In una città rallentata dal Ferragosto, il foglio più pesante uscito da Palazzo Luigi Razza porta la data del 10 agosto. È una lettera di dimissioni. A firmarla è Gianpiero Menniti, fino a quel momento capo di Gabinetto del sindaco Enzo Romeo. Poche righe per interrompere un rapporto istituzionale durato poco più di un anno e tenere fuori dal Comune una vicenda che, almeno stando alle parole dell’interessato, appartiene interamente alla sua sfera personale e familiare.
Menniti racconta di avere appreso dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico e di avere deciso, nella stessa giornata, di lasciare l’incarico. Il sindaco ha formalmente accolto la rinuncia, disponendone gli effetti immediati e ringraziando il suo ormai ex collaboratore per la sensibilità dimostrata e per il lavoro svolto nell’interesse dell’amministrazione. Il passaggio burocratico è lineare. Quello politico, assai meno. Perché il capo di Gabinetto non è un dirigente come gli altri: lavora a pochi metri dal sindaco, ne accompagna l’attività quotidiana, filtra rapporti e dossier, diventa inevitabilmente uno dei punti di equilibrio del palazzo. E quando quella figura se ne va evocando un’indagine, anche una vicenda dichiaratamente privata finisce per proiettare la propria ombra sulla vita pubblica.
Il confine tra l’indagine e il Comune
È proprio quel confine che Menniti prova a tracciare nella lettera e, poi, nel comunicato diffuso sui social. Il procedimento, sostiene, riguarda fatti estranei all’attività amministrativa. Le dimissioni sarebbero state dettate da ragioni di opportunità, dal rispetto verso il sindaco e le istituzioni e dalla volontà di impedire che una questione personale possa trasformarsi in un’arma contro l’amministrazione.
Secondo quanto appreso da Calabria7, nell’ambito di una serie di accertamenti coordinati dalla Procura di Vibo, la Polizia di Stato avrebbe eseguito una perquisizione domiciliare nei confronti di Menniti procedendo all’acquisizione o al sequestro di materiale informatico, compreso un computer. Il capo di gabinetto di Romeo è coinvolto in un’inchiesta che riguarda – come da lui ammesso pubblicamente – la sfera prettamente personale che nulla riguarda la sua attività a palazzo “Luigi Razza”.
La replica affidata ai social: “Non mi ha imposto nulla nessuno”
Menniti ha scelto Facebook per fissare la propria versione. Le dimissioni, scrive, non gli sarebbero state imposte. Sarebbero state preparate, firmate e protocollate prima ancora di parlare con Romeo, nell’imminenza di una questione personale destinata ad avere riflessi giudiziari.L’ex capo di Gabinetto rivendica la propria assoluta estraneità ai fatti contestati, parla di un’accusa infondata e calunniosa e ribadisce piena fiducia negli inquirenti e nella magistratura. È una presa di posizione netta, con la quale non entra nel merito del fascicolo ma respinge radicalmente l’addebito e attende che siano gli accertamenti a chiarire la vicenda.
Menniti difende anche il bilancio politico di questi mesi. Descrive come leali e corretti i rapporti con il sindaco, la Giunta, la maggioranza e molti esponenti dell’opposizione. Ringrazia Romeo per una fiducia che, assicura, non sarebbe mai venuta meno. Il messaggio è evidente: non una rottura politica, ma una separazione resa necessaria dall’opportunità istituzionale.
Una nomina nata tra le polemiche, un’uscita che riapre gli equilibri
La storia di Menniti a Palazzo Luigi Razza non era cominciata sotto traccia. La nomina, formalizzata nel marzo 2025, aveva provocato polemiche sulla procedura seguita e malumori dentro e fuori la maggioranza, con critiche arrivate anche da settori del Partito democratico e dalle opposizioni. Romeo aveva comunque difeso la scelta e affidato a Menniti un ruolo di strettissima collaborazione.
Per questo le dimissioni producono un effetto che supera il dato personale. Il sindaco perde uno dei collaboratori più vicini proprio mentre la coalizione continua a misurarsi con tensioni, riposizionamenti e rapporti di forza non sempre lineari. Adesso si apre il problema della sostituzione: una decisione organizzativa che, a Vibo, diventerà inevitabilmente anche politica.
Adesso la parola passa alla Procura
Il rumore del palazzo, però, deve fermarsi davanti alla porta dell’indagine. Saranno la Procura di Vibo Valentia e gli investigatori a stabilire se le contestazioni abbiano fondamento; sarà Menniti a esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Il resto, per ora, appartiene alle congetture. Rimane un fatto: con la lettera del 10 agosto l’ex capo di Gabinetto ha scelto di separare il proprio destino giudiziario da quello dell’amministrazione. Un gesto che Romeo ha riconosciuto come segno di sensibilità istituzionale. Ma anche una nuova scossa per un Comune nel quale, da oggi, resta vuota una delle stanze più vicine a quella del sindaco.












