25 Giugno 2026
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Occhiuto e la scalata a Forza Italia: “Non è all’ordine del giorno. Vorrei aiutare Tajani a raggiungere l’obiettivo del 20%”

Il vicesegretario incorona Meloni come leader autorevole a livello europeo e globale, ma avverte che il centrodestra non può reggersi su una sola figura: serve una componente liberale

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Una mia candidatura al congresso del 2027? Non è all’ordine del giorno”. Occhiuto scandisce la frase con cautela, evitando qualsiasi lettura di sfida interna. Il tono è quello della lealtà istituzionale, ma il contenuto è più ambizioso: rafforzare la leadership di Antonio Tajani oggi per contare di più domani. “Tajani ha svolto una funzione straordinaria: ha permesso a Forza Italia di sopravvivere quando nessuno ci avrebbe scommesso”. Roberto Occhiuto dice di non candidarsi, ma parla come chi sta misurando lo spazio politico. Al convegno romano “In libertà, pensieri liberali per l’Italia”, il presidente della Regione Calabria e vicesegretario di Forza Italia mette in fila messaggi che vanno ben oltre la cronaca: posizionamento interno, visione di partito, ambizioni future. Il congresso del 2027, ufficialmente, “non è all’ordine del giorno”. Ma la partita, quella vera, è già iniziata.

L’obiettivo dichiarato è comune: portare Forza Italia al 20%. Un traguardo che oggi appare lontano, ma che Occhiuto descrive come politicamente possibile intercettando un elettorato moderato e garantista ancora orfano di rappresentanza. “Vorrei usare la mia esperienza e il mio coraggio per aiutare Tajani e Forza Italia a intestarsi questa battaglia”.

Giustizia, il ritorno del dna garantista

Il passaggio più identitario arriva sul terreno della giustizia, tema storico del berlusconismo che Occhiuto rivendica con forza. Non una polemica frontale, ma una chiara richiesta di centralità politica per Forza Italia. “Nel referendum per la giustizia Forza Italia deve svolgere una funzione”. E ancora: “Un partito come il nostro deve intestarsi la riforma della giustizia, recuperando quel tratto del suo dna garantista che può renderlo attrattivo anche per chi in passato ha votato dall’altra parte”.

Il riferimento a Silvio Berlusconi è esplicito e rivendicato: “La riforma della giustizia è stata una bandiera di Silvio Berlusconi”. Ma Occhiuto guarda avanti, sottolineando che il lavoro non è finito: “Sono orgoglioso di far parte di una coalizione che la riforma l’ha fatta, ma c’è ancora tanto da fare”. Una posizione che serve anche a marcare una differenza funzionale all’interno del centrodestra: Fratelli d’Italia guida il governo, Forza Italia si propone come custode delle riforme liberali.

Meloni autorevole, ma il centrodestra non vive di sola leadership

Occhiuto non lesina elogi a Giorgia Meloni, definita senza esitazioni “il leader più autorevole d’Europa e tra i più autorevoli del mondo”. Ma subito dopo arriva la domanda che sposta il baricentro del discorso: “Basta la Meloni al centrodestra?”. La risposta è implicita. Serve altro. Serve una componente liberale che non sia nostalgica dello Stato minimo, ma capace di tenere insieme mercato, diritti e grandi investimenti pubblici. “C’è qualcosa che soprattutto Forza Italia può fare: aggiungere un lavoro liberale all’interno del centrodestra”.

Volti nuovi e apertura controllata

Nel disegno di Occhiuto c’è spazio anche per il rinnovamento, ma senza scorciatoie populiste. “I volti nuovi non devono per forza essere della politica”. L’auspicio è quello di aprire il partito a imprenditori, giornalisti, professionisti, figure esterne ai palazzi ma non estranee al pensiero politico. Una modernizzazione guidata, che punta ad allargare il perimetro senza snaturare l’identità.

La cornice di Palazzo Grazioli diventa simbolo e messaggio. È lì che nasce la politica liberale berlusconiana, ed è da lì che Occhiuto prova a rilanciarne una versione aggiornata. “Se questo lavoro liberale il centrodestra non lo fa oggi, quando dall’altra parte ci sono Schlein e Albanese, quando lo dovrà fare?” La conclusione è netta: “oggi è il tempo”. Il congresso può aspettare. La costruzione di un’identità politica forte, no.

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