Salvatore Solano torna in campo e si ricandida a sindaco di Stefanaconi, il Comune alle porte di Vibo Valentia sciolto per infiltrazioni mafiose nel luglio 2024. Una scelta che arriva a pochi giorni dalla sentenza di incandidabilità pronunciata in primo grado dal Tribunale di Vibo Valentia, che ha ritenuto l’ex primo cittadino responsabile dello scioglimento degli organi elettivi dell’ente.
Solano ha annunciato che presenterà ricorso in appello contro la decisione. Intanto, la sua candidatura è stata depositata in vista delle elezioni comunali del 15 e 16 novembre 2026.
A rendere ancora più particolare la vicenda è un altro elemento: quella guidata da Solano è l’unica lista presentata. Perché il voto sia valido, dunque, sarà necessario raggiungere il quorum previsto dalla legge.
Stefanaconi torna al voto, Solano si ricandida dopo la sentenza del Tribunale
La candidatura dell’ex sindaco è stata ufficializzata sabato 17 ottobre, nonostante la decisione assunta pochi giorni prima dal Tribunale di Vibo Valentia.
I giudici hanno pronunciato una sentenza di incandidabilità in primo grado sulla base della normativa antimafia, ritenendo Solano responsabile delle condizioni che portarono allo scioglimento del Consiglio comunale.
La decisione non è definitiva: l’ex sindaco ha infatti annunciato l’intenzione di impugnarla davanti ai giudici di secondo grado.
Nel frattempo, Solano ha deciso di ripresentarsi agli elettori per tentare di tornare alla guida dell’amministrazione comunale.
Una sola lista alle elezioni del 15 e 16 novembre: decisivo il quorum
Alle prossime elezioni comunali di Stefanaconi sarà presente una sola lista, quella guidata dall’ex sindaco.
Non ci sarà quindi una competizione tra più candidati alla carica di primo cittadino. Il nodo principale sarà la validità della consultazione elettorale, subordinata al raggiungimento del quorum richiesto in presenza di un’unica lista.
Una situazione che rende il ritorno alle urne particolarmente delicato, anche alla luce della vicenda giudiziaria e amministrativa che ha interessato il Comune negli ultimi due anni.
Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose nel luglio 2024
Il Comune di Stefanaconi era stato sciolto nel luglio 2024 con un provvedimento del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministero dell’Interno e sulla base degli accertamenti della Prefettura di Vibo Valentia.
La decisione aveva avuto conseguenze anche sulla carriera istituzionale di Solano, determinandone la decadenza dalla presidenza della Provincia di Vibo Valentia.
Il decreto di scioglimento, controfirmato dal presidente della Repubblica, era stato successivamente impugnato dall’ex sindaco.
I ricorsi, tuttavia, sono stati respinti prima dal Tar del Lazio e poi dal Consiglio di Stato, che hanno confermato la legittimità del provvedimento.
Le motivazioni dello scioglimento: “Collegamenti con la criminalità mafiosa”
Alla base dello scioglimento, secondo quanto riportato nel decreto, vi erano “concreti, univoci e rilevanti elementi di collegamento degli amministratori con la criminalità mafiosa”.
Elementi che, secondo il provvedimento, avevano determinato un “grave pregiudizio agli interessi della collettività”, un “grave inquinamento dell’amministrazione comunale”, una diffusa “mala gestio” e una “evidente assenza di legalità”.
Le valutazioni contenute nel decreto sono state ritenute sufficienti dai giudici amministrativi per confermare la necessità dello scioglimento degli organi elettivi.
Gli 82 affidamenti diretti, 19 a ditte ritenute vicine ad ambienti mafiosi
Tra gli aspetti emersi nei giudizi amministrativi figurano anche le modalità di assegnazione dei lavori pubblici.
Secondo quanto ricostruito nelle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, in un solo anno l’amministrazione comunale aveva effettuato 82 affidamenti diretti senza gara d’appalto.
Di questi, 19 erano stati assegnati a imprese risultate contigue ad ambienti mafiosi.
Un quadro che i giudici amministrativi hanno esaminato nell’ambito della valutazione complessiva sulle condizioni che avevano portato allo scioglimento del Comune.
Il Consiglio di Stato e i rapporti contestati all’ex sindaco
Particolarmente pesanti le valutazioni espresse dal Consiglio di Stato nella sentenza che ha confermato lo scioglimento.
Secondo i giudici amministrativi, “la figura dell’ex sindaco Salvatore Solano appare indiscutibilmente collusa con elementi di spicco della criminalità organizzata”.
La decisione richiama anche il sostegno elettorale che Solano avrebbe ricevuto in occasione delle elezioni provinciali dell’ottobre 2018.
Nella sentenza, secondo quanto riportato, viene ritenuto “provato il sostegno elettorale a Solano” da parte degli imprenditori Giuseppe e Antonio D’Amico, considerati affiliati alla ‘ndrangheta.
I due imprenditori, cugini di primo grado dell’ex sindaco, sono stati condannati per associazione mafiosa rispettivamente a 16 e 15 anni di reclusione.
Si tratta di valutazioni formulate nell’ambito del giudizio amministrativo sullo scioglimento del Comune, distinto dal procedimento civile relativo all’incandidabilità.
La nuova sfida elettorale tra ricorso e voto
La vicenda di Stefanaconi si muove ora su due piani.
Da una parte c’è il percorso giudiziario legato alla sentenza di incandidabilità in primo grado, contro la quale Solano ha annunciato appello. Dall’altra c’è il ritorno alle urne del Comune, previsto per il 15 e 16 novembre.
Con una sola lista presentata, sarà il raggiungimento del quorum elettorale a rappresentare uno dei passaggi decisivi della consultazione.
Resta così aperta una vicenda politica e giudiziaria che coinvolge un Comune già sciolto per infiltrazioni mafiose e un ex sindaco che, nonostante la pronuncia di primo grado, ha scelto di tentare nuovamente la strada delle elezioni.














