Scontro aperto alla Regione Calabria sul riassetto e sulla governance della mobilità. Il Gruppo consiliare del Partito Democratico affonda il colpo contro la proposta di legge sulla “Disciplina dei servizi di trasporto pubblico locale” pronta al passaggio in Aula, mettendo nel mirino sia l’impostazione strategica del provvedimento sia le modalità di consultazione adottate dalla maggioranza di centrodestra. Al centro della contestazione vi è l’esclusione di nodi urbani fondamentali dalle fasi istruttorie e la sostituzione dell’Autorità Regionale Trasporti Calabria (Art-Cal) con la nuova Agenzia della Mobilità della Calabria (Am-Cal).
Le critiche sul metodo e l’esclusione dei capoluoghi
I rappresentanti dell’opposizione democratica sottolineano come l’iter amministrativo abbia penalizzato l’interlocuzione diretta con le autonomie locali, limitando i tempi di reazione degli enti del territorio di fronte a decisioni destinate a incidere sul lungo periodo.
“La vicenda delle mancate audizioni dei sindaci di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia, dimostra ancora una volta che anche sulla riforma del trasporto pubblico locale la Regione sta sbagliando nel metodo oltre che nel merito. Non è possibile a nostro avviso ridisegnare la governance del TPL, modificare le modalità di affidamento dei servizi, incidere sulle competenze degli enti locali e prevedere nuovi oneri per i Comuni senza garantire un confronto vero con tutti i territori. Questa dovrebbe essere la “stella polare” da seguire ogni volta che si intende mettere mano a riforme così importanti e così impattanti sulla vita dei cittadini. E’ il caso della proposta di legge sulla “Disciplina dei servizi di trasporto pubblico locale” che la maggioranza porterà a breve in Consiglio regionale per l’approvazione, e che prevede la soppressione di ART-CAL (Autorità Regionale Trasporti Calabria) e la nascita di AMCAL (Agenzia della Mobilità della Calabria), alla quale verrebbero attribuite funzioni strategiche sull’organizzazione dei servizi, sugli affidamenti e sui contratti. Ma la Regione, al di là della solita propensione a situire “nuovi carrozzoni” con nuove denominazioni (vedi Azienda Zero, Arricaletc.) deve spiegare perché, pochi mesi dopo aver adottato l’aggiornamento del Piano regionale dei trasporti indicando ART-CAL quale soggetto centrale, intenda sostituirlo d’emblée con AM-CAL”, evidenziano i consiglieri regionali del PD.
Risorse finanziarie, incognita autonomia e la richiesta di stop
Secondo la visione dei consiglieri Dem, la riorganizzazione societaria rischia di mettere in secondo piano i nodi strutturali del settore, a partire dalla copertura dei costi e dalle ricadute sul quadro di finanza pubblica regionale.
“Il rischio, ancora una volta, è quello di assistere ad un film già visto: approvare, ancora una volta,prima il nuovo contenitore societario e rinviare a dopo le scelte vere e decisive su quali servizi garantire, con quali risorse (ad oggi oltre 11 miliardi di fabbisogno non coperto) a quali territori e con quali controlli. Non è sufficiente dichiarare che la riforma non produce nuovi oneri, occorre dimostrare che le risorse destinate alla governance non verranno sottratte ai servizi. Una partita importante, resa ancora più complicata dalla spada di Damocle dell’autonomia differenziata, a cui il “finto patriota” Occhiuto sta legando il futuro anche della nostra regione, insieme a quelle del Nord Italia. Basti ricordare che con la riforma del federalismo fiscale, fortemente voluta dalla Lega e dal Ministro Calderoli, la dotazione destinata al TPL sarà considerevolmente ridotta, penalizzando ancora di più una regione come la Calabria già oggi in difficoltà rispetto al cofinanziamento. E’ bene evidenziare che questa riforma dispiegherà i suoi effetti nei prossimi venti anni, giocando un ruolo decisivo nella vita dei calabresi. Ai cittadini, del resto, non interessa il cambio di denominazione dell’ente o i dettagli burocratici, interessa sapere se treni e autobus saranno sufficienti per raggiungere luoghi di lavoro, scuole e ospedali come avviene nel resto d’Italia, se chi fa impresa potrà contare su una rete di collegamento capillare, se i territori periferici e le aree interne potranno finalmente avere collegamenti agevoli con il resto della regione. E’ paradossale che su questioni così complesse e su un documento così articolato come il Piano dei trasporti la Regione chieda ai Comuni tramite una Pec inviata in tarda serata di fornire le proprie osservazioni in appena 48 ore. Chiediamo, quindi, la sospensione dell’iter e a stretto giro una nuova fase di audizioni, con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali interessati. Prima di cambiare società, la Regione cambi metodo”, conclude la nota del gruppo del Partito Democratico.












