“La nuova conduzione di Report deve segnare una rottura netta con una stagione nella quale il programma ha progressivamente smarrito equilibrio, imparzialità e credibilità. A Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi rivolgo i miei auguri di buon lavoro, ma anche una richiesta precisa: restituiscano la trasmissione al giornalismo d’inchiesta, liberandola da ogni sospetto di collateralismo politico”. Lo dichiara il senatore Ernesto Rapani, commentando il nuovo corso del programma di Rai 3.“
Pagine importanti del giornalismo televisivo italiano
Aggiunge Rapani: “Report ha scritto pagine importanti del giornalismo televisivo italiano, soprattutto sotto la guida rigorosa e autorevole di Milena Gabanelli. Durante la conduzione di Sigfrido Ranucci, invece, la trasmissione ha assunto a mio giudizio un’impostazione sempre più sbilanciata, concentrando inchieste, sospetti e ricostruzioni prevalentemente contro il centrodestra. Più che un controllo imparziale sul potere, troppe volte abbiamo visto un’informazione a senso unico. Con gli esponenti e le amministrazioni di centrodestra è sembrato sufficiente un sospetto per costruire servizi, insinuazioni e processi mediatici. Lo stesso rigore non è stato applicato ai governi guidati da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 Stelle. È questa evidente disparità di trattamento ad avere alimentato dubbi sulla reale indipendenza della precedente conduzione. Il sostegno politico garantito negli anni dal M5S a Ranucci e a Report è stato pubblico, costante e particolarmente intenso. A questo si sono aggiunti i contatti emersi con esponenti pentastellati e le ricorrenti indiscrezioni su una possibile candidatura del giornalista. Non spetta alla politica trasformare queste circostanze in sentenze, ma sarebbe altrettanto irresponsabile fingere che non pongano un problema di opportunità, trasparenza e credibilità per una trasmissione del servizio pubblico. Emblematica resta la gestione giornalistica della vicenda delle mascherine durante la pandemia. Un caso che avrebbe richiesto domande puntuali anche sulle responsabilità politiche del governo Conte e sulla catena decisionale di quella stagione. Quell’approfondimento, a mio giudizio, non ebbe la stessa forza, continuità e severità riservate alle vicende riguardanti il centrodestra. Sul caso Lavitola dovranno essere le autorità competenti a fare piena chiarezza. La politica non deve sostituirsi alla magistratura, ma la Rai non può ignorare tutto ciò che incide sull’autorevolezza, sull’indipendenza e sull’immagine di chi guida il principale programma d’inchiesta del servizio pubblico”.
“Il pluralismo non è una concessione”
Rapani conclude: “La Rai appartiene ai cittadini, non a un partito, a una corrente o a una cerchia di riferimento. Non può diventare uno strumento per colpire sistematicamente una parte politica e proteggere o trattare con maggiore indulgenza quella opposta. Il pluralismo non è una concessione e l’imparzialità non è facoltativa: sono obblighi precisi del servizio pubblico. La nuova conduzione apra dunque una stagione realmente diversa. Basta con la faziosità, con i processi mediatici selettivi e con la logica dei due pesi e delle due misure. Tornino a prevalere i fatti, il contraddittorio e la corretta informazione. Report recuperi la credibilità perduta e risponda esclusivamente ai cittadini, non alle convenienze di questa o quella forza politica”.












