L’assoluzione in appello dell’ex senatore Antonio Caridi riaccende il dibattito politico e giudiziario. A intervenire è la senatrice della Lega Tilde Minasi, che definisce la vicenda “un pugno nello stomaco” e un caso che impone una riflessione più ampia sui rapporti tra giustizia e politica. “Ripercorrere la vicenda attraverso le sue stesse parole è un pugno nello stomaco che lascia profonda amarezza e invita a una seria riflessione sull’uso degli strumenti della magistratura e della politica”, afferma la parlamentare.
“Un potere che incide sulla vita civile e politica”
Nel suo intervento, Minasi sottolinea come il caso rappresenti, a suo giudizio, un esempio della delicatezza dell’azione giudiziaria. “Questa vicenda è emblematica e dimostra quanto possa essere delicato il lavoro dei magistrati, che hanno in mano un potere di “vita e di morte” sui cittadini, inteso come morte civile o politica”, dichiara la senatrice. Secondo Minasi, l’indagine avrebbe avuto effetti devastanti sulla reputazione e sulla carriera politica dell’ex parlamentare, poi assolto dopo anni di procedimento.
Il tema delle responsabilità tra magistratura e politica
La senatrice richiama anche il ruolo delle istituzioni politiche nelle fasi autorizzative dei procedimenti. “È importante che chi sbaglia in magistratura paghi, per ridurre atteggiamenti da “sceriffo” e valorizzare chi lavora bene”, afferma Minasi, criticando inoltre le modalità con cui, all’epoca, sarebbe stata concessa l’autorizzazione a procedere. L’esponente della Lega auspica che il caso possa rappresentare un monito per il futuro, sia per la magistratura sia per il Parlamento.
Il pensiero per Caridi e Sarra
La senatrice esprime infine vicinanza personale e politica all’ex senatore Caridi, salutando con favore l’esito assolutorio del processo. “Per parte mia esprimo tutta la mia vicinanza personale e politica all’ex senatore Caridi e la gioia per la sua assoluzione”, afferma.
Un ricordo è stato rivolto anche all’ex consigliere regionale e sottosegretario Alberto Sarra, anch’egli assolto nel merito ma deceduto prima della conclusione definitiva del procedimento. “Almeno i suoi familiari potranno ora vivere più serenamente”, conclude Minasi.









