche: “Ora ciascuno sarà chiamato ad assumersi la propria responsabilità davanti ai cittadini”. Il centrodestra rilancia con un confronto in Provincia con Mancuso, Montuoro, Pietropaolo e Polimeni

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Il calendario mette una accanto all’altra due iniziative che guardano alla stessa decisione. Nicola Fiorita affida ai social un richiamo ai consiglieri comunali sul futuro urbanistico della città. Lunedì 9 novembre, in Provincia, il centrodestra si ritrova con urbanisti ed esperti per discutere il Piano strutturale comunale e la propria proposta di sviluppo. Il sindaco rivendica il lavoro compiuto; gli avversari preparano il confronto su un documento che, per arrivare all’adozione, ha bisogno di voti ancora da verificare.

Si decide come usare il territorio, quale spazio dare al recupero degli edifici, come accompagnare lo sviluppo dei quartieri e dell’area marittima. Ma, a pochi mesi dalle amministrative del 2027, il voto sul Psc dirà anche quanto Fiorita riesca ancora a raccogliere attorno a una scelta impegnativa del suo mandato e quanto il centrodestra sappia concordare un’alternativa.

Fiorita porta il confronto sul terreno delle responsabilità

Nei “Pensieri della domenica” il sindaco riserva al piano un messaggio che ha destinatari precisi, anche se non li nomina singolarmente. Dopo il ringraziamento alla vicesindaca Giusy Iemma, responsabile dell’Urbanistica, scrive: “Adesso la parola passerà al Consiglio comunale. E voglio essere molto chiaro: non si tratta soltanto di approvare uno strumento urbanistico. Si tratta di decidere quale idea di città vogliamo consegnare ai nostri figli”. Poi esplicita la contrapposizione: “Da una parte c’è la possibilità di dotare Catanzaro di regole certe, trasparenti, uguali per tutti. Di superare una stagione in cui troppo spesso le scelte urbanistiche sono state affidate alla discrezionalità, anziché a una visione complessiva dell’interesse pubblico. Dall’altra c’è il rischio di rimanere ancorati a logiche che appartengono al passato”.

Fiorita cerca di legare il voto al giudizio sull’intera stagione urbanistica della città. Chi siederà in aula, nel ragionamento del sindaco, dovrà spiegare ai cittadini quale scelta compie e perché. È anche un modo per chiedere che la discussione non si esaurisca nei rapporti tra maggioranza e opposizioni. Una contrapposizione così marcata, però, impegna anche chi la propone. Il dissenso su un piano può riguardare previsioni, vincoli, servizi e possibilità di sviluppo: il voto contrario, da solo, non dimostrerebbe l’intenzione di difendere la discrezionalità. Toccherà all’amministrazione dimostrare la qualità delle proprie scelte e ai critici indicare dove e come correggerle.

L’esame è concluso, i voti restano da trovare

Il lavoro amministrativo ha una data verificabile. Il 22 ottobre si è concluso il ciclo di incontri sul Psc nella commissione Urbanistica, presieduta da Gregorio Buccolieri, con la partecipazione di Iemma e dei tecnici impegnati nell’istruttoria. Il Comune ha comunicato che la pratica può proseguire il proprio percorso. È un risultato che Fiorita attribuisce anzitutto alla sua vice, ringraziata per “il lavoro straordinario che ha portato avanti con competenza, determinazione e una visione chiara della città che vogliamo costruire”. Il riconoscimento assegna a Iemma la responsabilità politica del lavoro svolto e conferma la volontà del sindaco di sostenerlo fino al voto.

La conclusione dell’esame in commissione, tuttavia, non consegna automaticamente una maggioranza favorevole. Istruttoria e consenso rispondono a domande diverse: la prima prepara il documento alla decisione, il secondo deve maturare tra i consiglieri. Per un’amministrazione che arriva a questo appuntamento con equilibri fragili, è una differenza sostanziale.

Il centrodestra si ritrova con la Regione al tavolo

Il confronto di lunedì è fissato alle 17 nella sala giunta del Palazzo della Provincia. Il titolo, “Catanzaro torna a costruire – Psc, sviluppo urbano e visione di centrodestra”, dichiara l’ambizione politica dell’iniziativa. Sono annunciati Filippo Mancuso, vicepresidente della Regione, l’assessore Antonio Montuoro e i consiglieri regionali Filippo Pietropaolo e Marco Polimeni. A moderare sarà Eugenio Riccio, consigliere comunale e provinciale. La presenza di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia offre alla coalizione l’occasione per concordare una posizione prima del confronto consiliare. L’intesa sui contenuti andrà verificata negli interventi: chiedere modifiche a singole previsioni, contestare l’impostazione del documento o proporre di rinviarne l’adozione sono scelte con conseguenze differenti.

Mancuso, inoltre, ha nella Giunta regionale la competenza sull’urbanistica. Le sue obiezioni hanno perciò un rilievo che accompagna quello di esponente del centrodestra. Resta al Consiglio comunale la responsabilità di decidere sul piano: il peso politico degli esponenti regionali si misurerà nelle proposte e nelle posizioni che troveranno sostegno in aula.

Lido e porto, dove le critiche chiedono risposte concrete

Mancuso ha già espresso contrarietà all’adozione dell’attuale documento, contestandone in particolare le prospettive per il quartiere marinaro e l’area portuale. È su queste osservazioni che il confronto può diventare comprensibile anche fuori dalle sedi dei partiti. L’amministrazione sostiene di aver assegnato a Lido un ruolo legato al turismo e all’economia del mare, con la valorizzazione del porto e di Giovino. Iemma ha presentato il piano come una scelta a favore del recupero dell’esistente, della rigenerazione urbana e del contenimento del consumo di suolo.

La distanza va dunque misurata nelle previsioni: quali interventi siano consentiti, quali trasformazioni vengano limitate, quali servizi e collegamenti siano necessari a sostenere lo sviluppo. Il titolo scelto dal centrodestra, con il richiamo a una città che torna a costruire, dovrà trovare qui una spiegazione. Costruire può significare recuperare e sostituire edifici oppure occupare nuovi spazi: per giudicare la proposta occorre sapere quali scelte si intendano sostenere. Allo stesso modo, richiamare la rigenerazione non esaurisce il compito dell’amministrazione. Deve risultare chiaro come gli indirizzi del piano possano tradursi in interventi utili e realizzabili nei diversi quartieri.

Il documento viene da lontano, la responsabilità è di oggi

Il confronto ha anche una storia che impedisce semplificazioni. Il percorso del Psc è stato avviato nel 2016, durante la precedente amministrazione, per aggiornare un quadro urbanistico risalente ai primi anni Duemila. L’esecutivo Fiorita ne rivendica il completamento e gli indirizzi impressi durante il proprio mandato. Questa continuità amministrativa conta. Il documento arriva da anni di lavoro, ma la sua origine non mette al riparo dalle contestazioni le scelte oggi proposte. Né consente di liquidarlo come un’iniziativa nata interamente con l’attuale sindaco.

Per il centrodestra, spiegare quali parti conservare e quali modificare sarebbe già un contributo più preciso di un giudizio complessivo sull’amministrazione. Per Fiorita, cercare consensi oltre i propri sostenitori significherebbe accettare che un piano destinato a durare oltre il mandato possa essere discusso anche da chi vuole sostituirlo alla guida del Comune.

Il tempo delle elezioni e il costo di fermarsi

L’orizzonte del 2027 rende ogni decisione più difficile. Un’adozione permetterebbe a Fiorita di rivendicare l’avanzamento di uno degli obiettivi del mandato. Una bocciatura segnerebbe una sconfitta politica e assorbirebbe altro tempo per riaprire il confronto o rivedere il documento. Per le opposizioni, il rinvio potrebbe lasciare alla prossima amministrazione maggiore spazio per imprimere una direzione diversa. È una possibile conseguenza politica dello stop; se sia anche l’obiettivo perseguito andrà chiarito dalle posizioni che saranno assunte. Il disaccordo sulle scelte urbanistiche e la convenienza ad aspettare le elezioni possono sovrapporsi, ma non sono la stessa ragione per votare contro.

Va poi tenuto distinto ciò che il dibattito politico tende a sovrapporre: adozione e approvazione definitiva sono fasi diverse. Il primo voto favorevole non chiuderebbe l’intero procedimento. La conclusione annunciata da Fiorita riguarda il lavoro che porta il documento al confronto consiliare; il completamento del percorso richiederà ulteriori adempimenti. Il sindaco ha scelto parole che lo vincolano alla decisione: “Noi abbiamo scelto da che parte stare. Dalla parte di una città che programma il proprio sviluppo, tutela il territorio e offre opportunità nel rispetto delle regole”. Quindi il richiamo finale: “Ora ciascuno sarà chiamato ad assumersi la propria responsabilità davanti ai cittadini”.

La responsabilità sarà anche spiegare gli effetti del proprio voto. Per chi sostiene il Psc, dimostrare che le regole proposte rispondono ai bisogni della città. Per chi lo contesta, indicare le modifiche e i tempi di una soluzione diversa. Il calendario elettorale dà una scadenza ai partiti; le scelte urbanistiche resteranno ai catanzaresi anche dopo.

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