La nuova Tari 2026 approvata dal Consiglio comunale di Lamezia Terme finisce al centro dello scontro politico. I gruppi consiliari di Partito Democratico, Azione e Per Vivere Bene contestano duramente la manovra varata dalla maggioranza guidata dal sindaco Mario Murone, sostenendo che il provvedimento determini “più costi per famiglie e imprese, meno tutele sociali e nessun reale miglioramento del servizio rifiuti”.
Secondo i consiglieri di opposizione, la scelta della maggioranza rappresenterebbe “una decisione politica precisa: aumentare il carico economico su cittadini e attività produttive, ridurre una tutela destinata ai nuclei con disabilità grave e respingere una proposta alternativa senza prevedere un piano concreto di investimenti”.
Gli aumenti contestati: +6,2% per le famiglie, +17% per le attività economiche
Nel mirino dell’opposizione finiscono innanzitutto i numeri contenuti negli atti approvati dal Consiglio comunale.
“Per il 2026 gli atti riportano aumenti medi di circa il 6,2% per le utenze domestiche e del 17% per le utenze non domestiche, a fronte di un gettito previsto pari a 13.450.463,21 euro”.
Per Pd, Azione e Per Vivere Bene, questi incrementi rappresentano un aggravio significativo per cittadini e imprese senza un corrispondente salto di qualità nella gestione del servizio.
“Questo significa una cosa molto semplice: la maggioranza ha scelto di scaricare sui cittadini e sul tessuto economico locale il peso di costi pregressi e oneri contrattuali che non corrispondono a un miglioramento reale del servizio”.
Secondo i gruppi di minoranza, inoltre, dagli atti non emergerebbero nuovi investimenti nel settore rifiuti per il quadriennio 2026-2029.
“Dunque i cittadini pagheranno di più, ma non per avere un servizio migliore. Questa non è programmazione. Questa non è visione amministrativa. È una manovra di pura copertura costruita sulle spalle della città”.
La protesta sulle agevolazioni per le persone con disabilità
L’altro punto contestato riguarda il sistema delle agevolazioni Tari per i nuclei familiari con persone affette da disabilità grave.Secondo l’opposizione, la delibera 2026 avrebbe ridotto le tutele rispetto all’anno precedente.”Nel 2025 era prevista una esenzione totale del 100% senza limiti reddituali; nel 2026 si passa invece a un sistema molto più restrittivo: esenzione totale solo per ISEE inferiori a 9.530 euro e riduzione del 50% per ISEE tra 9.530 e 18.000 euro”.
Per i consiglieri di Pd, Azione e Per Vivere Bene non si tratterebbe di una modifica tecnica, ma di una scelta politica che inciderebbe su una categoria particolarmente fragile.
“Non si tratta di un dettaglio tecnico ma della scelta di una maggioranza che ha ridotto una protezione che prima era piena per una categoria particolarmente delicata”.
Bocciato l’emendamento dell’opposizione
I gruppi di minoranza lamentano anche la bocciatura di un emendamento con cui avevano chiesto ulteriori approfondimenti prima dell’approvazione definitiva della misura.
“La richiesta nasceva dalla necessità di valutare con maggiore attenzione l’impatto concreto della manovra sulle diverse categorie”.
Secondo l’opposizione, sarebbe stato necessario analizzare in modo più dettagliato gli effetti degli aumenti sulle diverse realtà economiche.
“L’aumento medio del 17% per le utenze non domestiche riguarderà realtà molto diverse tra loro, dai supermercati agli studi professionali e commerciali. Proprio per questo ritenevamo necessario approfondire i criteri adottati e verificare se fosse possibile immaginare interventi non lineari, ma graduati e differenziati in relazione alle situazioni concrete”.
“Più tasse, meno tutele, zero investimenti”
I gruppi consiliari di opposizione ribadiscono che il tema centrale non riguarda soltanto l’aumento della tariffa, ma il rapporto tra costi richiesti ai cittadini e qualità dei servizi garantiti.
“Un’Amministrazione deve chiedere sacrifici ai cittadini solo quando è in grado di dimostrare che quei sacrifici si tradurranno in servizi migliori, maggiore efficienza e più equità”.
La conclusione dell’attacco politico è netta: “Fa pagare di più famiglie e imprese. Ha ridotto una tutela per i più fragili. E lo ha fatto senza offrire in cambio alcun miglioramento del servizio”.
Per Bernadette Serratore, Annita Vitale, Gennarino Masi, Lidia Vescio e Fabrizio Muraca, la fotografia della TARI 2026 approvata dalla maggioranza è quindi quella di “più tasse, meno tutele, zero investimenti”.











