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10 Giugno 2026
10 Giugno 2026
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Post voto amministrativo, Campana: “Il campo progressista ha ancora paura di vincere”

Il portavoce regionale di Europa Verde/AVS analizza l'esito delle ultime elezioni amministrative in Calabria. Sotto la lente d'ingrandimento finiscono i casi di Castrovillari e San Giovanni in Fiore, dove le divisioni interne al centrosinistra hanno spianato la strada agli avversari

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Il dato politico che emerge dalle urne descrive uno scenario di frammentazione all’interno della coalizione progressista.
“San Giovanni in Fiore e Castrovillari, due città, due esiti diversi – dice il portavoce regionale di Europa Verde/AVS Giuseppe Campana – Un sindaco che nasce zoppo, una sconfitta che si poteva evitare. In entrambi i casi, però, il responsabile è lo stesso: non il centrodestra, ma noi”.
Secondo Campana, se le componenti progressiste fossero scese in campo compatte non ci sarebbe stata storia.

Il caso Castrovillari: i numeri del mancato accordo

A Castrovillari il centrodestra si è imposto al ballottaggio con uno scarto minimo, un risultato che il portavoce di AVS attribuisce direttamente alla mancata convergenza tra le forze di centrosinistra e il polo civico. “A Castrovillari i conti si possono fare carta e penna – dice Campana – Se le coalizioni Bello, che abbiamo sostenuto, e Donadio avessero concorso insieme, giacché presentano tra le loro fila anime progressiste e di centrosinistra, già al primo turno avrebbero superato la candidata del centrodestra che al ballottaggio si è imposta per soli 860 voti di scarto. Numeri che non certificano un’impresa del centrodestra ma un nostro cadeau”.
Il fallimento del dialogo è legato anche al rifiuto di precise condizioni programmatiche che erano state messe sul tavolo. “Il polo civico di Donadio aveva posto tre condizioni per l’apparentamento: difesa dell’ospedale di Castrovillari dalle mire dell’ASP Cosenza, Riserva Naturale Regionale pedemontana, ciclo dei rifiuti senza discariche né inceneritori – dice il portavoce regionale di AVS – Tre punti di merito, non di potere. Tre punti che chiunque si richiami alla sinistra o all’ecologia avrebbe dovuto firmare al volo. Non è stato fatto ed oggi De Gaio siede nel palazzo di città”.

San Giovanni in Fiore e il nodo della “filiera istituzionale”

Anche in Sila l’esito del voto evidenzia problematiche simili, nonostante la vittoria del centrodestra presenti caratteristiche differenti. “A San Giovanni in Fiore, ha vinto Barile notoriamente di centrodestra – dice Campana – La sua vittoria contro una coalizione da dieci liste è genuina, però, e non va sminuita. Significa, evidentemente, che la gente ha iniziato a stancarsi di quella ‘filiera istituzionale’ arrogante e prepotente”.

Anche in questo contesto, la frammentazione ha pesato sul risultato finale. “Abbiamo sostenuto Candalise, ma anche in Sila si sarebbe potuta trovare la quadra almeno con Belcastro, sostenuto dal Comitato 18 gennaio di Mario Oliverio – dice il portavoce di Europa Verde/AVS – Questo bailamme non ha prodotto altro che un problema, l’anatra zoppa in cui il peggior centrodestra della storia della Repubblica, potrà sguazzare”.

Un metodo che produce minoranze

Il cuore della riflessione di Campana si sposta poi sul metodo politico utilizzato dal campo progressista calabrese, accusato di anteporre i personalismi ai progetti concreti. “Il problema non è la sconfitta, ma perdere da soli, per scelte che si potevano fare diversamente – dice Campana – E il problema, più profondo, è che questo schema si ripeteva perché nel campo progressista calabrese esiste una tendenza difficile da estirpare: usare le elezioni per giocare a braccio di ferro e non stringendosi la mano sulla base di idee e progetti. Questa non vuole essere critica rivolta a qualcuno in particolare, sia chiaro, ma al metodo, ai metodi. Un metodo che produce minoranze”.
Secondo l’esponente ecologista, la proposta del centrosinistra resta competitiva se supportata da una coalizione coesa, capace di resistere anche alla presenza dei leader regionali avversari nelle piazze. “Il centrodestra non ha idee migliori delle nostre – dice il portavoce regionale di AVS – Può portare in piazza il presidente della Regione, il sindaco di Reggio, il plurimegassessore regionale, come è accaduto a San Giovanni in Fiore o a Corigliano Rossano, e perdere lo stesso, se dall’altra parte c’è una proposta credibile e un campo che regge”.

La lezione delle urne

In conclusione, l’appello è rivolto a un cambio di rotta drastico nella gestione delle alleanze future, dove il bene comune deve superare le ambizioni dei singoli posizionamenti. “Unità non significa rinunciare alle proprie posizioni ma sapere quando metterle al servizio di un obiettivo comune invece che di un posizionamento individuale – dice Giuseppe Campana – Significa riconoscere che tre punti programmatici condivisi valgono più di un seggio in minoranza. Questa tornata elettorale consegna una lezione che non è nuova, ma che continua a essere ignorata. Finché lo sarà, continueremo a fare i conti delle sconfitte invece dei programmi di governo”.

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