Nel centrodestra c’è chi guarda alla crescita di Roberto Vannacci come a un bacino elettorale da contendere. Roberto Occhiuto, invece, invita a non seguirne la traiettoria. Il presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, in un’intervista al Corriere della Sera riportata nel testo di partenza, considera la rincorsa al generale e al suo nuovo progetto politico una scelta controproducente.
“Noto una tentazione diffusa di rincorrere Vannacci. Ma lo reputo un errore strategico”, afferma Occhiuto. La sua lettura è netta: Futuro Nazionale punta, a suo giudizio, a costruire un soggetto politico sul modello dell’AfD tedesca, facendo leva soprattutto sulla componente più emotiva del consenso.
Secondo il dirigente azzurro, però, un simile approccio non sarebbe utile alla coalizione di governo. “I voti che raccoglierà parlando alla pancia degli elettori, sono inutili”, sostiene Occhiuto, che identifica nei populisti la tendenza a mettere in evidenza le emergenze e a individuare responsabilità senza, a suo giudizio, arrivare a proporre soluzioni concrete.
L’ipotesi di un’alleanza con Futuro Nazionale
Il ragionamento si estende direttamente ai rapporti tra il centrodestra e il movimento di Vannacci. Per Occhiuto, un’alleanza con Futuro Nazionale non sarebbe necessaria e potrebbe persino produrre un effetto negativo sul consenso complessivo della coalizione.
“Se ci alleassimo con Vannacci i voti non si sommerebbero”, sostiene il vicesegretario di Forza Italia. La sua tesi è che uno spostamento ulteriore verso destra, soprattutto attraverso l’adozione di temi populisti, rischierebbe di allontanare quella parte dell’elettorato moderato e riformista che Forza Italia considera invece centrale.
Nella strategia indicata da Occhiuto, il centrodestra avrebbe già una figura capace di aggregare consenso senza bisogno di inseguire nuovi soggetti alla propria destra. “Il centrodestra non ha bisogno di Vannacci. Ha una risorsa fondamentale per vincere: Giorgia Meloni. In campagna elettorale è formidabile”, afferma.
Forza Italia dopo Berlusconi: la questione dell’identità
Nell’intervista, Occhiuto sposta poi l’attenzione all’interno di Forza Italia e al percorso del partito dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi.
Il giudizio su Antonio Tajani parte da un riconoscimento: secondo Occhiuto, al segretario va attribuito il merito di avere accompagnato il partito con “saggezza” nella fase delicata successiva alla morte del fondatore. Ma proprio da qui nasce una domanda sulla direzione politica assunta dagli azzurri.
«Lecito però è domandarsi: il partito ha ancora la carica liberale e innovatrice che aveva?», osserva Occhiuto.
Il punto, per il presidente della Calabria, non sarebbe quindi mettere in discussione la leadership di Tajani, ma aprire una discussione sull’identità e sulle prospettive di Forza Italia. “Io cerco di offrire il mio contributo alla discussione. Non per insidiare il segretario, per aiutarlo”, precisa.
“Un partito che discute è vivo”
La distinzione che Occhiuto propone riguarda soprattutto il contenuto del confronto interno. La discussione politica, nella sua impostazione, sarebbe un segnale di vitalità; al contrario, una concentrazione esclusiva sulle dinamiche organizzative rischierebbe di impoverire il partito.
“Un partito che discute i temi è vivo. Se parla solo di equilibri o congressi è morto”, dichiara.
Il riferimento al lascito politico di Silvio Berlusconi torna quando Occhiuto parla della necessità di rendere più riconoscibile l’azione di Forza Italia. “Facciamo nostra la lezione di Berlusconi: dare messaggi chiari. Nell’ultimo anno di legislatura è ancor più vitale”, afferma il vicesegretario azzurro.
La sfida: rilanciare il profilo liberale
La richiesta rivolta al partito è dunque quella di recuperare una comunicazione politica più contemporanea senza rinunciare alla propria impostazione di fondo. Occhiuto propone












