28 Agosto 2026
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Occhiuto, la tregua è finita: Lega e Noi Moderati battono cassa. Due assessorati o sarà resa dei conti nella maggioranza

Il 2 settembre lo spartiacque sulle modifiche allo Statuto: poi il governatore dovrà sciogliere i nodi Vannacci insidia il centrodestra, FdI è irritata. E nelle nomine si prepara una nuova partita

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La politica, si sa, è fatta di attese, rituali, talvolta poco comprensibili al lume del buon senso. Tuttavia, quando l’attesa diventa logoramento, allora il tempo non è più un alleato, diventa un avversario in piena regola. È questo il crinale su cui si muove adesso Roberto Occhiuto. Sul tavolo del Presidente ci sono due caselle vuote. Due poltrone di assessore da aggiungere alle sette già occupate, alcune, a dir il vero, solo riscaldate e ancora in rodaggio come l’istruzione. Due posti che spettano di diritto alla Lega e a Noi Moderati, due alleati che da quasi un anno guardano la stanza dei bottoni dalla soglia, senza mai entrarci. È vero, la Lega ha Mancuso, che è vicepresidente, ma non basta più, perché adesso Salvini deve rilanciare il partito sennò Vannacci se lo sbrana vivo.

Il vento insidioso fuori della Cittadella

Il quasi anno di attesa è stato lungo, lunghissimo. Prima la fase uno della giunta, poi la giostra delle modifiche statutarie, poi la campagna referendaria sulla giustizia, poi i ricorsi al TAR come macigni, e ora lo spettro di un referendum che dovrebbe dire l’ultima parola sulle stesse modifiche. Una tela di Penelope giuridica che ha finito per dilatare ogni cosa, per rinviare ogni riconoscimento. Ora però il filo si è spezzato. Sia il Carroccio che il partito di Galati hanno deciso di non attendere oltre. Puntano i piedi, vogliono l’assessorato, non una promessa. E Occhiuto, politico di razza, lo ha capito. Sa che temporeggiare ancora sarebbe un errore fatale. Perché fuori, alle porte della Cittadella del centrodestra, c’è un vento nuovo e insidioso. Si chiama Vannacci, si chiama Futuro Nazionale, e soffia forte sulle crepe già esistenti dell’alleanza, portandosi via pezzi, grandi e piccoli, di una maggioranza che si scopre più fragile del previsto. E allora, come si può continuare a giocare con la pazienza degli alleati? Non lo si può fare con la Lega e con Noi Moderati, ma non lo si può fare nemmeno con Fratelli d’Italia, che ha digerito malissimo l’estromissione totale dal rinnovo della Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi. I meloniani, poi, iniziano a guardare con sospetto anche al governo della sanità, alle nomine dei direttori generali delle Asp, scelte che ad alcuni (Rapani in primis) appaiono sbagliate. C’è maretta, insomma, e Occhiuto sa che non può alimentarla con un altro rinvio.

Il 2 settembre si avvicina

Lo spartiacque è segnato sul calendario: il 2 settembre. Quel giorno si capirà se i calabresi saranno chiamati a votare sulle modifiche statutarie o se si potrà finalmente voltare pagina. Subito dopo, è assai probabile che il Presidente rompa gli indugi e accontenti i due partiti rimasti a bocca asciutta. L’alternativa? Qualche contentino nel sottogoverno, qualche presidenza in enti e società partecipate. Ipotesi che circola nei corridoi della Cittadella, ma che né Galati né Salvini vogliono nemmeno ascoltare. Niente poltrone di consolazione: vogliono la Giunta e basta. E mentre si discute di assessorati, già si muove qualcosa nel sottobosco delle nomine. La prima testa destinata a cadere, nei prossimi giorni, dovrebbe essere quella di Carmela Iannini, commissaria Aterp, l’ente delle case popolari. A chiederne la rimozione non sono gli avversari, ma pezzi qualificati del suo stesso partito, la Lega, e trasversalmente altri settori della coalizione. Il segnale che, anche nel sottogoverno, è iniziata la resa dei conti. Poi ci sarà qualche cda da rinnovare e varie direzioni generali di assessorati chiave da revisionare, se non proprio da smantellare: welfare su tutti, poi programmazione comunitaria e digitalizzazione.

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