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25 Febbraio 2026
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Calabria
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Statuto regionale, il “dietrofront” della maggioranza. Falcomatà attacca il metodo Occhiuto

Il Governo impone il restyling per evitare l'impugnativa. Il consigliere del PD denuncia il caos legislativo e il mancato dialogo tra Roma e Catanzaro: "Trattati come studenti impreparati costretti a rifare il compito".

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“Vi hanno trattato esattamente come farebbe un professore con uno studente impreparato, al quale per evitare un bruttissimo voto, si chiede di rifare il compito in classe”. Non usa giri di parole Giuseppe Falcomatà, consigliere regionale del Partito Democratico, per descrivere l’ultimo inciampo legislativo della maggioranza di centrodestra in Calabria. Al centro della contesa c’è la Legge Regionale n° 45 dello scorso 26 novembre, riguardante la disciplina del referendum popolare per l’approvazione dello Statuto regionale, costretta a un frettoloso restyling per schivare il veto di Palazzo Chigi.

Il “monito” di Roma e il paradosso dei fuori sede

Secondo l’esponente dem, l’approvazione delle recenti modifiche certifica il fallimento della linea politica regionale. “Sostanzialmente, con l’approvazione di questo provvedimento, assistiamo a una scena chiarissima: il Governo nazionale ha detto alla Regione che la legge approvata andava bocciata, costringendo la maggioranza a rivedere le norme per evitare l’impugnativa. Esattamente quello che noi, come minoranza, avevamo denunciato già nella seduta del 26 novembre scorso”, sottolinea Falcomatà in una nota ufficiale.

Il paradosso, secondo il consigliere, risiede nella natura stessa del richiamo: un esecutivo nazionale spesso critico verso le agevolazioni al voto per i fuori sede si è ritrovato a sanzionare la Calabria per l’eccessiva restrittività della norma statutaria. “Ci verrebbe da pensare: ma tra loro non si parlano?”, ironizza il rappresentante del PD.

Lo strappo istituzionale sulla “Carta Fondamentale”

Il merito della critica investe però un piano più profondo: la dignità dei testi costituzionali regionali. Falcomatà punta il dito contro quella che definisce una tendenza a “smembrare” le regole del gioco: “Non potete pensare di modificare la carta fondamentale della nostra Regione smembrandola e cambiandola un pezzettino alla volta”.

Documenti “last minute” e il diritto allo studio

Oltre al contenuto, è il metodo di lavoro dell’Aula a finire sotto accusa. Falcomatà stigmatizza la prassi di consegnare testi complessi, composti da decine di pagine, solo a ridosso delle votazioni, impedendo di fatto un’analisi ponderata.

“Siete gli stessi che dai banchi della maggioranza ci dicono continuamente che noi consiglieri dobbiamo studiare i provvedimenti. Ma come si fa a studiare testi complessi e di decine di pagine se arrivano all’attenzione dell’Aula soltanto la mattina stessa del voto?”, incalza il consigliere, chiudendo con un affondo sarcastico: “A questo punto la soluzione è semplice: la prossima volta fateci almeno un disegnino. Così forse ci sarà consentito di svolgere il nostro ruolo di consiglieri al servizio esclusivo della Calabria e dei calabresi. La verità è che questa destra regionale continua a sfuggire dal confronto”.

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